C'è una scena, in uno dei primi episodi della docuserie The Ferragnez che segue Chiara Ferragni, il marito Fedez e tutto il clan che ruota loro intorno, in cui la coppia è davanti a un terapeuta per parlare di come «le loro differenze possono unirli o dividerli». A un certo punto Chiara tenta di spiegare allo psicologo che l'ansia di Fedez per tutto ciò che di brutto può succedere anche mentre sta vivendo un momento bello, è uno dei principali ostacoli al loro benessere di coppia e alla loro serenità individuale.
La scena può risultare emblematica sia per chi è ansioso come Fedez (ne aveva parlato a lungo dopo la partecipazione a Sanremo 2021), sia per chi ansioso non lo è affatto. Chiara e Fedez - in questa sede non ci importa che ruolo ricoprono nello showbiz nostrano, né di discutere la riuscita del documentario, sia chiaro - si parlano ma non si capiscono: la prima, comprensibilmente, cerca di convertire il marito alla positività; l'altro, altrettanto comprensibilmente, non ha una mente allenata per il pensiero positivo e non sempre riesce nell'impresa.
Il risultato è un affresco, in versione pop, di cosa sia l'ansia ma anche di com'è vivere accanto a una persona ansiosa e di quanto sia difficile capire l'una o l'altra parte, quando ci si trova su barricate diverse. Può essere anche un punto di partenza per provare a capovolgere la narrazione dell'ansia in tv e sui social, per non minimizzarla o al contrario esaltarla attraverso la glorificazione dei personaggi celebri che se ne fanno portatori sani.
Sdoganare la fragilità
Negli ultimi decenni abbiamo spogliato tante celebrità della loro aura di perfezione grazie allo sdoganamento della fragilità cui hanno contribuito anche i social. Abbiamo visto Bella Hadid in lacrime su Instagram mentre parla della sua depressione; Meghan Markle confessare di aver avuto pensieri suicidi; lo stesso Fedez, impegnato sul palco di Sanremo 2021, svelare di aver avuto attacchi di ansia prima e durante le sue esibizioni, tenuti a bada, tra le altre cose, dalla terapia EMDR.
Quando nello show di Amazon Prime Video il rapper tenta di spiegare alla moglie la paura irrazionale di eventi futuri avversi possibili ma non ancora avvenuti (si chiama ansia anticipatoria ed è la sua forma più subdola) ci dà una involontaria dimostrazione di cosa voglia dire parlare di salute mentale in tv dandone una dimostrazione attiva. Fedez questo lo fa senza volerlo: chi soffre d'ansia, nei periodi di down, non può semplicemente spegnere un interruttore solo perché ha delle telecamere davanti che dovrebbero riprenderlo al suo meglio. Si può fingere fino a un certo punto, ma l'ansia è più forte di qualsiasi filtro di Instagram e di qualsiasi montaggio. Alla fine, ciò che si capisce è che è difficile che un Fedez possa diventare per magia una Ferragni, se le condizioni mentali per fare lo switch non si presentano. Amore, sostegno e reciproca comprensione possono aiutare. Ma deve essere un approccio bilaterale, perché non esiste gerarchia tra chi soffre d'ansia e chi non la patisce.
La narrazione dell'ansia in tv e sui giornali
Spoiler: chi soffre d'ansia non vuole l'ansia. Non gode dell'ansia. Non si crogiola nell'ansia. Soffrire d'ansia fa schifo. D'altro canto chi vive accanto a un ansios* non sempre ha forza, voglia, strumenti per aiutare. Chiara Ferragni condensa questo status nella frase «Mi sento inutile», che riassume il senso di frustrazione di chi vive accanto a un ansioso senza riuscire a farlo smettere di essere ansioso. Non perché non vuole, non perché non ci tenga, ma perché c'è un gap nei loro vocabolari emotivi che gli impedisce di capirsi.
E questo, a prescindere dalla riuscita di The Ferragnez e dall'amore che si può provare per Chiara Ferragni e Fedez, si vede benissimo negli episodi, soprattutto negli stralci davanti al terapeuta. Togliendo la normale e necessaria guida di uno script sempre utile per prodotti televisivi di questo tipo, la costruzione del montaggio, la post-produzione (che possono influire sulla spontaneità) rimane solo il confronto tra due persone con menti che parlano lingue diverse. Un'esperienza comune a tanti, non solo coppie ma anche genitori e figli, fratelli, amici. E in cui facilmente ci si può riconoscere.
La narrazione che si fa dell'ansia in tv e sui media, soprattutto in questi anni in cui appunto molti personaggi celebri hanno ammesso di soffrirne, però, spesso è inadeguata. Da un lato sfrutta un vocabolario errato per descriverla - spuntano "demoni" e "tormenti" da ogni dove - dall'altro tende a ridicolizzare la fragilità se questa si svela in modo troppo manifesto oppure a parlare di ansia attraverso le caratteristiche peculiari di chi ne soffre, se è famoso tanto meglio. Gli attacchi di ansia, dall'esterno, non sono un bello spettacolo: vedere una persona che sta male perché teme un futuro fatto di disgrazie che non si sono ancora manifestate può destabilizzare, perché questa paura è di fatto incomprensibile. Basti pensare che, nei momenti di equilibrio e di lucidità di un ansioso, sono incomprensibili anche per lui!
Fedez, in diversi episodi di The Ferragnez, racconta inoltre di affidarsi a numerologia e cartomanti per ritrovare quella sicurezza nel futuro che gli capita di non avere tutti i giorni. Fatti suoi, non siamo qui per discuterne l'efficacia o la veridicità. Chi soffre d'ansia e ha iniziato un percorso terapeutico, pur sapendo che controllare ciò che non è ancora accaduto è impossibile, persevera in questa impresa, tenta di farlo comunque con ogni mezzo. Davanti alla telefonata di Fedez che consulta il numerologo si possono prendere due strade: ridicolizzare, ancora una volta, la fragilità di chi si affida a un esperto di questo tipo; oppure riconoscere quella fragilità nella tensione di chi cerca appigli nel mondo esterno, forza e rassicurazione negli altri e non in sé. Trovarla dentro, quella forza, è un viaggio epico e non sempre scontato.
Parlare di ansia senza almeno provare a capire come questa funziona e manipola la mente, la prosciughi di pensieri positivi, la tenga in bilico su un'altalena fatta di up&down stremanti è un lavoro difficile, soprattutto per chi non ha competenze scientifiche a riguardo. Il purché se ne parli però ormai ha poco senso. A questo punto, se c'è una cosa che dobbiamo fare per parlare di ansia senza glorificarla o minimizzarla, è alzare la posta, trovare un modo per farlo bene, anche a partire da fenomeni pop e televisivi come The Ferragnez.
Scrivo di Costume, Tv, Attualità, Royals su Gente e Cosmopolitan.
Sono a Torino da 16 anni, ma l'accento calabrese è per sempre.












