Dopo "Do vita ai vocali di mia madre", il trend che rivela (e forse anche un po' smaschera) i legami tra la GenZ e i loro genitori, è tempo di un altro tormentone social che ha preso piede in pochissimi giorni sulla FYP di milioni di utenti, italiani e internazionali. Si chiama "We Listen, We Don't Judge" (in italiano "Ascoltiamo e non giudichiamo") e raccoglie, al suono di questo ritornello mutuato dalla psicoterapia, i segreti inconfessabili di centinaia di utenti, che si prestano, davanti alla telecamera e in compagnia di un partner, di un amico, di una madre o di una sorella, a rivelare indicibili verità davanti allo schermo di uno smartphone. Il tutto con la promessa di non avere ripercussioni, né ricevere alcun giudizio appunto, dalla persona che hanno accanto.

I segreti che vengono fuori in questa rassegna spaziano dai dettagli più intimi a quelli più goliardici: c'è chi confessa di andare avanti con la visione delle serie tv del cuore all'insaputa del partner, figli che rivelano segreti scottanti della loro vita privata ai genitori, sorelle che snodano misteri e pensieri mai pronunciati ad alta voce. In cambio di questa trasparenza si deve ricevere massima accoglienza e possibilmente il silenzio più totale: non sono permesse neanche le reazioni di sorpresa, perché all' "ascoltiamo e non giudichiamo" corrisponde sempre (almeno nelle miglior intenzioni) la più totale impassibilità.

Il trend spopola anche in America, dove è stato portato al successo da creator molto seguiti tra cui @mmmjoemele e @SamandMonica: la resa finale del video (anche se in parte il filone americano sembra essere meno reale del corrispettivo italiano) è molto spassosa, soprattutto nel constatare quanto l'impossibilità di mostrare reazioni al fine di sembrare maturi e aperti al prossimo sia in realtà l'impresa più difficile di tutte.

Basta guardare il video pubblicato dalla creator Valeria Vedovatti con gli amici Grenbaud, Brisida e Gabriele Canella per capire quanto il trend sia decisamente a prova di scivolone e pure di litigio pure in un gruppo di amici molto affiatato: anche se nessuno sano di mente confesserebbe dettagli troppo intimi della propria vita a favore di smartphone - d'altronde è solo una moda social, non sempre ciò che vediamo sullo schermo è reale o spontaneo - forse la cosa più razionale da fare è non tirare troppo la corda per evitare di incappare in reazioni per niente imperturbabili o mature come imporrebbe il trend.