Se tutti guardano al fenomeno Barbie per cercare di dare un nome a questo 2023, la Bbc ha scelto un'altra angolatura: Ken. Il magazine ha analizzato il modo in cui il cinema - con il film di Gerwig in pole position - sta iniziando a dipingere gli uomini e le loro contraddizioni in modo nuovo. «Post #MeToo», si legge, «i registi hanno esplorato la mascolinità tossica in ogni genere immaginabile, con risultati sorprendenti». Insomma, il 2023 è stato l'anno della mascolinità tossica?
Partiamo dal significato di questo termine ormai entrato nel linguaggio comune. L'espressione nasce negli Anni '80 per poi entrare in ambiente accademico e poi diffondersi a livello mainstream. È utilizzata per indicare stereotipi di genere e comportamenti sociali negativi associati al maschile che incoraggiano prevaricazione, violenza e misoginia. C'è chi preferisce usare il termine "mascolinità egemone", coniato da RW Connell, per indicare allo stesso modo, un modello che determina la posizione egemonica del maschile. In ogni caso il risultato è la necessità di affermare la propria virilità tramite stereotipi di genere che la legano al dominio, alla competizione e alla negazione di tutto ciò che è percepito come "femminile"e dunque svalutato (emozioni incluse) .
Secondo al Bbc quest'anno il cinema ha iniziato a indagare il fenomeno. «Mai prima d’ora un blockbuster di Hollywood aveva parodiato il fragile ego maschile con una precisione così letale», si legge in riferimento al Ken portato sullo schermo da Ryan Gosling con tutte le sue debolezze, contraddizioni, la competitività e le ambizioni di dominio. Secondo il giornalista Nicholas Barber, «Nel 2023, è diventato chiaro che i cineasti di tutto il mondo erano affascinati e disgustati dagli uomini arroganti, predatori e meschini».
Non solo Barbie, infatti: c'è Cat Person, l'adattamento dell'omonimo racconto, dove un uomo di mezza età non accetta di venire rifiutato da una ragazza molto più giovane di lui, c'è Fair Play, scritto e diretto da Chloe Domont, dove una coppia di fidanzati interpretata da Phoebe Dynevor e Alden Ehrenreich va in crisi quando lei ottiene una promozione. Idem per il giallo Anatomy of a Fall, vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes, dove il matrimonio dei protagonisti si sgretola perché il marito è invidioso del successo della moglie. In Priscilla di Sofia Coppola, non solo Elvis Presley viene visto per la prima volta dal punto di vista della moglie, ma emergono anche i lati più meschini della star.
«Ma i cineasti di quest'anno hanno optato per un approccio più comprensivo e sottile», scrive la Bbc: i personaggi non sono mai interamente negativi, proprio per sottolineare come la mascolinità tossica sia molto facile da normalizzare e accettare finché non scade in comportamenti palesemente dannosi. «In Priscilla, Elvis sa essere cortese e gentile; in Barbie, Ken è essenzialmente un cucciolo di cane; la maggior parte degli uomini in Povere Creature! e How To Have Sex sono più patetici che minacciosi; The Royal Hotel, Cat Person e Fair Play si trasformano in thriller frenetici solo nei minuti finali. Quasi nessuno degli uomini presenti in questi film è consapevole di fare qualcosa di sbagliato». Non si tratta, infatti, di demonizzare gli uomini, come pensa qualcuno, piuttosto di far emergere alcuni modi di essere uomini, alcuni comportamenti maschili che dovrebbero essere messi in dubbio, magari con un po' di ironia per il bene di tutti, anche dei maschi stessi. Se il risultato è questo, speriamo che la voglia di decostruire il maschile, al cinema e non, continui anche nel 2024. Siamo solo all'inizio.














