Tra poche settimane, il 7 di giugno, in Brasile, si terrà il Pride di San Paolo, una delle parate LGBTQ+ più grandi e famose di tutto il mondo. Il Brasile è anche uno dei Paesi con le leggi più progressiste in materia di diritti LGBTQIA+ in tutto il Sud America eppure detiene ancora il record mondiale di uccisioni omotransfobiche.

Secondo il Gay Group of Bahia (GGB), la più antica organizzazione LGBT+ dell'America Latina, che pubblica ogni anno un rapporto sulle morti violente legate a omofobia e transfobia, il Brasile nel 2025 si è confermato il Paese con il più alto numero di omicidi e suicidi di persone LGBT+ al mondo.



il brasile è ancora il paese con record di uccisioni lgbtq+pinterest
Cris Faga

I diritti LGBT+ in Brasile

In Brasile, rispetto a molti altri Paesi del Sud America e non solo, i diritti LGBTQIA+ sono in buona parte riconosciuti a livello legislativo. Dal 2013, infatti, le coppie dello stesso sesso godono degli stessi diritti al matrimonio e all'adozione rispetto alle coppie eterosessuali. I cittadini trans, inoltre, possono modificare la propria carta d'identità in base alla propria identità di genere e dal 2025 la Corte Suprema brasiliana ha stabilito che i cittadini hanno il diritto di registrare anche il genere neutro nei documenti ufficiali. Queste tutele aumentano anche la partecipazione delle persone queer e trans alla vita pubblica tanto che, nel 2024, si sono presentati alle elezioni oltre 3.000 candidati apertamente LGBTQ+. «Dopo la caduta della dittatura militare, il Brasile ha vissuto un processo di ridemocratizzazione molto interessante», osserva a questo proposito María Botero attivista dell'organizzazione Rede MILBI+, «Sebbene la tutela delle persone LGBTQ+ non fosse una priorità assoluta all'epoca, è diventata parte integrante del più ampio processo di ricostruzione dei diritti e del tessuto sociale dopo la dittatura». Per questo, negli anni, il Brasile è diventato un punto di riferimento anche per le persone LGBTQ+ di altri Paesi meno progressisti, che spesso vi si trasferiscono o vi cercano rifugio.

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MIGUEL SCHINCARIOL//Getty Images

Le uccisioni LGBT+

Eppure il Brasile continua ad avere un tasso di violenza contro la comunità LGBT+ che raggiunge livelli preoccupanti. Non esistono statistiche ufficiali specifiche sui crimini d'odio contro la popolazione LGBT+ quindi il Gay Group of Bahia conduce la sua analisi annuale sulla base di notizie apparse sui media, sui social network, sui blog o segnalate direttamente all'associazione. Secondo l'ultimo report, nel 2025 sono stati registrati 257 decessi violenti nel Paese, ossia una morte violenta di una persona LGBT+ ogni 34 ore. Il totale comprende 204 omicidi, 20 suicidi, 17 rapine con esito mortale e 16 casi di morti legate ad altre cause (investimenti, annegamenti, ecc.). Il gruppo conduce questa analisi da 45 anni e in effetti c'è stata una riduzione dell'11,7% delle morti violente in Brasile rispetto al 2024: 34 casi in meno.

Eppure il Brasile continua a mantenere il primato mondiale per numero di omicidi di persone LGBT+, seguito dal Messico con 40 omicidi e dagli Stati Uniti con 10. In particolare, il Brasile è al primo posto per il più alto numero di omicidi di persone trans, con 80 casi registrati nel 2025 secondo l'Associação Nacional de Travestis e Transexuais (ANTRA) brasiliana. «Non si tratta di morti isolate», ha sottolineato la presidente di ANTRA, Bruna Benevides, «Rivelano una popolazione esposta a una violenza estrema fin dalla tenera età: vite segnate dall'esclusione sociale, dal razzismo, dall'abbandono istituzionale e da una sofferenza psicologica continua». Nel complesso, la violenza rimane concentrata soprattutto nell'area nord-orientale del Paese, con stati particolarmente a rischio come Ceará e Minas Gerais, ma anche San Paolo. Nella sua analisi, l'associazione chiama in causa fattori come la sfiducia nelle istituzioni a livello di sicurezza e giustizia, la ridotta copertura mediatica del fenomeno e l'assenza di politiche pubbliche per combattere la transfobia. «Le leggi sono strumenti indispensabili, ma insufficienti se non accompagnate da politiche pubbliche continue, articolate e finanziate», si legge infatti nel report, «È urgente che il Brasile adotti misure immediate e coordinate per contrastare la transfobia, con politiche intersettoriali, responsabilizzazione per la violenza, contrasto alle agende antitrans e valorizzazione del patrimonio storico dei movimenti sociali. Alla vigilia delle elezioni del 2026, i diritti delle persone transgender devono essere considerati un asse portante di qualsiasi progetto democratico, richiedendo impegni ben definiti da parte dei candidati e delle amministrazioni pubbliche, perché garantire la vita, la dignità e la piena esistenza di questa popolazione è inscindibile dal futuro della democrazia brasiliana».