«Se esistesse il patriarcato, esisterebbero famiglie sane in cui la donna sarebbe rispettata e protetta; in cui il padre sarebbe guida ed esempio; in cui verrebbero insegnati i valori fondamentali come il rispetto, l’onestà, la responsabilità», recita la parte finale di alcuni volantini apparsi nei primi giorni del 2024 per le strade delle città di Monza, Pavia, Milano, Bergamo e in alcune località del Comasco. A firmarli è l'associazione di estrema destra Evita Perón in Rete, nata come costola femminile di Forza Nuova.
Quella del movimento è una difesa accanita del patriarcato – di cui naturalmente vorrebbe negare l'esistenza –, e un attacco contemporaneo al femminismo, che i manifesti definiscono «Ideologia malata», invitando chi legge al suo boicottaggio. Secondo i flyer a sfondo rosa pastello, inoltre: «La società impone da una parte modelli di uomini senza forza e vigore, omuncoli deboli, incerti e dai tratti spesso effemminati. Dall’altra trasforma la donna in un mero oggetto di consumo». Molti dei ragionamenti che il volantino riporta non sono chiari – attribuiscono la colpa delle violenze alla società e, simultaneamente, agli stessi che invece la denunciano, rifiutandosi così di responsabilizzare chi di dovere –, ma quel che è lampante e cristallino è la loro problematicità, il loro sessismo, la loro omofobia intrinseca.
Dopo il femminicidio di Giulia Cecchetin, sono raddoppiate le chiamate al 1522, e nonostante ciò, la violenza di genere continua ad aumentare; in Italia, solo una donna su due è economicamente indipendente, mentre secondo le recenti affermazioni della senatrice Mennuni, «bisogna ricordare alle nostre figlie che la loro massima aspirazione dev’essere fare dei figli». Alla luce dei fatti sopracitati – solo alcuni degli esempi più eclatanti dell'ultimo periodo, prodotti di una società estremamente patriarcale – manifesti di questo genere risultano a dir poco inammissibili: non possiamo permetterci di fare ulteriori passi indietro, di scherzare sul patriarcato, di insultare senza cognizione di causa chi ogni giorno lotta per l'uguaglianza. Come Nonunadimeno, che il manifesto attacca apertamente.
I famigerati «valori tradizionali» tanto invocati dal movimento di estrema destra (ma non solo) non hanno nulla di rispettoso, di onesto, né tantomeno di responsabile. Paola Cortellesi in C'è ancora domani lo spiega bene: mostra perché le donne, sia quelle di oggi che quelle del passato, non chiedono (o chiedevano) protezione maschile, ma libertà. Negli stessi volantini si legge anche che questa società «sforna generazioni di capricciosi e viziati con la carta di credito di mamma e papà nelle mani. Di giovani senza midollo che non conoscono limiti, che tutto possono senza conoscere il rifiuti, senza saper ricevere un no». Anche qui, l'associazione Evita Perón in Rete fallisce nell'attribuzione della responsabilità della violenza di genere, relegandola codardamente a problema generazionale e non di radice culturale, che coinvolge tutte le età. Come se questo fenomeno non fosse una cosa da adulti, come se non li riguardasse. Come se fosse qualcosa di assolutamente nuovo, che l'uomo e la donna del passato non conoscessero. Come se, anche solo, fossero gli unici a non aver ancora visto il film con il maggior incasso nelle sale italiane del 2023.













