Donald Trump ha un problema: sono pochi gli artisti di rilievo sulla scena musicale internazionale disposti a lasciargli usare le loro canzoni come soundtrack dei suoi comizi. Come se non bastasse la vicenda delle immagini create con l'intelligenza artificiale ripostate da Trump sul web in cui si lasciava intendere che Taylor Swift lo sostenesse - ovviamente non è così, sebbene la popstar non abbia dato il suo endorsement neanche all'avversaria di Trump, Kamala Harris - ecco che ci si è messa di mezzo anche l'industria musicale e l'evidente opposizione di star e artisti di vario genere e grado alla sua scalata al potere. La colonna sonora dei grandi comizi di cui sia Trump che Harris sono protagonisti in queste settimane di serratissima campagna elettorale è infatti elemento importantissimo della comunicazione dei candidati alle presidenziali, capace di animare e coinvolgere i sostenitori presenti ai comizi e di lanciare messaggi a supporto dei programmi politici in ballo.
Solo che i portavoce di Trump nel settore discografico sono pressocché nulli: solo Kid Rock è stato visto a una delle sue convention. Sono più quelli che si vogliono dissociare dalla campagna dell'ex Presidente degli Stati Uniti di coloro che desiderano far parte della sua intricata, controversa e turbolenta campagna elettorale: Céline Dion ad esempio ha fatto in fretta a distanziarsi quando Trump ha usato "My heart will go on" durante un comizio a Bozeman, nel Montana, prendendolo anche in giro per la scelta infelice del brano. E Beyoncé, che invece si è dimostrata più che vicina alla candidata democratica Harris concedendole i diritti della sua canzone "Freedom" (che oggi è la colonna sonora ufficiale della sua corsa alla Casa Bianca), si è ben guardata dall'affidare al suo avversario lo stesso privilegio, esponendosi personalmente, insieme alla sua etichetta, contro di lui.
Ma Beyoncé e Dion non sono le uniche artiste ad aver specificato di non voler avere nulla a che fare con Donald Trump. Il cantautore Isaac Hayes ha intentato una causa contro di lui, chiedendo 3 milioni di dollari di danni e le scuse pubbliche, dopo che il brano "Hold On, I’m Comin" di Sam & Dave’s di cui Hayes, in quanto figlio di uno dei due autori originali, detiene i diritti, è stato usato come sottofondo di ben 135 convention repubblicane.
«Trump è il peggiore in termini di onestà, integrità e classe e non voglio avere nulla a che fare con la sua campagna di odio e razzismo», ha twittato Hayes, pronto a dare battaglia. Il giudice gli ha dato ragione e Trump non potrà più usare la canzone in futuro. Ma non si è ancora pronunciato sugli utilizzi anteriori alla sentenza, che attualmente rimangono ancora in essere.
E pure i Foo Fighters sono dello stesso avviso di Hayes: non hanno digerito che Robert F. Kennedy Jr. abbia espresso il suo endorsement a Trump sulle note del loro brano "My Hero". «Non avevano il permesso per usarlo e in ogni caso non glielo avremmo dato», hanno fatto sapere. Gli Abba hanno chiesto espressamente al candidato repubblicano di non usare i loro brani - a Trump piacciono molto "The Winner Takes It All" e "Dancing Queen" - e ancora più dura è stata la risposta di Jack White dei White Stripes dopo che il brano "Seven Nation Army" è stato usato in un video promozionale sui social.
Insomma, questa campagna elettorale di Trump è destinata a essere molto silenziosa: tra artisti che vogliono fargli causa e star che hanno espresso in modo inequivocabile il disprezzo nei suoi confronti, è evidente che al candidato più controverso della storia delle presidenziali americane non resti che scriversi da solo le canzoni e la melodia della colonna sonora della sua campagna elettorale.











