Che l'Italia sia famosa in tutto il mondo per le sue Università è cosa assai risaputa, del resto nel lontano, lontanissimo 1088 è stata proprio la nostra Bologna ad aprire la prima Università, seguita solo poi da Oxford. Abbiamo scuole d'eccellenza che attraggono menti da tutto il mondo e atenei prestigiosi di tradizione antica. C'è almeno una cosa, però, che ancora si può dire che non abbiamo: i Gender Studies. Ouch. Eh già, nelle Università anglosassoni c'è l'imbarazzo della scelta se si è interessati alle tematiche di genere, con dipartimenti dedicati, master, seminari, conferenze e tutto quello che si potrebbe immaginare per una qualsiasi materia "seria" e tenuta in alta considerazione. Peccato che invece in Italia questi studi siano ancora considerati di serie b e non sufficientemente rilevanti da entrare nelle nostre massime sedi del sapere. Così non abbiamo dipartimenti di Studi di Genere, ma solo dei centri interdisciplinari di ricerca e i master e i dottorati così come i corsi disponibili scarseggiano e non sono nemmeno così facili da individuare. Ovvio quindi che ogni piccolo passo avanti va visto positivamente come nel caso del primo seminario universitario in Italia sui Diritto LGBTQ+ nato all'interno del Dipartimento di Giurisprudenza di Torino. Dai, forse qualcosa si sta muovendo.
Tanto per chiarire, il nome Gender Studies, negli ultimi anni viene comunemente usato per comprendere tutte quelle aree di studio che pongono al centro l’identità di genere e la sua rappresentazione: non solo quindi i Women's Studies (i primi a diffondersi) ma anche i Masculinity Studies e i Queer Studies o LGBT+ Studies. I Queer Studies si occupano nello specifico sulla comunità LGBT+ la sua storia, cultura e le teorie legate ai concetti di genere, orientamento sessuale eccetera. Il nuovo corso di Torino, organizzato dal professor Marco Pelissero, docente di Diritto penale e dal dottor Antonio Vercellone, assegnista di ricerca in diritto civile, sembra inserirsi in questo filone con un particolare focus sui diritti. "L’idea del seminario nasce dalla constatazione che gli aspetti giuridici sono centrali nel dibattito sulle questioni dei diritti LGBTQ+" si legge infatti su UniTo News e dunque si parlerà di tematiche fondamentali come le unioni civili, la rettificazione di sesso, i problemi che le persone transessuali incontrano in carcere, le domande di asilo fondate sull’orientamento sessuale o di genere e i problemi che pongono fenomeni come il poliamore.
Il corso è un seminario integrativo senza voto e si compone di 11 differenti incontri, che si svolgeranno online e saranno rivolti agli studenti del quarto e quinto anno. Inizialmente i posti erano 40, ma visto l’immediato successo sono stati aumentati a 60, segno che gli studenti delle nuove generazioni apprezzano queste tematiche. "I nostri studenti toccano questi argomenti nelle varie materie, ma finora non era previsto un loro approfondimento unitario e globale" spiega Vercellone a Wired, "Nelle varie università italiane ci sono stati molti incontri e convegni aperti agli studenti su questi temi, ma questo è il primo corso integrativo interamente dedicato nell’ambito di un corso della laurea in giurisprudenza". Tra l'altro a condurre i vari incontri spiccano nomi come Luciana Goisis, tra le massime esperte in materia di crimini di odio, Elisabetta Grande, curatrice del primo volume giuridico italiano in materia di poliamore, Maria Rosaria Marella, civilista ed esperta di teoria queer e Fabio Gianfilippi, che da magistrato si è occupato della questione transessualità e carcere. Gli esperti in Italia li abbiamo, dobbiamo solo riconoscere di trasmettere il loro lavoro.













