Se, alla fine di febbraio, il Senegal ha approvato una legge che duplica le pene per chi ha rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, anche in altri Paesi dell'Africa Occidentale si sta assistendo a casi simili. È una tendenza riscontrabile in un crescente numero di Paesi del continente che si stanno attivando per rendere più severe le leggi già esistenti contro le persone LGBT+ o per introdurne di nuove.
Cosa sta succedendo in Uganda, Ghana, Mali e Burkina Faso
In Uganda, in Ghana, in Mali, in Burkina Faso far parte della comunità LGBT+ è diventato sempre più rischioso. Si parla di accuse, arresti, processi, test sierologici forzati e pene detentive sempre più lunghe per chi viene sorpreso in atteggiamenti intimi con una persona del suo stesso sesso. È quello che è successo alla ventiduenne Wendy Faith quando, in Uganda, ha baciato una sua coetanea, Alesi Diana Denise: le due ragazze sono state accusate di reati legati all'omosessualità e agli atti osceni dopo che una loro foto era circolata online. Ora dovranno andare a processo rischiando ciascuna fino a sette anni di detenzione.
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Le leggi anti LGBT+ in Africa Occidentale
La situazione in Uganda si è aggravata a partire dal 2023, quando il capo di Stato Yoweri Museveni ha ratificato quella che è una delle leggi anti-LGBT più famose al mondo per la sua severità, dato che prevede la pena di morte per «omosessualità aggravata». Negli anni successivi, però, la tendenza a inasprire le normative omofobe, spesso già presenti negli ordinamenti, si è diffusa. In Ghana, anch'esso nell'Africa occidentale, i legislatori stanno proponendo un disegno di legge «sui Diritti Umani Sessuali e i Valori Familiari» che imporrebbe a insegnanti, giornalisti, genitori e leader religiosi di «proteggere i valori familiari» aprendo alla possibilità di perseguire penalmente individui e organizzazioni che si battono per i diritti delle persone LGBT+. Il parlamento ghanese aveva approvato una prima versione della legge già nel 2024, ma questa non era stata firmata dall'allora Presidente Nana Akufo-Addo. L'attuale presidente, invece, si è detto a favore: qualora la norma venga approvata dal parlamento sarà pronto a firmarla.
Mali e Burkina Faso: l’omosessualità diventa un reato penale
Anche il Mali, nell'ottobre 2024, ha approvato una legge che rende l'omosessualità un reato penale. Nel Paese i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso non erano espressamente illegali, anche se alcune disposizioni vaghe del codice penale, come l'articolo 225 che punisce gli «atti osceni in luogo pubblico», venivano spesso utilizzate per accusare le persone LGBT+. Il Paese, sotto regime militare dal 2021, ha visto intensificarsi la repressione governativa dell'opposizione politica, e ora con la nuova norma anti LGBT+ c'è stata un'impennata di arresti, detenzioni arbitrarie e abusi fisici basati unicamente sull'aspetto o sull'espressione di genere.
Nel frattempo, a settembre 2025, l'Assemblea legislativa di transizione del Burkina Faso ha, a propria volta, approvato una legge che criminalizza i rapporti omosessuali consensuali. A differenza di molti altri Paesi africani, il Paese non aveva ereditato un codice penale coloniale che rendesse illegale la cosiddetta sodomia, ma ora le cose sono cambiate. In base alla nuova norma, promulgata in un contesto di dura repressione da parte della giunta militare contro l'opposizione politica, chi viene riconosciuto colpevole di omosessualità rischia da due a cinque anni di carcere, oltre a eventuali multe.
Quali sono le cause dell’aumento delle leggi omofobe
È vero che, storicamente, le leggi anti-LGBTQ+ sono piuttosto radicate in molte aree del continente africano. La società stessa, nei Paesi citati, è piuttosto conservatrice e accoglie con favore le leggi anti LGBT+, che riflettono posizioni religiose. Secondo Hans Senfuma, attivista per i diritti LGBT+, essere gay in Uganda è come «vivere in un perenne stato di lutto». A suo dire, però, questo recente aumento delle leggi omofobe in Africa non va analizzato guardando solo ai singoli Paesi, ma anche tenendo conto della progressiva mancanza di sostegno politico alla comunità LGBT+ da parte degli Stati Uniti. «Quando il Paese più potente del mondo mostra che le persone LGBTQ non meritano protezione, quando revoca i diritti, quando elimina l'identità di genere dai documenti ufficiali, quando taglia i finanziamenti ai programmi che servono la nostra comunità a livello globale, invia un messaggio che viaggia ben oltre i confini americani», ha spiegato Senfuma alla CNN, «Dice ai leader qui, in Africa, che le conseguenze internazionali che un tempo temevano potrebbero non concretizzarsi più».
Il ruolo della politica americana e dei gruppi ultra-conservatori
È vero che il presidente USA Donald Trump ha tagliato i finanziamenti a diversi programmi di aiuto globale, compresi, ad esempio, quelli a sostegno delle persone LGBT+ sieropositive in Africa ed è vero anche che molte organizzazioni statunitensi di estrema destra ultra-religiose stanno facendo sentire la propria influenza nei Paesi africani. Il mese prossimo, ad esempio, ad Accra in Ghana si terrà la quarta conferenza interparlamentare africana su famiglia e sovranità, un evento che ha comprovati legami con gruppi di estrema destra con sede negli Stati Uniti e che ha contribuito a promuovere alcune leggi anti LGBT+, come quella ugandese. Secondo Senfuma, però, le leggi omofobe sono spesso anche un modo per distogliere l'attenzione dai problemi concreti che i governi non stanno affrontando. «Quando un governo è alle prese con inflazione, corruzione e servizi pubblici inefficienti, è molto comodo puntare il dito contro di noi», ha osservato, «Le persone LGBTQ+ diventano un capro espiatorio, una distrazione, un mezzo per creare un'unità nazionale basata sull'odio». «I politici lo fanno da secoli, con bersagli diversi», ha aggiunto, «In questo momento, il bersaglio siamo noi».














