Ma la Gen Z ama o odia l'AI? A tratti sembra che i più giovani stiano rifiutando in toto tutto ciò che riguarda l'intelligenza artificiale, e anche con approcci decisamente radicali. Fischiano quando, all'università, qualcuno prova a fare un discorso sui chatbot del futuro e organizzano proteste e boicottaggi. I dati, allo stesso modo, lo confermano: il 42% dei ragazzi Gen Z vede nell'intelligenza artificiale un motivo di ansia e una speranza (secondo una ricerca di Gallup e della Walton Family Foundation) e solo il 18% dei giovani tra i 14 e i 29 anni ritiene che l'AI possa portare a qualcosa di buono. Eppure, poi, c'è l'altro lato della medaglia.

Quasi un under 35 su due usa strumenti come ChatGPT quotidianamente o settimanalmente. Ci si rivolge all'AI non solo per questioni lavorative, ma anche per la propria vita personale e, in certi casi, sentimentale. Puoi trascrivere i messaggi dei tuoi match o date su ChatGPT e chiedere un parere neutrale su cosa stiano realmente dicendo, puoi dire all'AI di pensare a una risposta flirty o chiederle di stimare le possibilità che la tua crush ti scriva entro sera. E poi l'AI offre pazienza, tempo e risorse infinite, niente eye rolling dopo ore di conversazioni. Anche per questo secondo una nuova ricerca di Match Group, il il 64% dei single tra i 18 e i 39 anni intervistati dichiara che l'intelligenza artificiale li aiuta nel dating, ma sempre e solo fino a un certo punto.



Dating e AI: qual è il limite?

Tra le cose che vengono chieste più di frequente ai chatbot c'è come creare un profilo efficace per le app di dating (27%), come iniziare una conversazione (26%) dopo un match e come mantenerla viva (27%). Il 74% di loro afferma di utilizzare ChatGPT, ma di farlo soprattutto per aumentare la propria produttività. Solo il 20% degli intervistati, infatti, utilizza l'intelligenza artificiale per ricevere consigli personali o di coppia. Per il momento è ancora più frequente chiedere un aiuto a un terapeuta professionista (lo fa il 22% degli intervistati, con uno scarto di solo il 2% rispetto all'AI). In ogni caso la maggioranza, il 60%, si rivolge ancora ad amici e familiari.

E che dire, invece, quando l'AI si sostituisce al partner stesso? In questo caso, secondo la ricerca, le opinioni dei ragazzi sono molto diverse: c'è quasi un totale rifiuto per le app "di compagnia". Il 12% dei giovani tra i 18 e i 24 anni intervistati, infatti, ha dichiarato di aver utilizzato un'app di intelligenza artificiale come partner virtuale negli ultimi tre mesi. Come motivi della scelta hanno citato la noia e il divertimento (45%), la possibilità di fare giochi di ruolo e simulazioni (43%), il tentativo di costruire una "connessione autentica" (38%) e il bisogno di elaborare le proprie emozioni (26%). Tutto questo, però, viene spesso giudicato molto più negativamente rispetto all'uso dell'AI come supporto per il dating. Il 47% vede di cattivo occhio l'AI nei contesti romantici, 2 single su 5 non uscirebbero con chi usa app di compagnia IA e, tra le donne 18-24, a pensarla così è addirittura il 51%. Il modo in cui le nuove tecnologie influenzano la nostra vita romantica e sessuale è ancora in divenire (e qualcuno potrebbe chiedersi se sia corretto ricevere un messaggio romantico scritto da ChatGPT), ma ad oggi sembra che i più giovani sappiano dove vogliono tirare la linea.