Nei mesi scorsi la Columbia University era diventata il simbolo delle proteste studentesche contro i bombardamenti e l'invasione della Striscia di Gaza da parte di Israele. Le immagini e i video sono circolati ovunque per settimane: gli studenti si erano organizzati, avevano piantato le loro tende nel campus, occupato edifici e organizzato talk e manifestazioni. Ora, però, l'amministrazione Trump ha deciso di prendere seri provvedimenti in proposito e ha messo sotto indagine 60 università che sarebbero state troppo tolleranti verso i manifestanti. La più colpita è la Columbia: il governo le ha tagliato i fondi, ha arrestato due studenti, ne ha sospesi altri, ha perquisito i dormitori e presentato una lista di richieste all'ateneo.

gli arresti degli studenti della columbia universitypinterest
David Dee Delgado

Gli arresti

L'amministrazione Trump dice di agire per proteggere gli studenti ebrei dall'antisemitismo e sostiene che le università non abbiano fatto abbastanza per sedare le proteste ed evitare disordini da parte di studenti «sostenitori di Hamas». L'otto marzo alcuni agenti dell’ICE, agenzia responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione hanno arrestato Mahmoud Khalil, studente della Columbia tra i leader delle proteste. Khalil è nato in Siria da genitori palestinesi e, nonostante abbia un permesso di soggiorno permanente per gli Stati Uniti, ora rischia di venire espulso dato che il governo ha detto di considerarlo un pericolo per la sicurezza nazionale. Anche la dottoranda indiana Ranjani Srinivasan ha riferito al New York Times di essersi rifugiata in Canada dopo aver scoperto che il dipartimento per la Sicurezza interna le aveva revocato il visto di soggiorno USA con l’accusa di sostenere Hamas e che gli agenti dell’ICE l'avevano cercata nel suo dormitorio per arrestarla.

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LEONARDO MUNOZ

Ci sono state altre perquisizioni nel campus, e Donald Trump ha detto che l'arresto di Khalil è solo il «primo di molti». Si parla anche di studenti sospesi e di lauree revocate. Sempre secondo il New York Times la studentessa palestinese proveniente dalla Cisgiordania Leqaa Kordia sarebbe stata arrestata e tra le persone coinvolte ci sarebbe anche Grant Miner, studente ebreo capo del sindacato degli studenti lavoratori dell’università che aveva partecipato alle proteste. «È un privilegio aver ottenuto il visto per vivere e studiare negli Stati Uniti d'America», ha affermato in una nota la Segretaria per la Sicurezza Nazionale Kristi Noem, «Quando si sostiene la violenza e il terrorismo, questo privilegio dovrebbe essere revocato».

Le richieste

L'amministrazione Trump ha cancellato 400 milioni di dollari in sovvenzioni e contratti governativi alla Columbia e giovedì ha detto all'università che, se vuole trattare per riavere i fondi, dovrà apportare una serie di modifiche alla propria gestione. Si parla di introdurre una definizione di antisemitismo, di vietare l'uso di maschere «destinate a nascondere l'identità o a intimidire» e di mettere il Dipartimento di studi mediorientali, sud asiatici e africani sotto «amministrazione controllata accademica» affidandone il controllo ad un ente o professore esterno (una soluzione che avviene di rado, solitamente per problemi finanziari, come sottolinea Associated Press).

Studenti e professori hanno protestato per gli arresti e messo in guardia dai rischi di limitare la libertà di parola e l'autonomia dei luoghi del sapere. «È un'escalation mai vista prima», ha dichiarato Joan Scott, storica e membro del comitato per la libertà accademica dell'American Association of University Professors, mentre Jameel Jaffer, direttore del Knight First Amendment Institute alla Columbia (un'organizzazione indipendente che promuovere i diritti garantiti dal Primo Emendamento all'interno dell'università) ha affermato in una dichiarazione che «la sottomissione delle università al potere ufficiale è un segno distintivo dell'autocrazia».