Lo chiamano travel therapy non a caso, il potere che il viaggio ha sulla mente, sulla capacità di riequilibrare lo spirito e lenire dolori e tristezze. Viaggiare fa bene, e questo è un mantra trasversale. Certo, ci sono possono essere periodi come quello che stiamo vivendo in cui spostarsi implica fatica, paure, timori per la salute, ansia. Capita, è umano. Viaggiare, soprattutto dopo i mesi bui dell'impantanamento pandemico, è vitale per uscire dagli schemi, respirare nuova aria, cambiare orizzonti, ritrovare la spinta a pianificare.
Che viaggiare faccia bene a mente e corpo è esperienza soggettiva ma anche cuore di diverse ricerche scientifiche che hanno esplorato come, a livello neurale e psicologico, l'esplorazione ha un impatto positivo sul proprio benessere mentale.
Una delle più recenti ha studiato il legame tra viaggio e demenza: lo studio, pubblicato su Tourism Management, ha confermato che le persone che soffrono, anche in stadi embrionali, di demenza, traggono profondo giovamento dal viaggio, inteso come stimolo di emozioni, azioni ed esperienze che solo un cambio di ambiente come quello derivante da un viaggio possono dare. La ricerca, che si chiama Tourism as a dementia treatment based on positive psychology, rientra negli studi sulla psicologia positiva, che analizza i modi per vivere vite felici e prospere, superando i traumi in modo consapevole.
Ma perché viaggiare è un'ancora di benessere così potente? I ricercatori sono concordi nel dire che il cambio di scenario genera un effetto domino sull'umore, perché stimola gli ormoni della felicità, scatenando un senso di serenità diffuso che si propaga in tutto il corpo. Le esperienze sociali e psicologiche che nascono quando si viaggia, complice il cambio di abitudini, ritmi, cultura e ambiente, aiutano anche a destreggiarsi in modo diverso rispetto agli imprevisti, ai problemi che pure possono presentarsi nel corso di una vacanza e agli intoppi che possono rovinare un periodo di ferie.
La psicologia puntualizza che non c'è un tipo di vacanze che dona più felicità di un'altra: non è il lusso a decretarne il successo, né il comfort. Entrambi questi criteri sono altamente soggettivi, quindi non giudicabili secondo punti di vista universali. In quest'ottica, persino la staycation, ovvero la vacanza nella propria città quando si è impossibilitati a esplorare nuovi confini può fungere da boost cerebrale, iniettando in mente e corpo quella dose di adrenalina e stimoli di cui hanno bisogno per andare avanti, prosperare, gioire.
Classe 1986, a Torino da 20 anni ma calabrese in spirito e accento, sono una giornalista freelance specializzata in costume, celebrity culture e intrattenimento. In Hearst dal 2017, per quasi dieci anni sono stata quotidianista dell'edizione digitale di Cosmopolitan, scrivendo di viaggi e spettacoli anche su quella cartacea. Dal 2025 collaboro con l’edizione digitale di Elle Italia, dove seguo quotidianamente celebrità, gossip, tv e cinema. Dal 2021 scrivo di Reali e spettacolo sul settimanale Gente e dal 2025 sono co-autrice del podcast Gente Reale, dedicato alle royal families europee. Fan irriducibile del romance - soprattutto del trope enemies to lovers - non mi perdo un teen drama, so recitare a memoria il cast del Grande Fratello 1 e non ho paura di perdere la dignità sulle note di T'appartengo.













