Il calcio maschile si muove lungo due binari paralleli che non si incontrano mai. Il primo è quello della comunicazione istituzionale, dove club e le leghe adottano i linguaggi dell'inclusione e attivano campagne di sensibilizzazione contro le discriminazioni. Il secondo invece (quello ancora più ostico) riguarda il campo, dove i codici di comportamento sono ancora rigidi e dove l'omertà è forse considerata una garanzia di stabilità economica.
I dati statistici per questa edizione di FIFA WORLD CUP 2026 offrono una misurazione esatta di questa distanza culturale e non sono di certo rassicuranti. Su 1.248 calciatori inseriti nelle liste ufficiali delle nazionali, solamente 8 hanno scelto di assumere una posizione pubblica a sostegno della comunità LGBTQIA+ o contro l'omofobia. Meno dell'1% del totale.
Come evidenziato anche da Amnesty International, gli organi di governo del calcio hanno attuato una sistematica sanzione del dissenso, arrivando a minacciare penalità sportive immediate (come l'ammonizione automatica del capitano prima del fischio d'inizio) per l'utilizzo di simboli non approvati come la fascia OneLove. Nel dubbio, il silenzio, sembra essere la chiave a questa situazione (p.s. lo è davvero? Per noi, no).
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I giocatori LGBTQIA+ friendly a Fifa 2026
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In Spagna, Borja Iglesias ha impostato il proprio percorso sulla mascolinità sportiva. Attraverso scelte estetiche consapevoli e prese di posizione pubbliche, l'attaccante del Celta Vigo affronta l'omofobia non come un problema marginale, ma come un limite strutturale che condiziona la salute mentale degli atleti e la libertà individuale all'interno degli spogliatoi. Manuel Neuer ha utilizzato invece la propria autorevolezza di capitano del Bayern Monaco e della nazionale tedesca per imporre la visibilità della fascia arcobaleno nei campi più esposti (rischiando pure sanzioni a riguardo durante gli Europei del 2021!), costringendo gli organi burocratici a gestire il peso politico del suo gesto di fronte alle telecamere di tutto il mondo. Sulla stessa linea, il compagno di squadra e centrocampista Leon Goretzka. Dopo aver segnato all'Ungheria ha esultato formando il segno del cuore a supporto della comunità lgbtqia+. Questo gesto ha rappresentato una risposta politica immediata contro le riforme legislative discriminatorie varate dal governo di Budapest. Marcus Rashford invece, giocatore del Barcellona, ha fornito il suo supporto pubblico al calciatore australiano Josh Cavallo nel momento del suo coming out!
Supportarsi nel segno dello sport
Patrick Berg, capitano del Bodø/Glimt, ha interrotto un'intervista televisiva per denunciare e isolare un tifoso autore di insulti omofobi definendo del tutto "inaccettabile" il suo comportamento (bravo!). l centrocampista del Portogallo e capitano del Manchester United, Bruno Fernandes, ha scelto di connettere la propria immagine pubblica ai Rainbow Devils, il gruppo di tifo organizzato LGBTQIA+ del club. Non solo: nel 2023 ha supportato anche il collega Jakub Jankto dopo il suo coming out. L'approccio più avanzato sul piano politico appartiene infine a Jackson Irvine. Centrocampista dell'Australia e capitano del St. Pauli, il suo attivismo è sempre stato in prima linea.Nel 2025 ha duramente criticato la decisione della Federcalcio inglese di escludere le atlete transgender dalle competizioni femminili. A tal proposito è arrivata anche una testimonianza di uno dei membri del Three Lions Pride, gruppo ufficiale di persone Lgbtqia+ tifose della nazionale di calcio inglese. Robert, nome di fantasia dato da Amnesty International, 33 anni, ha confessato: «Nel calcio europeo, e in particolare in quello britannico, ci sono stati miglioramenti enormi. I cori omofobi si sentono molto meno, e quando capita, altri tifosi – anche chi non appartiene alla comunità Lgbtqia+ – intervengono apertamente. Per esempio, oggi posso andare allo stadio con il trucco, con una gonna, cose del genere. Sono stato in Germania per gli Europei ed è stato splendido. La tifoseria inglese è di per sé una comunità che si sostiene a vicenda e vuole che tutti possano seguire l’Inghilterra: è stato davvero bello vederlo per molti dei nostri membri. Senza di loro, le persone Lgbtqia+ non avrebbero raggiunto questi progressi in materia di diritti umani». Poi, però, la stoccata finale: «Non sarò al mondiale 2026. In quanto persona queer, non potrei essere visibilmente me stesso in diversi luoghi che ospitano le partite, e questo è direttamente riconducibile alle decisioni politiche, agli agenti di polizia e alle forze di sicurezza, e alla direzione imboccata negli Stati Uniti in particolare. È come se il tappeto ci fosse stato strappato da sotto i piedi, perché non è quello che era stato promesso. Si guarda al processo di candidatura e alle conversazioni precedenti, e la realtà è totalmente diversa. La mancanza di coinvolgimento da parte della Fifa e degli organizzatori è sconcertante».










