Perché cantiamo "Bella Ciao"? La cantiamo perché la conoscono tutti? Perché è famosa? È orecchiabile? Perché è tornata di moda quando è uscita La Casa di Carta? O la cantiamo per il significato che ha? La canzone "Bella Ciao" nasce come inno ai partigiani che hanno lottato per la resistenza in Italia: pur appartenendo a diverse formazioni politiche, i partigiani hanno scelto di schierarsi contro il regime fascista, per la libertà e la democrazia.

Il significato di "Bella Ciao"

Si pensa che la canzone si sia diffusa, in realtà, dopo la seconda guerra mondiale, ma da allora ha preso piede ed è uscita dai confini dell'Italia, tanto che pare sia stata cantata anche dagli indipendentisti curdi siriani che combattevano contro l’ISIS, dai cileni durante le sollevazioni contro il presidente Sebastián Piñera, in Iraq contro il primo ministro Adel Abdul Mahdi e durante varie manifestazioni in Turchia e Libano.

Anche la cantautrice catanese Delia Buglisi, ha scelto di portarla al Concertone del Primo Maggio di quest'anno a Roma ma - non si sa se per sua scelta o per pressioni esterne (lei ha detto che è stata una sua decisione) - ha eliminato dal testo la parola "partigiano" sostituendola con "essere umano". Ma ha davvero senso cantare "Bella Ciao" senza parlare di partigiani?



La polemica del Primo Maggio

La cantautrice ha spiegato in le ragioni della scelta: «Ho preferito mettere la parola "essere umano", perché questa parola non è una parola divisiva, anzi, al contrario, è una parola che dovrebbe riguardare tutti, perché i partigiani erano esseri umani, perché gli esseri umani sono esseri umani e quindi la canzone è per tutti, perché mentre io sono libera di poter cantare su un palco e magari anche ricevere delle critiche per le cose che dico, dall'altra parte del mondo c'è gente invece che viene bombardata in Iran, in Palestina e in tantissime altre parti». Ha detto di aver voluto rivolgersi ai «civili che vengono ammazzati dalle bombe», ma allora forse avrebbe dovuto scegliere una canzone diversa, che parlasse di guerra e sofferenze magari, della crudeltà umana o di una pace generica. "Bella Ciao" è una canzone partigiana e "partigiano" significa per definizione, come hanno fatto notare in molti, "di parte". «Mi dispiace che il mio messaggio sia stato frainteso da una parte delle persone», ha aggiunto Delia, «Ci indigniamo per una parola cambiata mentre, da settimane, in Iran vengono calpestati diritti fondamentali e migliaia di persone hanno già perso la vita. E troppo spesso questa indignazione non basta a farci reagire davvero, a ricordare che si tratta di esseri umani come noi». E ancora: «Questa è la mia posizione: ogni essere umano deve essere rispettato, a prescindere dalla sua origine, dal suo credo e dal suo ruolo sociale».

Le risposte

Sono state molte le voci critiche che hanno confutato la scelta della cantautrice. «Non si possono cambiare le parole di "Bella ciao". Hanno un senso ed una importanza che non possono e non devono cambiare», ha detto, ad esempio, Alessandro Gassmann, «Il partigiano non è un qualsiasi essere umano. È un essere umano che, rischiando e a volte perdendo la propria vita, ti ha ridato la libertà». La questione, però, è ancora più ampia: perché ultimamente qualsiasi cosa venga etichettata come "divisiva" diventa un problema? Qualcosa da cui distanziarsi? Tutto ciò che è "divisivo" va livellato, appianato, riportato sul terreno comune del «siamo tutti esseri umani» e vogliamo tutti la pace. Il punto, però, è che siamo esseri umani diversi, lo ha detto bene l'autrice e divulgatrice Carolina Capria in un video su Instagram: «Gli esseri umani da chi si difendono se non dagli altri esseri umani? Perché diamo valore a quella che è semplicemente una condizione? I partigiani, gli esseri umani partigiani contro chi avevano preso posizione? Contro chi lottavano, se non contro gli esseri umani fascisti?».

Perché è divisiva

"Bella Ciao" è stata riprodotta in moltissime versioni in tutto il mondo e ne esistono più di 40 traduzioni, compresa una in ucraino. È proprio per il suo essere una canzone che parla del coraggio di prendere posizione che risuona tra i popoli oppressi di tutto il mondo. «Quello che vogliono cacciare fuori con questa pretesa di moderazione, di neutralità, è il conflitto, è il valore politico delle parole», ha detto ancora Carolina Capria, «"Partigiano" ha un valore politico, "femminista" ha un valore politico, si porta dietro una storia. Se tu cancelli quella storia, quella parola, non resta assolutamente niente. E se ci fate caso, questa è una tendenza. Sempre più spesso sentiamo parlare di moderazione, di abbassare il tono, cercare qualcosa che sia più conciliante». «Questo non fa altro che neutralizzare il conflitto e il conflitto ci serve», ha concluso, «A me personalmente non basta essere un essere umano. Sono nata essere umano e posso scegliere se essere un essere umano fascista, se essere un essere umano partigiano, se essere un essere umano femminista, se essere un essere umano sessista. Si tratta di scegliere da che parte stare».