Si chiama orientamento giurisprudenziale quando le sentenze della cassazione - che non sono legge ma poco ci manca - cominciano ad andare tutte nello stesso verso. Si dice orientamento consolidato quando una direzione - tra due possibilità - è scelta. I giudici hanno deciso che qualcosa deve intendersi in un certo modo.
Tra gli orientamenti più preoccupanti, si fa strada uno. Questo.
Fivet. Procedura di procreazione medicalmente assistita (“PMA”) in vitro. Si intende per Fivet quel procedimento previsto per i casi di infertilità un certo numero di embrioni è preparato per procedere al transfer. Ovvero all’impianto in utero.
Dopo il ghiacchio - l’azoto liquido - l’embrione scongelato deve essere infilato nella sua incubatrice umana, la madre. Attecchire e crescere. Se va tutto bene, i futuri genitori se ne andranno dalla clinica in pace (in tre) e renderanno grazie anche a dio.
Fin qui, una bella storia di progresso scientifico. Se non fosse che per ogni progresso c’è qualcosa che sfugge di mano. Quello a cui nessuno aveva pensato, medici e legislatori, era il sopravanzo del materiale genetico. Ovvero: cosa succede se restano due, tre, quattro embrioni inutilizzati?
Cosa sono quelle cellule sospese a duecento gradi sotto lo zero, per la legge? Tutto e niente. Sono appunto cellule sospese.
E che fine fanno? Domanda senza risposta, domanda che è quasi meglio non fare. Perché in Italia l’embrione è considerato una persona (è dotato di soggettività giuridica). Secondo molti autori, anche indipendentemente dal suo trasferimento nell’utero materno.
L’embrione congelato è un mezzo bambino, forse qualcosa in più. Insomma per la legge italiana quella cellula a duecento gradi sottozero è già titolare dei diritti personali fondamentali, anche se azionabili dopo la nascita (tra le sentenze, Cassazione. 11 maggio 2009, n. 10741).
Ci importa della definizione? Sì. Perché a ogni definizione s’attacca un diritto. E all’embrione surgelato s’attacca il diritto di nascere.
Una delle ultime decisioni, Tribunale di Santa Maria CV (Caserta), 27 gennaio 2021, conferma la possibilità dell’impianto forzoso richiesto dalla madre dopo la separazione. Il consenso del padre si presume prestato irrevocabilmente alla firma del modulo di consenso alla fecondazione. Come nei contratti. se firmi non cambi idea. Solo che qui sono figli, volerli è una parte della loro felicità.
Prima almeno valeva il dissenso espresso successivamente, ora - pare - non più.
Insomma, ridotta la questione ai minimi termini, ci sono tre principi in contraddizione e uno deve fare un passo indietro:
- 1) c’è un diritto di nascere per l’embrione, o almeno di sopravvivere
- 2) non c’è un diritto ad essere madre e 3) c’era un diritto a non essere padre contro la propria volontà. Il terzo diritto non esiste più. Padri per forza.
Siamo sicuri? Non è che tutto questo futuro in un colpo solo comincia a darci alla testa?












