Sono risultati ammessi al corso di laurea in Medicina e Chirurgia attraverso il nuovo sistema del semestre filtro, ma per oltre duecento studenti italiani l’inizio del percorso universitario non avverrà in un ateneo sul territorio nazionale. La loro destinazione è Tirana, in Albania, presso una sede estera collegata all'università Tor Vergata di Roma tramite un accordo accademico. Una scelta che, pur formalmente prevista dalle regole, ha colto molti di sorpresa e ha acceso un dibattito sul diritto allo studio e la gestione delle assegnazioni. Il punto centrale infatti non è la legittimità dell’accordo internazionale, ma il fatto che l’ammissione a Medicina in Italia non garantisca automaticamente una sede in Italia. Un aspetto che molti studenti hanno compreso solo dopo l’assegnazione definitiva, quando il margine di scelta si è drasticamente ridotto. A finire a Tirana infatti, con un costo del corso di oltre 9000 euro, sono gli studenti che hanno ottenuto posizioni basse in graduatoria con due (ma per la maggior parte dei casi, una) sufficienza. Eppure, visto il clamore delle ultime ore, il Ministro dell'Istruzione Anna Maria Bernini ha convocato il rettore dell'Università Tor vergata di Roma. Dopo diversi colloqui avvenuti tra i due è stata presa la decisione che tanti studenti aspettavano. Chi tra loro sarà destinato a Tirana (a partire dal secondo semestre, prima ci sarà la formazione a Roma), pagherà la stessa quota dei colleghi nella capitale. «Gli studenti di Medicina che hanno scelto e sono stati assegnati alla sede di Tor Vergata a Tirana pagheranno le stesse tasse dei colleghi che studiano a Roma. Nessuna differenza. Il semestre aperto è nato per ampliare le opportunità, non per creare nuove disuguaglianze. Il diritto allo studio non è uno slogan: è un impegno concreto. L'università deve essere davvero accessibile a tutti, ovunque si studi», ha fatto sapere il titolare del MUR.



L’assegnazione a Tirana, parola agli studenti

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Il meccanismo che ha portato alcuni studenti ammessi a Medicina a essere assegnati alla sede di Tirana è legato al funzionamento della graduatoria nazionale del semestre filtro. Superati gli esami, l’assegnazione avviene in base al punteggio e alle preferenze espresse, includendo anche sedi estere collegate ad atenei italiani tramite accordi di joint degree. Dal punto di vista formale, dunque, la possibilità era prevista e indicata nei materiali informativi. Tuttavia, come emerge dalle testimonianze, il problema non riguarda l’esistenza della sede estera, ma la comprensione effettiva di cosa essa comportasse.

Lo racconta chiaramente a La Repubblica una delle studentesse, Gaia Volpe (20 anni), di Montella (Avellino): «Purtroppo nella scelta delle preferenze non mi sono resa conto che la sede fosse in Albania, pensavo fosse quella di Tor Vergata a Roma». Un equivoco che si è ripetuto in più casi, nonostante i 220 posti di Tirana fossero inclusi tra i 17.278 messi a bando dal ministero. La sede era nota da mesi e collegata a un accordo con l’università cattolica albanese "Nostra signora del buon consigli", ma (come sottolinea lo studio legale Delia) «non tutti avevano compreso che vi sarebbe stata una tassazione diversa da quella italiana statale».

Dalle rinunce ai ricorsi: quando l’ammissione non basta

La scoperta più problematica è arrivata come già anticipato, dopo l’assegnazione. Il percorso a Tirana prevede una retta di 9.650 euro l’anno, da versare in un’unica soluzione. O meglio, sembrava essere così fino a qualche ora fa. Perché. proprio il Ministro dell'Istruzione Bernini è infatti riuscita a far sì che gli studenti a Tirana paghino la stessa quota degli studenti di Tor Vergata. Un costo indicato nei materiali informativi, ma che per molti studenti non era stato percepito come vincolante al momento della compilazione delle preferenze. Alessia, 19 anni, romana, spiega: «Gli esami erano pubblici, io ho inserito tutte le sedi disponibili, ma non sapevo che quella di Tirana fosse privata e che avrei dovuto pagare tanto». Una situazione che ha trasformato l’ammissione in una scelta difficile, se non impossibile, per chi non può sostenere una spesa di questo livello. Anche le famiglie raccontano lo stesso tipo di fraintendimento. Rita, madre di una studentessa di 22 anni già laureata in Scienze biologiche a Salerno, riferisce: «Mia figlia non si è accorta che fosse una sede distaccata, sul bando era scritto tra parentesi». Per chi si trova in graduatoria, le alternative sono poche: accettare la sede estera, rinunciare al posto o intraprendere un’azione legale. Non a caso, sono già 3mila gli studenti che si sono rivolti all’Unione degli universitari e a studi legali specializzati per aderire a ricorsi individuali e collettivi, mentre altri 5mila hanno manifestato interesse. Secondo gli avvocati, l’assegnazione «potrebbe essere illegittima e pregiudizievole per chi non può sostenerne i costi», perché introduce una selezione economica successiva a una selezione di merito già superata.