Ricordate? Era l’inizio della guerra. Ilary e Pupone rilasciavano comunicati stampa in cui dicevano che l’azienda famiglia Totti stava benissimo. È tutto assolutamente a posto, come manco un avvocato degli Agnelli negli Anni '90.
Invece niente. Non era vero. Qualche mese dopo rieccoci, si lasciano. Comunicato nervoso e secco di lei, più sentimentale e doloroso lui. Corna, pare. Già. Ci si lascia sempre in tre, poco da fare.
Natalia nostra su La Repubblica ha scritto “e finalmente”. Sì, finalmente, è così. Fallimento privato, ma anche una scelta di normalità, e quindi di libertà.
Già. Solo che le separazioni nella percezione dei terzi sono una cosa, hanno baldanza. Dentro la stanza dei separati invece tira una brutta aria.
Da fuori è un che sarà mai. Mica muori.
Lo dici tu che non muoio.
Al disamato, il lasciato, quello che rimane a raccogliere i pezzi restano i pensieri, gli s’annerisce la vita come quando viene a piovere al mare a fine agosto. Ti manca un braccio, un pezzo. E allora io questi vent’anni che ho fatto, non erano pareti di mattoni, avevo una famiglia di burro? Non conta niente, non valgo niente?
Sono anche bellissime, a volte, le separazioni viste da fuori. Come gli elefanti al circo, finché l’elefante non te lo trovi in casa. L’amica che tutta impettita ti dice che è meglio così, che era l’ora, che ti sei levata davanti una cambiale.
Hanno ragione, ma hanno ragione più avanti. Il tarlo della persuasione è un tarlo lento, scava il buco tutti i giorni ma arriva l’anno prossimo.
Dopo le separazioni inizia quel periodo poco sceneggiato, molle come un film di Sofia Coppola, la cui sopportazione supera l’umana resistenza. È un dolore che non si racconta bene e che dice solo due parole, tutto il tempo, come i pazzi:
E mo?
Mo che faccio? Dove vado?
L’amore eterno. Quant’è infallibile a scontentare. Servirebbe saperlo prima e innamorarsi come si prendono le malattie.
Tutta la letteratura è fatta da due innamorati sublimati. A voler essere prosaici senza vergogna: per la letteratura sono indispensabili due imbecilli che sono stati insieme per poco, felici per meno ancora.
Sarà ben il caso di abbandonare le illusioni se la coppia è così fragile costruzione, se è fatta di due che devono perdonarsi tutto per restare in due. Meglio sarebbe averlo capito presto, da giovanissimi.
Dopo il primo amore Ti rimane addosso quella sensazione lì, che l’amore abbia a che fare più col vuoto che col pieno, ha scritto una volta Vittoria Baruffaldi. E l’impressione non sbaglia. L’amore ci odia imparzialmente, tutti. Non cambierà di molto negli anni a seguire, fino alla conferma definitiva: ogni matrimonio che dio manda in terra. Pretendete di resistere? Bene, sappiate che l’amore si paga in compromessi odiosi.
La fine dell’amore non è quando finisce l’amore. È quando finiscono i compromessi.
E tu non ci finisci, a fare compromessi. Ti dici.
E invece finisci, finisci eccome. Ci finisci anche con molta convinzione. Compromessi a perdita d’occhio, e si resta insieme. Se esiste, l’amore, chiamatelo col suo nome.
Ma così ci rattristiamo e davvero non è il caso pittare una tragedia. Alla fine l’amore riuscirà a rifare il miracolo, l’unica stregoneria di cui ha la formula: tornare. Innamorarsi non dura ma ricapita. Meglio di niente. Però porca miseria.












