Quanto è un body count alto? Ma soprattutto: quanto è un body count accettabile? Sui social in molti (specialmente ragazzi) si interrogano su questo numero in relazione alle ragazze che frequentano. L'espressione, letteralmente «conteggio dei corpi», sta a indicare il numero dei partner sessuali avuti da una persona e deriva direttamente dall’ideologia incel. La logica è tanto semplice quanto misogina e patriarcale: il valore di una donna è legato alla sua disponibilità sessuale e, per un uomo, stare con una ragazza che ha avuto tanti partner è svilente.
Avere una certa curiosità per il passato della persona con cui si sta è effettivamente qualcosa di comune, ma qui basta guardare i moltissimi video su TikTok per capire che il discorso è diverso: si tratta di una catalogazione.
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L'ossessione per i partner precedenti
C'è una ricerca condotta da Lovehoney che ha provato a indagare questa ossessione per i partner precedenti, diffusa soprattutto nelle nuove generazioni. Dai dati è emerso che 7 persone su 10 dichiarano che il numero di ex non rappresenta un criterio determinante all'interno di una relazione ma c'è un 29% di persone che considera invece cruciale il passato del proprio partner. Le generazioni più mature, persone tra i 55 e i 64 anni, sono le meno interessate al passato sessuale dei partner e non considerano giusto porre dei limiti di accettabilità (solo il 15% pensa il contrario).
Nella fascia tra i 35 e i 54 anni, invece, pongono un "body count" accettabile tra tre e dieci e i Millennial tra tre e cinque. Di questa fascia d'età solo il 23% afferma di non dare alcun peso ai vissuti sessuali del partner. Quanto alla Generazione Z, questa risulta essere la più attenta al concetto di body count, che infatti si è diffuso soprattutto negli ultimi tempi: il 42% attribuisce grande importanza alla quantità di partner sessuali della persona con cui ha una relazione.
Da dove arriva il concetto di "body count"?
Per quanto l'espressione sia ormai piuttosto nota e facile da incontrare sui social, il concetto di body count nasce da un ambiente molto preciso, quello della manosfera e dei divulgatori Incel. È facile sentirlo nominare da podcaster che seguono le orme di Andrew Tate e altri personaggi simili che indottrinano tanti adolescenti maschi convincendoli che, per una donna, assecondare il proprio desiderio sessuale sia problematico. È stato proprio Tate, infatti, a dire che «Il body count è il modo più semplice per giudicare il valore di una donna. Il 99% dei problemi del mondo sarebbe risolto se le donne camminassero per strada con il loro body count tatuato in fronte».
Si va decisamente oltre il semplice slutshaming: ci sono video di ragazzini che dicono di non volere una donna già «usata» da altri, dipingono le coetanee come trofei da vincere, qualora siano ancora integre e loro possano dire di essere i soli ad averle avute (e qui entra in gioco il valore del tutto anacronistico della verginità). Naturalmente tutto questo vale solo per le donne (e nello specifico le donne con cui vale la pena "sistemarsi") perché per gli uomini, invece, è considerato normale fare esperienza. Il body count, così, diventa un parametro per giudicare le ragazze, tanto che anche quelle che hanno body count troppo bassi vengono etichettate come frigide o bacchettone. A mancare è anche in questo caso l'educazione sessuale e affettiva, è un'analisi di come nasca questa paura di relazionarsi con chi ha avuto più esperienze, con la paura del confronto con i partner precedenti, oltre a una critica all'approccio possessivo di tanti ragazzi che finisce per delegittimare la volontà delle donne.











