I programmi per l’estate sono praticamente già fatti, le wishlist bikini iniziano ad allungarsi e poi, all’improvviso, torna quella parola che ci mette tutti un po’ in allerta: virus.

Questa volta non si tratta del Covid, ma dell’Hantavirus, un virus raro che negli ultimi giorni è finito al centro delle notizie dopo alcuni casi registrati su una nave da crociera.

E diciamolo: leggere espressioni come “possibile trasmissione da persona a persona” ha fatto venire a molti immediati flashback del 2020. Ma quanto dovremmo preoccuparci davvero? Esiste il rischio che l’Hantavirus possa trasformarsi in una nuova pandemia oppure il paragone con il Covid è completamente fuori scala?

Per capirlo meglio, Cosmopolitan ha raccolto il parere di un’esperta per fare chiarezza su tutto quello che c’è da sapere: dalla possibilità di una nuova emergenza sanitaria fino all’ipotesi — che spaventa tutti — di eventuali lockdown.

L’hantavirus può davvero diventare una nuova pandemia?

Secondo Chantal Rovers, infettivologa del Radboud University Medical Center (Paesi Bassi), la risposta è no. «Questo virus non diventerà una pandemia», spiega chiaramente l’esperta. Il motivo principale è che l’Hantavirus si trasmette molto meno facilmente rispetto al Covid-19. Questo però non significa che non sia pericoloso. «Ogni infezione va evitata», sottolinea Rovers. «Anche persone giovani e sane possono ammalarsi gravemente».

La variante che oggi preoccupa di più è infatti l’Andes virus, diffuso in alcune aree del Sud America e associato a forme particolarmente severe della malattia. Proprio per questo le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando attentamente la situazione.

Come si trasmette davvero l’Hantavirus?

Ed è qui che arriva la differenza più importante rispetto al Covid. Secondo l’esperta, la trasmissione da persona a persona dell’Andes virus può avvenire, ma solo in situazioni di contatto molto stretto e prolungato. «Parliamo di contatti intensivi», spiega Rovers. «Condividere a lungo lo stesso ambiente, utilizzare gli stessi oggetti come cannucce oppure avere contatti sessuali». In pratica, non basta incrociare qualcuno per strada o stare pochi minuti nella stessa stanza per rischiare il contagio. Ed è proprio questo il motivo per cui gli esperti non considerano realistico uno scenario simile a quello vissuto con il coronavirus. Secondo gli specialisti, chi non ha avuto contatti diretti con persone infette o non si è recato recentemente nelle aree a rischio del Sud America non ha motivi concreti per preoccuparsi.

Esiste già un vaccino?

Al momento no. Non esiste ancora un vaccino contro questa variante dell’Hantavirus e anche le terapie disponibili sono molto limitate. «Non abbiamo farmaci che sappiamo funzionare davvero quando la malattia è già in fase avanzata», spiega Rovers. La ricerca però si sta muovendo rapidamente. Alcuni antivirali potrebbero essere utili se somministrati molto presto, ma gli studi sono ancora in corso.

Dobbiamo preoccuparci di nuovi lockdown?


La risposta degli esperti è rassicurante: no. Secondo Rovers non ci sono motivi per pensare a un ritorno di lockdown o restrizioni simili a quelle vissute durante la pandemia Covid. Le persone considerate a rischio vengono già monitorate dalle autorità sanitarie e ricevono indicazioni precise su controlli, test ed eventuali quarantene.

«Non sono preoccupata per una nuova pandemia legata a questo virus», ribadisce ancora una volta l’infettivologa. «Ma proprio perché può causare forme molto gravi, è importante prevenire ogni possibile contagio».

Quindi no: per ora non serve cancellare l’estate o annullare gli ordini di bikini. Ma il fatto che gli esperti non parlino di pandemia non significa nemmeno che il virus debba essere sottovalutato.