Wow ti sposi, come te l'ha chiesto? (Veramente l'hai chiesto tu a lui). Ma non dicevi che non ti saresti mai e poi mai sposata, com'è che hai cambiato idea? (Uhm, hai presente quella cosa, come si chiama, ah sì: l'amore?). Cosa ti sposi a fare, tanto metà dei matrimoni falliscono (Falso, sono molti meno).

Il matrimonio negli ultimi anni non se l'è passata benissimo. Dagli anni Settanta in poi, da quando è stato legalizzato il divorzio e negli ultimi anni con il divorzio breve e le unioni civili, ci si sposa sempre meno e ci si ripensa sempre di più. Come se non bastasse la tua generazione si è trovata incastrata in un paradosso: le coppie omo combattono per avere un diritto che gli etero hanno acquisito nella notte dei tempi e ultimamente snobbano o disonorano.

Ma c'è un ma, in totale controtendenza rispetto all'ultimo mezzo secolo: i ragazzi tra i 20 e 30 anni stanno riscoprendo il vincolo del matrimonio, candidandosi a restare insieme molto più a lungo dei propri genitori.

Una ricerca ha rivelato che gli sposi Millennial hanno ridotto del 24% il tasso di divorzio in America.

Un lungo reportage pubblicato su Cosmo USA racconta perché i Millennial saranno la prima generazione, da decenni, a ridurre drasticamente il tasso di divorzio. La spiegazione è molto complessa e si basa sull'analisi di grandi numeri, su un campione di tuoi coetanei americani, che nonostante siano figli perlopiù di genitori divorziati o separati, hanno ricominciato a credere nell'amore eterno. O perlomeno nel vincolo che dovrebbe rappresentarlo: il matrimonio.

L'antropologa Helen Fisher spiega che 9 ragazzi su 10 credono nell'amore e sognano di restare sposati a lungo, ma questo desiderio si scontra con il loro senso pratico, ovvero il costo economico (e psicologico) di un divorzio. Specialmente chi ha vissuto il divorzio dei propri genitori sulla propria pelle tende ad avere una visione molto radicale del matrimonio. Le ventenni quindi si sposano meno rispetto alla generazione dei loro nonni e genitori, ma comunque più della media degli ultimi 20 anni e hanno il doppio delle possibilità di restare insieme.

La formula magica per restare insieme

Nel film Finché forse non vi separi (lo trovi su Netflix, guardalo assolutamente, c'è Keanu Reeves!) la bravissima stand up comedian Ali Wong interpreta una ragazza a cui il fidanzato chiede una lunga pausa libertina prematrimoniale di 6 mesi, che trascorrerà all'estero per lavoro. Durante questa "prova d'amore" lei scopre su Instagram che lui flirta con chiunque e probabilmente si è trovato un'altra (bastardo!). A quel punto lei ri-incontra l'amico del cuore della sua infanzia e scopre che lui è sempre stato l'anima gemella, ma per diventarlo hanno dovuto aspettare di avere trent'anni, una posizione sociale e qualche fallimento sentimentale alle spalle. A quindici o vent'anni probabilmente la loro storia sarebbe naufragata. Perché a trenta no?

L'età media degli sposi oggi è salita di circa dieci anni rispetto a un quarto di secolo fa: lei 32 anni e lui 35 anni.

La risposta arriva da Philip Cohen, professore di sociologia all'Università del Maryland e autore di The Coming Divorce Decline. Nel suo saggio spiega che sposarsi dopo i 25 anni, dopo la laurea e meglio ancora con una carriera già avviata sono tre fattori che rendono il matrimonio più solido.

La ricercatrice Dana Rotz, analizzando i diversi fattori che portano al divorzio, ha scoperto che anche l'educazione ha un impatto minore, mentre l'età gioca un ruolo fondamentale: sia perché siamo più consapevoli, ma anche perché sposandosi per la prima volta dopo i 30 anni, anziché nei 20 come succedeva una generazione fa, si sono già conquistate alcune tappe fondamentali dell'esistenza e ci si può concentrarci sul compito, non sempre facile, di far funzionare un matrimonio.

