«Sono solo complimenti», «Lo fanno perché sei bella», «Non te la prendere», «Dai, era solo uno scherzo». Per decenni queste sono le frasi che ci siamo sentite ripetere di default ogni volta in cui qualcuno ci fischiava per strada, ci apostrofava in modi non graditi, ci palpava, molestava, importunava. Continuano anche adesso, ma forse qualcosa sta lentamente, lentamente cambiando. La molestia è reato e come tale va punito. In queste ore si parla molto delle molestie in diretta tv ai danni della giornalista spagnola Isabel Balado: un fatto gravissimo, ma interessante da analizzare dal punto di vista delle reazioni.

Come si osserva nel video ormai diventato virale, Isa Balado si trova per strada a Madrid in diretta per il programma En boca de todos, sul canale televisivo spagnolo Cuatro. Mentre lei parla al microfono un uomo le si avvicina da dietro e le tocca con nonchalance il fondoschiena. Balado si interrompe, gli dice arrabbiata, «Un secondo, sono in diretta», poi riprende a parlare. Il giornalista in studio, però, non lascia correre, non minimizza come abbiamo visto fare migliaia di volte, come è successo solo l'anno scorso quando, in Italia, la giornalista Giulia Beccaglia ha subito lo stesso identico trattamento da parte di un tifoso all'uscita dallo stadio. «Si cresce anche attraverso queste esperienze», era stato detto alla giornalista in quell'occasione, stavolta le cose sono andate diversamente. Nella registrazione si sente il collega Nacho Abad chiedere a Balado conferma di quello che ha visto, poi dice al cameraman di mostrare il volto dell’uomo. «Stai facendo il tuo lavoro come hai sempre fatto e arriva un imbecille che ti tocca il sedere senza alcun diritto. Onestamente, la cosa mi fa infuriare», le dice. Infine, proprio dallo studio, chiamano la polizia.

«Li abbiamo chiamati perché era il caso di intervenire», hanno spiegato i giornalisti del programma ed è così che andrebbe trattato un caso di molestia, in diretta o meno. Grazie all'intervento delle forze dell'ordine l'uomo è stato arrestato e ora aspettiamo di vedere come gestirà il caso la giustizia spagnola: in Italia, l'aggressore di Beccaria è stato condannato dopo un lungo processo a 1 anno e 6 mesi di carcere, pena che, però, è stata sospesa per 5 anni subordinandola alla partecipazione del colpevole a un percorsi di recupero. La percezione di quello che è consentito o meno fare, il limite nell'entrare o meno negli spazi altrui si definisce anche tramite episodi simili: in tv, nei tribunali (cosa insegnano sentenze come quella che recentemente ha assolto un palpeggiamento perché inferiore ai 10 secondi, ad esempio?), nel giorno per giorno. Appare evidente come certi uomini pensino di essere nel giusto, che i corpi delle donne siano a loro disposizione, che bene o male rimarranno impuniti, tanto da agire di fronte a una telecamera. La differenza, il più delle volte, la fanno gli astanti: abbiamo intorno donne e (soprattutto) uomini che intervengono, che ci supportano, che sanno cosa fare, oppure solo persone che minimizzano, fanno finta di niente e ci dicono di lasciar perdere? Come sarebbe il mondo se davvero tutti gli uomini intervenissero, a ogni catcalling, a ogni manata, a ogni approccio non voluto, a ogni molestia?