La repressione in Iran continua purtroppo a consumarsi nel silenzio imposto dal regime, mentre il numero delle vittime cresce e le libertà fondamentali vengono sistematicamente negate. Dall’inizio delle manifestazioni, il bilancio ufficiale ha superato i 2.500 morti e oltre 18.000 arresti, ma secondo alcune fonti non ufficiali le persone uccise potrebbero essere addirittura 12.000. A rendere ancora più difficile la comprensione della portata della tragedia è il blackout quasi totale di internet e della telefonia, imposto dal governo per limitare il flusso di informazioni e isolare la popolazione dal resto del mondo. In questo contesto di violenza e censura, associazioni per i diritti umani e realtà LGBTQIA+ hanno deciso di scendere in piazza, trasformando la solidarietà in mobilitazione concreta. Scopriamo gli appuntamenti di questo weekend nel nostro Paese.
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La persecuzione delle persone LGBTQIA+
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In Iran non esiste un vero sistema di giustizia. I processi si svolgono senza garanzie (spesso senza la presenza di avvocati) e le confessioni vengono estorte sotto tortura. La pena di morte è uno strumento di repressione del dissenso politico e sociale. Le donne vivono con diversi vincoli, dal diritto di famiglia all’obbligo di abbigliamento, dalla presenza in pubblico alla partecipazione politica. Ancora più drammatica è la condizione delle persone LGBTQIA+. L’Iran è uno dei sette Paesi al mondo in cui l’omosessualità è punita con la pena di morte. In un contesto globale che conta oggi 65 Stati in cui le relazioni tra persone dello stesso sesso sono criminalizzate, la Repubblica Islamica rappresenta uno degli esempi più estremi di repressione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Vivere apertamente il proprio amore o la propria identità significa rischiare l’arresto, la tortura o addirittura l’esecuzione. La resistenza che attraversa il Paese nasce da decenni di sofferenza e coinvolge numerose categorie, tra cui anche la Gen Z.
Le manifestazioni in Italia e l’appello delle associazioni
Anche in Italia si sono svolte e sono in programma numerose iniziative di solidarietà. Oggi alle ore 16 si è tenuta una manifestazione in Piazza del Campidoglio, promossa da Amnesty International Italia e dal coordinamento Women Life Freedom for Peace and Justice. All’iniziativa hanno aderito numerose associazioni LGBTQIA+ romane, tra cui Agedo Roma, Agapanto, ARCO, Certi Diritti, Dì Gay Project, Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaynet, Mario Mieli, Noi Torpigna, NUDI, Plus Roma, Polis Aperta, TGenus e Ygrò. Per sabato 17 gennaio alle ore 12.30 è previsto un presidio davanti all’Ambasciata della Repubblica Islamica d’Iran, in via Nomentana 361 a Roma, organizzato dalle stesse realtà associative. Un’iniziativa che intende denunciare pubblicamente le violazioni dei diritti umani e ribadire il sostegno alle persone che in Iran rischiano la vita per la libertà.
In una nota ufficiale, Arcigay nazionale ha espresso «profonda solidarietà al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà e l’autodeterminazione»”, ribadendo il proprio sostegno ai diritti civili e politici delle donne e delle persone LGBTQIA+, e schierandosi contro «l’oscurantismo di un regime teocratico e oppressivo». La mobilitazione prosegue infine anche a Napoli (anche se tante altre città si stanno aggiungendo), dove domenica 18 gennaio alle ore 11 si terrà una catena umana in Piazza dei Martiri, promossa da Arcigay Napoli Antinoo insieme all’Associazione Radicali Napoli Ernesto Rossi. Un gesto simbolico, certo. Un unico obiettivo: farsi sentire per chi sta morendo per la libertà. Che non deve essere lasciato solo, mai.











