Centesima polemica sui minori e internet. Di esposizione infantile su internet state certi non morirà nessuno. «Mamma, tu perché mi filmavi sull’Instagram?», non lo useranno i nostri figli come ricatto da trauma, o perfino io dovrei rinfacciare a mia madre che fino a sei anni mi faceva tagliare i capelli a scodella perché erano un ammasso ingestibile, inasciugabile e grossi come fili da pesca. Perciò: siamo seri.
Oggi sono i figli, domani è una frase sarcastica male interpretata, fatto sta che c’è un considerevole picco di malumori contro gli influencer, ultimamente. Stavo pensando che manco quel mestiere è più come una volta. Potevi essere sfiziosa, un poco di cattiveria era apprezzata, faceva ridere. Potevi dire la verità o quello che ti passava per la testa, non succedeva niente.
Ora no. Era solo questione di tempo, Internet s’è ammalata. Ormai è onnipotente, vede tutto e non si riposa neanche il settimo giorno, siamo all’ultimo stadio: il tribunale morale, molto più santo della Santa Inquisizione. Da “mi voglio divertire” a “ti devi comportare bene”, questa è la grande evoluzione dell’umanità online. Sì, non un granché.
Per questo, se avete vent'anni studiate, per carità, studiare non passerà mai di moda. Non pensate di avviarvi a fare lavori nei paesi dei balocchi. Si finisce allo Spedale o in prigione, come Pinocchio. Se sgarri partono certe sassaiole, minacce, segnalazioni ai committenti per non farti lavorare mai più, violenze assortite. Sulla forca c’è posto per tutti.
In principio ce lo ricordiamo. Influencer era un lavoro facile. Fatto di look of the day. Di supercute!, di feste a Los Angeles, vestiti di tulle, sfilate a Parigi, ristoranti quattrostellati supplied gifted “ci sono pacchi in portineria per te”.
Poi venne l’era della bontà. Non si capì bene quando, ma a un certo punto qualcuno deve aver detto signori si cambia! E all’improvviso tutto doveva essere senza macchia come al seminario dei preti. Oggi pure per vendermi il Galbanino ti chiedo di esibire la patente di brava figliola. Ai Question e Answers devi dirmi la cosa giusta, come vivere e cosa fare. Manco nelle consulenze più difficili mi preoccupo come quando leggo certe domande che fanno follower ai loro beniamini.
Io ti devo stimare, o Influencer. Solo dopo apro il borsellino. Là dove c’era l’erba ora c’è la buoncostume.
Fatti apprezzare, prima di chiedere i soldi. Giuro che va così. Se non ti comporti bene ti tirano le pietre, e siccome il cliente ha sempre ragione, specialmente il cliente bastardo, non gli puoi rispondere. Più ti prendono a calci più devi chiedere scusa.
Il follower è una creatura infernale, quando ci si mette. Lo sa, quanto è potente. Lo sa che se vuole ti uccide (economicamente) in un minuto.
Lo vuoi dare il buon esempio? Ecco a che s’è ridotto l’internet. Pretendono il moralismo commerciale.
Le influencer più accorte infatti stanno attentissime a fare solo storie di trucchi creme e gioielli: mai una parola fuori posto, il mondo che mi vendi dev’essere La casa nella prateria, fatto di innocenze, batuffoli di buoni pensieri e catechismo laico. Se perdi un follower è come perdere un compratore, vanno tutti lisciati e accontentati.
E così le osservi, un mese dopo l’altro, ammazzate da quella neutralità, con il sorriso che prende una piega amara, qualcosa s’incrina nello sguardo. E lo sai, cosa manca, in quelle dirette: la libertà. C’è il dovere di essere almeno eticamente passabili. Lavorare per avere l’amore degli estranei. Solo che non è un’impresa possibile, o almeno non è possibile per sempre: tra amore e odio online passa un centimetro, sulla cima più alta sei sull’orlo del precipizio, come diceva quello.











