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Qualche giorno fa, come un fulmine a ciel sereno, si era tornati a parlare del rischio che, ancora una volta, circa 5 milioni di fuori sede si trovassero tagliati fuori dai prossimi referendum, obbligati a pagare a caro prezzo un biglietto del treno per tornare nel proprio comune di residenza. L'8 e il 9 giugno, infatti, si voterà per cinque referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, che si terranno in parallelo ai ballottaggi delle elezioni amministrative. A rassicurare tutti è arrivato un decreto legge, approvato per risolvere la questione dei fuori sede: sarà prevista, infatti, «la possibilità di partecipazione alle consultazioni referendarie dell’anno 2025 per tutti coloro che, per motivi di studio, lavoro o cure mediche, sono temporaneamente domiciliati in un comune di una provincia diversa da quella di residenza». In poche parole: i fuori sede non dovranno tornare a casa per votare.
Come funziona il voto per i fuori sede?
Potranno votare come fuori sede tutti gli elettori e le elettrici domiciliati in un Comune diverso da quello di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche da almeno tre mesi. Rispetto al 2024, quando è stato sperimentato per la prima volta questo sistema di voto, questa volta il decreto riguarda dunque non solo gli studenti ma anche i lavoratori fuori sede e chi si trova lontano da casa per ragioni di salute. Il termine di scadenza per richiedere di votare fuori sede è fissato per lunedì 5 maggio ed è necessario presentare un documento d'identità, la propria tessera elettorale e la certificazione che dimostra il motivo del domicilio.
Spetterà poi al Comune di domicilio, entro venti giorni dalla data del voto, acquisire da quello di residenza «una comunicazione che attesti la titolarità da parte del richiedente del diritto di elettorato attivo». Il comune di residenza registrerà che il diritto di voto sarà esercitato altrove, e il comune di domicilio dovrà rilasciare un’attestazione con l'indicazione della sezione elettorale entro 5 giorni prima del voto. È probabile che la distribuzione dei seggi seguirà le stesse regole delle scorse votazioni per il Parlamento Europeo: chi abita all'interno della stessa circoscrizione rispetto alla città di residenza potrà votare nella città di domicilio, chi abita in una circoscrizione diversa dovrà invece recarsi nel seggio istituito nel capoluogo della Regione in cui si abita.
Per cosa si vota ai referendum?
Gli elettori potranno esprimere la loro preferenza in 5 quesiti: uno chiede di modificare le tempistiche per l’ottenimento della cittadinanza italiana e quattro riguardano norme sul lavoro contenute nel Jobs Act. Nello specifico, il referendum sulla cittadinanza propone di abbassare da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale in Italia necessario agli stranieri maggiorenni per chiedere la cittadinanza italiana. I referendum sul lavoro, invece, puntano a eliminare alcune regole del Jobs Act, la riforma introdotta dal governo Renzi: il primo quesito riguarda i licenziamenti illegittimi, il secondo le tutele di chi lavora nelle piccole imprese, il terzo è sul lavoro precario e il quarto sulla sicurezza sul lavoro. Trattandosi di referendum abrogativi, è necessario che si raggiunga il quorum, ossia che votino più della metà degli aventi diritto e che i voti favorevoli risultino la maggioranza.












