Primo passo distendersi sul lettino. Secondo passo spostarsi fino all'estremità e divaricare le gambe mettendo i piedi sulle due staffe. Terzo passo: prepararsi alla sensazione di metallo freddo quando la ginecologa inserirà lo speculum. In base a una ricerca svolta da Unisalute, tra il 2021 e il 2022 solo la metà delle donne italiane sono andate a fare una visita ginecologica e, anche se in quegli anni la pandemia scoraggiava i check up, non è un buon segno. In più, secondo l'Osservatorio Nazionale Screening, nel 2023 l’adesione delle donne chiamate a fare il PAP test è stata complessivamente pari al 41%.
Andare dal ginecologo è un passatempo tanto poco piacevole quanto essenziale per la prevenzione e lo speculum in questo senso gioca un ruolo cruciale. È il dispositivo medico utilizzato in tutto il mondo (in metallo o anche in plastica) per osservare il canale vaginale all'interno e fare il PAP test, ma ha anche una lunghissima storia che intreccia abusi, violenze e razzismo, che ha contribuito a renderlo il simbolo del divario di potere tra paziente e medico che, soprattutto in passato, assumeva una connotazione fortemente di genere.
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Dall'antichità allo speculum di Sims
Lo speculum, esiste da secoli e si fa risalire all'Impero Romano. Il medico Archigene che esercitava la professione a Roma sotto l'imperatore Traiano, lo adoperava per osservare la cervice uterina identificandolo con il nome di "dioptro". A Pompei nella cosiddetta "casa del chirurgo" è stato trovato uno strumento simile per certi versi a quello odierno, ma con una vite nel mezzo, e se ne trovano riferimenti anche tra il 1500 e il 1600 in scritti di medici e scienziati.
I modelli di speculum tuttora in uso con poche varianti sono stati sviluppati nel corso dell'800. Molto noto è, ad esempio, lo speculum di Sims. J. Marion Sims, considerato tra i padri della ginecologia moderna, lo sviluppò tra il 1845 e il 1849 quando, lavorando in una piantagione di schiavi in Alabama, eseguì decine di interventi chirurgici senza anestesia su decine di donne. Sims istituì una sorta di ospedale per curare le donne nere in schiavitù impossibilitate a lavorare perché affette da fistole vescico-vaginali, ma anche per svolgere esperimenti sui corpi femminili senza alcun limite e alcuna attenzione al dolore, sfruttando il lavoro delle schiave stesse. La storica Deirdre Cooper Owens, nel saggio Medical Bondage. Race, Gender, and the Origins of American Gynecology, racconta la storia di Anarcha, schiava che venne sottoposta a 30 interventi chirurgici per le fistole e nel mentre costretta ad assistere Sims come infermiera.
Lo speculum di Sims viene ancora utilizzato soprattutto in ambito chirurgico mentre altri modelli, come quello sviluppato dal chirurgo francese Édouard-Gabriel Cusco alla fine dell'800, sono pensati per gli esami vaginali e cervicali.
Un nuovo speculum
I modelli odierni di speculum non sono molto diversi da quelli ideati più di cento anni fa. Del resto, secondo una ricerca di Deloitte del 2023, solo l'1% degli investimenti in ricerca e sviluppo in ambito sanitario a livello globale viene destinato a patologie specifiche femminili. Da tempo, però, ci si chiede che impatto abbia lo speculum nell'approccio delle donne agli screening ginecologici. «Nessuno sembra aver considerato», scriveva la giornalista Sirena Bergman sull'Independent nel 2022, «la possibilità che forse il problema non siano milioni di donne, ma piuttosto il modo in cui viene condotto il test - una reliquia degli esperimenti di Sims del XIX secolo, che trattavano le donne come oggetti da aggiustare, piuttosto che come esseri umani con sentimenti complessi riguardo all'autonomia corporea e anatomie diverse che possono cambiare drasticamente la loro esperienza».
In effetti una ricerca del 2021 riporta che tra il 21% e il 64% delle donne prova ansia o paura in vista delle visite ginecologiche. Un altro studio del 2013 parla di ansia o dolore in circa il 35% delle donne nel contesto degli screening pelvici, con un impatto sulla frequenza dei controlli. Ora, però, il dibattito è di nuovo aperto. Le ricercatrici Ariadna Izcara Gual e Tamara Hoveling dell'Università tecnica di Delft nei Paesi Bassi hanno infatti progettato un nuovo speculum, chiamato "Lilium", pensato tenendo conto delle esigenze delle donne. È realizzato in gomma TPV semi-flessibile con attenzione all'impatto ambientale e ha una forma "a fiore" con delle lamelle, o "petali"che si aprono quando viene azionato e dilatano il canale vaginale. «Spero che questo design motivi le donne a sottoporsi a maggiori controlli sanitari», ha dichiarato Gual augurandosi che il progetto trovi presto un partner che lo porti avanti. Non è la prima volta, infatti, che vengono sviluppati nuovi modelli di speculum ma, finora, la comunità scientifica non li ha adottati e si attende ancora un cambiamento.















