Allo scoccare della mezzanotte del 31 gennaio 2023 si è verificato un fenomeno strano. In molti si sono riversati sui social per esprimere un desiderio illogico, quello di svegliarsi e scoprire di essere tornati indietro nel tempo, di 10 anni. «Io che mi sveglio nel 2014 e non nel 2024», si legge in un meme, ma anche «mentalmente sono ancora nel 2014» e «Addio 2023, benvenuto 2014». Il primo gennaio il 2024 è arrivato comunque, ma il pensiero magico ha fatto la sua parte e, come per una rara congiunzione astrale, il 2024 ha davvero finito per assomigliare al decennio precedente. Di questo, almeno, sono convinti su TikTok: «Il 2024 è il nuovo 2014» si legge in una serie di video che riprendono l'estetica Tumblr tra milkshake di Starbucks, polaroid e flip phones con cui giocare a Snake.

Di recente Kylie Jenner si è tinta i capelli prima di verde e poi di rosa ricordando alcuni suoi selfie scattati tra il 2014 e il 2016, quando stava con Tyga e su Instagram si chiamava King Kylie: al popolo social non sembra una coincidenza. I look grunge di Tumblr stanno tornando in auge così come le videocamere e le macchine fotografiche analogiche. Tutti indossano le Adidas Samba che, però, sono estremamente simili alle Superstar del 2014. Per il resto spopolano i cargo, i micro cardigan, i micro top, le micro gonne ma anche il total denim e le canotte di quando eravamo adolescenti. Al cinema per accontentare tutti conviene puntare sui remake o provare a riportare sullo schermo le nostre teen crush. Si finisce per credere che davvero basti uno sforzo collettivo e per creare un'allucinazione retromaniaca abbastanza credibile da far rivivere il decennio scorso, e magari riportare gli Arctic Monkeys in tour.

Ma cosa c'era di così notevole nel 2014? Per quanto mi riguarda l'apparecchio per i denti, la Summer Card e le prime cotte. È evidente, però, che questa domanda manca il punto e che è inutile stare a parlare dei danni di Victoria's Secret sulla formazione dei nostri canoni estetici o del mondo in cui hanno trattato Britney. La nostalgia non ha nulla a che fare con quello che è affettivamente accaduto nel passato, anzi. «I veri paradisi sono i paradisi che abbiamo perduti» scrive Marcel Proust e spesso diventano paradisi proprio perché li abbiamo perduti, basta aggiungerci un filtro rosa (e a proposito di filtri, pare che stiano tornando quelli su Instagram: Clarendon, Juno, Valencia, Mayfair e via dicendo).

Alla nostalgia ci si aggrappa in tempi di crisi, quando immaginare il futuro diventa difficile, ci si rifugia nel passato. Su TikTok, però, c'è chi posta feticci amarcord del 2014 scrivendo «Allora avevo tre anni»: come si arriva a provare nostalgia di qualcosa che non si è mai davvero vissuto? Il sogno della Gen Z sembra essere un futuro sgombro, un futuro che assomigli al passato quel tanto da sentirsi tranquilli che non ci saranno catastrofi naturali, guerre sempre più vicine o una crisi climatica potenzialmente distruttiva a guastare tutto. Da qui i problemi del 2014 sembrano più semplici o forse ce li siamo semplicemente dimenticati.

Secondo Lucrezia Ercoli autrice del libro Yesterday. Filosofia della Nostalgia, la fascinazione nostalgica non deriva mai dal passato in sé, ma dal valore che a quel passato viene attribuito. «Ciò che realmente ci affascina», scrive Ercoli, «non è l’immagine nostalgica in sé, ma l’idea che ci sia qualcuno che, nel riguardare quel frammento, sia ancora capace di immergersi ingenuamente nel riflesso etereo del passato perduto». Vedere i Millennial che si inteneriscono davanti alla foto di un iPod fa lo stesso effetto di sentire una persona di cinquant'anni raccontare di quando si registrava la musica con i mangiacassette. È al calore di quella stagione mitica che ancora gli accende lo sguardo che vogliamo tornare anche noi. «Nell’epoca del disincanto», sostiene Ercoli, «la nostalgia ci ricorda il tempo dell’incanto».