I fattori di rischio associati ai diversi livelli di educazione sono pressoché gli stessi. "Una migliore educazione delle spose contribuisce solo per il 15% nel cambiamento dei tassi di divorzio dal 1980 al 2003", scrive la dottoressa Rotz nel suo report. La ricercatrice analizza anche diversi fattori, come per esempio il fatto che le persone single tra cui scegliere il partner giusto con cui sposarsi, sono sempre meno man mano che aumenta l'età. Ci sono più ventenni e quarantenni single (questi ultimi magari freschi di divorzio) rispetto ai trentenni. In media le donne si separano tra i 40 e i 44 anni, mentre gli uomini dopo i 45, e solo il 17% decide di risposarsi.

La stabilità economica va a braccetto con la stabilità del matrimonio, fa eco Susan Brown, anche lei sociologa alla Bowling Green State University e co-direttrice del National Center for Family & Marriage Research. Negli Stati Uniti gli studenti devono ripagare lo "student loan", un prestito che viene chiesto dalla maggior parte degli studenti per poter pagare le rette astronomiche delle università o prendere un master. In Italia, dove il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più altri d'Europa e meno di 2 ragazzi su 3 hanno un impiego, il fattore soldi aumenta le possibilità che la coppia sposata scoppi.

Il rischio di divorziare è minore per le coppie giovani, perché hanno un'educazione migliore (anche sentimentale) dei loro genitori.

La crisi del settimo anno? No, del diciassettesimo

L'amore dura tre anni. È scientifico. Lo dicono le ricerche sui cambiamenti ormonali durante i primi anni di relazione e lo ribadisce il un romanzo dello scrittore francese Frédéric Beigbeder, da cui è stato tratto l'omonimo film. In media oggi la separazione viene chiesta dopo circa 17 anni di matrimonio: prima, in genere, c'è qualche anno di fidanzamento. In media quindi si resta insieme 20 anni.

I matrimoni religiosi sono più stabili dei riti civili: solo 1 su 10 scoppia (rispetto a circa 1,5 su 10 civili).

Rompere un matrimonio non è più uno stigma sociale, né rappresenta un fallimento esistenziale. La promessa del matrimonio viene vissuta più come un impegno reciproco che come un legame da rispettare a tutti i costi, anche quando diventa una trappola di infelicità o violenza, fisica o psicologica, finché morte non vi separi. Anche quando la promessa viene fatta davanti a Dio e il credo religioso impone un'altro sistema di vincoli: i matrimoni celebrati all'altare sono leggermente più resistenti di quelli celebrati in municipio, ma di poco.

Valori che cambiano, valori che restano

Nella nostra società, di stampo cattolico, una volta non si faceva sesso prematrimoniale, ci si sposava per poter vivere con la persona amata o per correre ai ripari dopo una gravidanza (il famigerato "matrimonio riparatore"), oggi la convivenza e spesso i figli arrivano prima o senza necessariamente doversi mettere reciprocamente un anello al dito. È cambiata la società, sono stati infranti dei tabù e il vincolo del matrimonio ha perso molti dei suoi significati.

Ma c'è chi ha deciso di rispolverarli: Hailey e Justin Bieber hanno dichiarato di aver aspettato a fare sesso fino al giorno delle nozze e lei ha rinunciato al suo cognome (Baldwin) dopo essersi sposata: un approccio molto old school al matrimonio. Lei ha raccontato in un'intervista che essere moglie, ad appena 22 anni, la spaventa un po'. Il fattore età è quello che gioca a sfavore per la loro coppia.

Gli studi che abbiamo citato fin qui si riferiscono agli Stati Uniti, ma anche in Italia la situazione è abbastanza simile. I dati ISTAT più recenti diffusi nel 2015 hanno rivelato che negli ultimi 25 anni il numero di divorzi in Italia è diminuito. Il motivo? Prima di tutto sono in calo i matrimoni: sempre meno persone decidono di sposarsi, in un momento storico in cui molti diritti riconosciuti alle coppie sposate vengono garantiti anche alle coppie di fatto dal 2016, i tempi per divorziare sono diminuiti (rimane comunque un'operazione molto costosa): l’introduzione del divorzio breve, che permette di divorziare in 6 mesi o un anno, ha fatto aumentare esponenzialmente i divorzi, di circa un terzo in più rispetto a quando per divorziare ci volevano circa 3 anni.

Sposarsi, perché?

L'abbiamo chiesto a tre coppie che rientrano in queste statistiche. Leggi le loro testimonianze.