Da quando, nel novembre 2023, la Corte Suprema russa ha messo al bando quello che definisce «movimento sociale LGBT internazionale» (anche se non esiste qualcosa di simile), la repressione del governo di Putin sugli attivisti si è intensificata costantemente. Pian piano bandiere arcobaleno, orecchini, post sui social media e persino commenti a certe serie televisive sono diventati ragioni di segnalazioni, multe e procedimenti penali.
Nelle ultime settimane, però, c'è stata una svolta preoccupante. «Quando, nel novembre 2023, la Corte Suprema ha messo al bando l'inesistente "movimento internazionale LGBT" definendolo "estremista", era chiaro che le autorità non si sarebbero fermate lì», ha commentato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l'Europa orientale e l'Asia centrale. Ora, nel giro di poche settimane, i tribunali russi hanno dichiarato «estremiste» nello specifico sette organizzazioni per i diritti LGBTQ+ , un gesto che, secondo Amnesty, «rappresenta un anello della stessa catena di persecuzione e ingiustizia perpetrata dalle autorità russe contro le persone LGBT+».
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Le sentenze
L'ultima sentenza in ordine temporale è quella emessa dal Tribunale regionale di Yaroslavl, che ha messo al bando "Callisto", un gruppo di sostegno LGBT+. L'organizzazione è stata definita «estremista», tra le altre cose per aver criticato una proposta di legge che vietava la transizione di genere, per aver organizzato eventi contro la discriminazione delle persone LGBT+ e per aver monitorato le violazioni dei diritti della comunità. Callisto faceva parte della Rete LGBT russa, a sua volta bandita da un tribunale di San Pietroburgo. Si trattava del più grande movimento per la difesa dei diritti LGBT+ del paese e si occupava, tra le altre cose, di presentare rapporti sul tema a Mariana Katsarova, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Russia, come riporta Mediazona, magazine indipendente russo. «La Rete LGBT russa è stata messa al bando a causa delle sue attività a tutela dei diritti umani. Questa decisione non ha nulla a che vedere con la legge», ha fatto sapere l'avvocato Max Olenichev aggiungendo che la difesa intende presentare ricorso.
La Rete LGBT russa è stata la sesta organizzazione messa al bando. Tra queste ci sono anche “Coming Out” (“Vykhod”), uno dei più antichi gruppi LGBT+ del paese, il “Centro risorse per LGBT” che offriva servizi di consulenza e assistenza legale nella regione degli Urali, "Parni+" ("Ragazzi+"), un progetto mediatico LGBTQ+ attivo dal 2008, il "Centro comunitario di Mosca per le iniziative LGBT+ e il "Centro T" di Mosca a supporto delle persone trans.
La repressione si è intensificata
Queste sentenze rappresentano solo una delle modalità con cui, negli ultimi tempi, le autorità russe hanno intensificato la repressione dei diritti LGBT+. Arresti, multe e processi sono sempre più frequenti. Come ricorda Ammesty International, l'8 dicembre 2025, un tribunale di Cherkessk ha condannato un uomo a due anni e mezzo di reclusione per aver pubblicato in una chat dei commenti che, per le autorità, promuovevano «relazioni sessuali non tradizionali». Pochi giorni prima, il 4 dicembre 2025, un tribunale di Ulyanovsk ha stabilito gli arresti domiciliari per tre persone accusate di «organizzazione e partecipazione alle attività di un'organizzazione estremista» per aver organizzato feste private a tema LGBT+ e spettacoli di drag queen.
A gennaio 2026, poi, l'artista drag Aleksandr Knyagin è dovuto fuggire dalla Russia perché inserito nella lista dei ricercati federali dopo che la polizia aveva fatto irruzione in un locale dove si teneva un evento LGBT+; a febbraio il giornalista Vadim Vaganov è stato multato di 100.000 rubli (1.300 dollari) per «propaganda LGBT» e il giornalista Yaroslav Rasputin ha ricevuto due multe da 200.000 rubli (2.600 dollari) per lo stesso motivo a seguito di alcuni post sui social. Un altro fatto grave è successo inoltre ad aprile: la polizia è entrata nella sede della principale casa editrice del paese, Eksmo, con il sospetto che diffondesse «propaganda omosessuale» (in Russia, i libri che parlano di relazioni omosessuali sono vietati per legge da oltre 10 anni), ha sequestrato migliaia di libri e interrogato l'amministratore delegato. La situazione si sta aggravando sempre di più e nel 2025 l'organizzazione Rainbow Europe ha classificato la Russia al terzultimo posto su 49 paesi europei, in termini di tolleranza verso le persone LGBTQ. Come spiega Marie Struthers di Amnesty, oggi «Oltre ai procedimenti penali e alle sanzioni amministrative, stiamo assistendo anche alla sistematica cancellazione delle persone LGBT+ dalla vita pubblica, attraverso la censura e misure che prendono di mira istituzioni culturali, case editrici, librerie, piattaforme di streaming e spazi online».











