Quando un'amica ci nomina una persona, quando conosciamo dal vivo qualcuno, quando chattiamo con un match, quando ci vogliono presentare un amico, la prima cosa che facciamo è sempre cercarlo sui social. «Fammi vedere una foto», diciamo, spulciamo tra gli amici in comune, guardiamo i tag, cerchiamo (in incognito) su LinkedIn, incrociamo i dati: cose impensabili solo fino a qualche decennio fa. Nel dating, soprattutto, l'abitudine a controllare chi ci troveremo davanti e a prefigurarci come sarà, è estremamente diffusa.

Oggi, nel momento in cui riusciamo a scoprire il nome di qualcuno, possiamo anche sapere che persone frequenta, in che anno si è laureato e forse anche in cosa, possiamo vedere se ha fratelli o sorelle e se è davvero alto come dichiara il suo profilo Tinder. Il "Google test" che include motori di ricerca e profili social, è piuttosto comune: una forma di "stalking" benevola e innocua in cui abbiamo sviluppato soft skill notevoli. Tempo fa, in un'intervista con INSIDER, l'esperta di relazioni Susan Winter sosteneva che «Non ci si dovrebbe vergognare se si è cercato il nome della persona con cui si esce su Google, perché è una pratica abbastanza comune. E diventa ancora più frequente quando si inizia a provare simpatia per una persona dopo il primo appuntamento. Si vuole verificarne l'identità», ma dov'è il limite?



"google test" ha senso cercare informazioni prima di un datepinterest
gremlin

Una questione di sicurezza

Cercare informazioni aggiuntive su una persona incontrata online è una pratica non solo diffusa, ma anche utile per garantire la propria sicurezza. Secondo uno studio di Norton, azienda leader per la sicurezza e gli antivirus che ha da poco pubblicato il Cyber Safety Insight Report, un utente su quattro è stato vittima di una truffa sentimentale. Nel 2025 le ricerche online sulle «truffe su Tinder» sono cresciute del 27% e il 53% degli utenti Tinder dichiara di non riuscire a distinguere una foto reale da una generata con l’AI. Sappiamo che quello che vediamo in un profilo creato ad hoc per il dating non sempre corrisponde alla realtà e, per questo, siamo ormai abituati a tutelarci, «Il rischio nasce dall’asimmetria informativa», spiegava tempo fa a Cosmopolitan Eli Carosi, esperta di truffe e sicurezza informatica presso Truffa.net, «Chi crea il profilo controlla la narrazione, chi lo osserva ha strumenti limitati per verificarne l’autenticità. Può essere uno strumento creativo per farsi notare, oppure la leva per costruire identità false, comprese immagini deepfake credibili».

Da qui sono nate diverse pratiche per riuscire a riprendere il controllo di quello a cui stiamo andando incontro. Nessuno vuole rischiare di finire in una truffa, di trovarsi davanti una persona che non corrisponde affatto a come si presentava e nemmeno di perdere tempo. Ad esempio, Sabrina Zohar, una dating coach che conduce un podcast sulle relazioni, ha detto al New York Times di essere una grande sostenitrice della videochiamata o telefonata pre-appuntamento. È un modo per sentire la voce della persona in questione e farsi un'idea del suo linguaggio del corpo. Al termine di alcune conversazioni, Zohar racconta di aver pensato: «Grazie a Dio non sono uscita con questa persona. Che delusione!» oppure «Wow, al telefono è molto più simpatico. Semplicemente non gli piace mandare messaggi».

Una questione di controllo

Anche secondo Scott Valdez, fondatore e presidente di ViDA, un servizio che aiuta i clienti a trovare la loro anima gemella online, raccogliere informazioni prima di un appuntamento può essere utile: «A volte, fare ricerche online su qualcuno prima di incontrarlo può evitarti un appuntamento senza futuro», spiega a Bustle, eppure c'è anche l'altro lato della medaglia. Cercare online chiunque incontriamo o stiamo per incontrare è anche una questione di controllo. Oggi non andiamo mai in un ristorante senza aver prima controllato il menu online e i commenti su TripAdvisor, non compriamo nulla senza leggere le recensioni di altri utenti e andiamo in vacanza in luoghi già visti su Instagram. Lo stesso vale per le persone: ci piace non farci cogliere impreparati, ma così facendo perdiamo la scintilla dell'imprevedibile e la possibilità dello stupore. Secondo Valdez, rischiamo di lasciare indietro «un pezzo fondamentale del puzzle». «Quando scorri i profili social di qualcuno prima di conoscerlo», dice, «non hai il vantaggio di filtrare ciò che vedi attraverso la lente di una relazione preesistente» e così ti crei un'immagine mentale che magari è rassicurante, ma non per forza veritiera. Fatichiamo a lasciarci andare perché implica non sapere esattamente come andrà o chi abbiamo davvero davanti, ma non esiste un altro modo per innamorarsi.