Altro che brat girl summer, questa è l'estate dei brat de-influencer: è quella carica di creators internazionali stufi di seguire la narrativa standard fatta di #adv, #GRWM e #ASMR e pronti a essere veramente se stessi, senza filtri e senza inganni. La più amata dal pubblico americano è @ladymisskay_, al secolo Kay Poyer: 23 anni, originaria di Dallas, in Texas, Kay ha una community di 280 mila fedelissimi followers che la seguono nei suoi sproloqui politically uncorrect, nei suoi giri mentali strampalati e nelle sue recensioni estremamente oneste. In un'intervista rilasciata al magazine americano The Face, Kay ha detto che non vuole essere famosa, sogna solo di essere «uccisa in un film horror»: ed è per frasi come questa che i suoi followers la amano, perché Kay dice sempre ed esattamente quello che pensa.

Nei suoi video Kay prende in giro gli oroscopi, i trend social, capovolge le recensioni dei prodotti più virali, parla al suo pubblico come se fosse «una sorella maggiore che prova a darti consigli da ubriaca o una vecchia signora matta». Nei commenti viene acclamata come esempio di verità e trasparenza. Un mondo, insomma, lontano anni luce da quello dei grandi fenomeni social come Ballerina Farm, la mum-influencer finita sotto l'occhio del ciclone qualche settimana dopo aver rilasciato un'intervista al The Times, chiacchierata che ha svelato la mondo i retroscena delle trad wives, le mogli tradizionali che spopolano su Tik Tok. E sembra lontanissimo anche dal panorama delle influencer italiane, di cui l'emblema più lucente, ovvero Chiara Ferragni, oggi sembra essersi piegata pure lei alla normalità: solo foto con i capelli scarmigliati e make-up free, da vera brat girl.

Il fenomeno del de-influencing non è certo una novità, nel settore si parla di crisi già da diversi anni. Fenomeni social come quello di Kay Poyer ci dicono che oggi i contenuti percepiti come troppo pubblicitari o poco trasparenti non sono più ammissibili: il vecchio modello promosso, appunto, da influencer come Ferragni, oggi non solo non funziona più ma non genera neanche più invidia o frustrazione, né quel senso di desiderio che per anni ha alimentato la voglia di guardare certi contenuti. Per questo i profili di creators come quello di Kay (in Italia, tra tutti, c'è Marta Daddato) ci piacciono, perché rispecchiano un valore irrinunciabile: oggi soprattutto la GenZ non è più disposta a credere nei sogni irraggiungibili, preferendo la verità, anche se più amara, a un cumulo di bugie declamate per puri scopi di marketing.