Quando è stata l'ultima volta che hai fatto un biglietto per andare al cinema? Bella domanda, eh. Ormai andare a vedere un film non è più un'abitudine, ma un vero e proprio impegno. Da un lato ci dipingono come i soliti distratti incollati a TikTok, incapaci di reggere un film per ore. Dall'altro, ci caricano addosso l'ansia di dover risollevare le sorti delle sale in crisi. La colpa però è della nostra soglia di attenzione o del costo esagerato della poltrona? Il vero tasto dolente, molto più semplicemente, è quello che proiettano sullo schermo (e che poi possiamo trovare in streaming poco dopo).



Il calo delle presenze al cinema

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    Non è una novità infatti se diciamo che il settore cinematografico attraversa una fase di profonda crisi. Gli esercenti stanno facendo di tutto per portare gli spettatori dallo streaming in sale immersive imax ed effetti sensoriali. Eppure queste soluzioni somigliano più a toppe d'emergenza che a una cura reale. Forse bisognerebbe partire con i titoli in cartellone per convincerci a tornare, no?

    Cosa ci dicono i numeri?

    Nel botteghino italiano si registrano circa 68,3 milioni di presenze, mantenendo una certa stabilità ma lontani dai fasti di un tempo, mentre nei Paesi Bassi la NVPI indica circa 28,4 milioni di biglietti venduti (un calo del 3% rispetto all'anno prima e quasi dieci milioni in meno rispetto al 2019). La colpa sarebbe dei video brevi e dell'esplosione di TikTok, che avrebbero azzerato la capacità di attenzione della Gen Z per i film da oltre due ore. Eppure i numeri dicono l'esatto contrario. Nel 2025, non solo una fetta ancora più consistente di giovanissimi è andata in sala almeno una volta, ma in Italia la fascia d'età tra i 15 e i 24 anni si conferma il target più forte in assoluto, coprendo circa il 22% dei biglietti venduti e superando persino i livelli registrati prima della pandemia.

    La generazione Z "va" al cinema

    La voglia di andare al cinema c'è, eppure si sceglie di andare in sala una volta su tre. La Gen Z non ha voltato le spalle al grande schermo. Stando a un'analisi del Guardian, oggi i ragazzi considerano l'uscita in sala un vero e proprio rito sociale, un evento aggregativo che va ben oltre la semplice visione del film. Basta aprire TikTok per capire il fenomeno.

    Attraverso community digitali come IMDb e i social, il pubblico si confronta e scrive recensioni. Non si va più al cinema soltanto per guardare una storia, ma per cavalcare una sana FOMO, sentendosi parte attiva di un discorso culturale comune.

    La popolarità di Obsession e Backrooms

    Un esempio è Obsession, horror soprannaturale firmato da Curry Barker, content creator di appena ventisei anni. Nel giro di pochissimo tempo, i feed dei social sono stati invasi da recensioni, innescando un passaparola digitale che ha spinto milioni di spettatori direttamente in sala e fatto volare gli incassi in tutto il mondo oltre quota 400 milioni di dollari.

    Dinamiche simili si sono viste con Backrooms, pellicola capace di chiamare a raccolta un pubblico young (durante l'esordio negli Stati Uniti l'88% dei biglietti è stato acquistato da under 35, con una maggioranza di under 25). Diretto dal giovanissimo Kane Parsons (all'epoca ventenne), il progetto affonda le radici nella sua omonima serie YouTube.

    Basta con reboot, remake e sequel

    Il problema non è il disinteresse verso il grande schermo, ma un catalogo che continua a riproporre gli stessi franchise e operazioni nostalgia. Servono investimenti coraggiosi su idee inedite, perché diciamocelo: non tocca ai ragazzi il compito di salvare l'industria cinematografica. Sono le case di produzione a dover fare la loro parte, offrendo copioni stimolanti e narrazioni pensate davvero per loro.

    DaCosmopolitan NL
    Traduzione e adattamento a cura di Luca Guarneri