Potrebbe essere capitato anche voi di interrogarvi sui cambiamenti, più che legittimi, richiesti dalla società riguardo tematiche inclusive e meno vincolanti da stigmi e tabù. Vi sarete interrogati, magari, se mai abbiate parlato, inconsapevolmente, in maniera poco inclusiva, sottolineando un privilegio sociale di cui, probabilmente, non eravate ancora a conoscenza. Oppure vi potrebbe essere capitato il contrario, sentirvi etichettati senza capire che tipo di violenza star subendo. Mica Macho, una community che si dedica all’eliminazione di stereotipi di genere che colpiscono da anni il maschile della società, ha organizzato un festival alle porte di Milano, invitando attivisti e volti noti del panorama culturale per tentare di ridisegnare una società libera, inclusiva, moderna, priva di giudizi o pregiudizi. Punto per punto, gli invitati, hanno sgretolato credenze ormai davvero prive di educazione culturale con il tentativo di disegnare una nuova mentalità.

Fratellanza tossica e maschile sostenibile, il genere e le sue rappresentazioni, la mascolinità e il rapporto con la comunità LGBTQIA+, questi i tre macrotemi di un Festival i cui valori essenziali sono stati libertà e consapevolezza. Il fatto di vivere una società dominata da un patriarcato insito e con lei nato, non ha fatto altro che aumentare comportamenti tossici verso il genere maschile che non solo si è trasformato in comportamento dannoso verso il femminile, ma verso anche quella fetta di uomini che in determinate caratteristiche, non si riconoscono.

Così abbiamo creato, con alcuni degli attivisti presenti, un percorso di inclusività attraverso alcune parole che, anche inconsapevolmente, fanno parte della nostra vita ogni giorno. Ella Bottom Rouge ci ha spiegato l’importanza del vivere in modo inclusivo, interrogandoci sempre su quanto i nostri discorsi includano ogni persona. Pietro Turano ci ha raccontato i pregiudizi, inizialmente ritenendoli una sorta di scudo che ogni persona usa davanti un tipo di non conoscenza, trasformandosi, poi, in qualcosa di nocivo e tossico. Muriel si è soffermata sull’importanza di essere sempre se stessi, andando oltre l’essere ritenut* stran* per vivere a pieno la propria autenticità. Infine, Vergo, ci ha spiegato quanto la società sia pregna di un’ideale maschile ben definito a cui spesso non si ritrovano molti ragazz*. È lui che ci ha offerto uno sguardo su quanto sia diffuso un tipo di mascolinità tossica che comporta giudizi e discriminazioni.

Chi stanco di un tipo di virilità machista, dannosa per sé e per gli altri, sta cercando di ridefinire la società del domani per rendere il mondo un posto libero da stereotipi. Il fatto che l’uomo debba sempre essere rappresentato come macho, alto, muscoloso e dal carattere forte e violento non ha fatto altro che aumentare la tossicità della cultura dello stupro secondo cui le donne, protagoniste di questo fenomeno, dovrebbero sottostare alla forza brutale maschile.

Che non sia semplice, prendere in mano un tipo di cultura e stravolgerla, ne siamo tutt* consapevoli. Ma il lavoro di attivist* e dei media, sempre più informati e presenti nel dibattuto di genere e di rappresentanza, potrebbe offrire alle generazioni di domani, maggiore libertà di espressione. Noi, in questo, crediamo molto.