Dalla notizia dell'uccisione di Giulia Cecchettin, sui social è in corso un acceso dibattito. La sorella di Giulia, Elena Cecchettin è stata estremamente chiara nel ripetere che la possessività non è mai un segno di amore e che, anzi, le ragazze dovrebbero leggere i segnali: ti fa delle scenate se esci con le amiche? Controlla il tuo telefono? Pretende di decidere come devi vestirti? Meglio allontanarsi prima che diventi impossibile dire «no». Se è vero che la violenza di genere ha a che vedere con l'idea che la donna e il corpo femminile siano un oggetto che l'uomo può possedere, chi dimostra di avere atteggiamenti simili può essere più incline ad arrivare anche alle manifestazioni più estreme. E poi, in ogni caso: davvero dovremmo considerare amore la privazione della libertà? Purtroppo molti ragazzi su TikTok la pensano così.

Alcuni trend sul social della Gen Z, come ha fatto notare Selvaggia Lucarelli a Ballando con le Stelle, sembrano andare del tutto contro gli avvertimenti che, in queste ore, si cerca di dare alle ragazze, non tanto perché sia unicamente responsabilità delle donne sottrarsi alla violenza, ma perché la difesa della propria autonomia e indipendenza è il primo passo per costruire delle relazioni sane. Diversi video riprendono "Malessere", il brano dell'artista neomelodica Fabiana, molto seguita dai giovanissimi. Il testo è chiaro: «Voglio l'uomo geloso» e nei video le ragazze scherzano sul fatto che i loro fidanzati impazziscono se qualcuno le guarda, mettono il muso se escono troppo scollate, pretendono di sapere sempre dove sono, con mille messaggi e chiamate. Le dirette interessate, da parte loro, abbozzano, sorridono e si mostrano più o meno apertamente compiaciute.

C'è anche un altro format da centinaia di migliaia di visualizzazioni sulla stessa linea: «Cose che il mio ragazzo mi farebbe fare». Si vedono coppie di adolescenti passare in rassegna delle liste di azioni che vanno da «Andare a ballare con le amiche» a «Indossare vestiti provocanti» o «Postare una foto in costume». Molto, troppo spesso, lo scopo è proprio far vedere - non senza un certo puntiglio di orgoglio - che il proprio fidanzato non tollera nulla di tutto ciò: il cellulare devi usarlo per scrivere a me, se ti fai bella lo devi fare solo per me. «Non sono il tuo carceriere», scherza un ragazzo inaspettatamente permissivo, ma è uno dei pochi. Del resto questo fenomeno social è confermato dai dati: secondo un report di Fondazione Libellula su 361 intervistati tra i 14 e i 19 anni solo il 20% dei maschi ritiene che chiedere al/la partner con chi e dov'è quando è fuori sia una forma di violenza a fronte del 36% delle ragazze. Anche il gesto di dire al/la partner come si deve vestire è tendenzialmente normalizzato e visto come un comportamento violento dal 24% dei ragazzi contro il 51% delle ragazze.

Naturalmente, ci sono anche i video di ragazze incapaci di controllare la gelosia e questo rafforza ancor di più l'idea che l'amore sia legato al possesso dell'altro: «Sei mio», «Sei mia», «Per sempre», come nelle più classiche canzoni pop. C'è quasi un gioco al rilancio per dimostrare chi ha il controllo della libertà altrui che, in questo contesto, diventa chi più ama. Il risultato è un continuo ricatto a perdere. Sempre su TikTok un altro trend è quello di far sapere al mondo che la propria ragazza non ha mai avuto rapporti con nessun altro. «Quanto è bello avere una ragazza di cui nessuno possa dire "Quella me la sono fatta"» recitano le caption e, ancora una volta, il punto è il possesso di un bene, e il possesso assoluto, al punto da desiderare che nessuno l'abbia posseduto prima e dunque, in qualche modo, "sgualcito". «Solo mia», dunque, nel vero senso della parola.

In questo modo la gelosia viene esaltata e romanticizzata, senza alcuna riflessione su come accettarla e gestirla in modo sano nei limiti del rispetto per l'autonomia altrui. Così, senza più alcuna libertà, il desiderio si trasforma in qualcosa di molto diverso. Che succede, allora, quando uno dei due sceglie di riappropriarsi della propria vita, del proprio corpo e delle proprie decisioni? Se è la donna a farlo, i dati ci dicono che spesso è troppo tardi.