Che genitori saranno i nuovi genitori? C'è chi dice che i Millennial e i genitori Gen Z saranno molto più attenti e rispettosi, chi li bolla già come troppo permissivi, qualcuno critica l'educazione dolce e altri promuovono il metodo Montessori. Che ci sia l'esigenza di cambiare certe dinamiche rispetto alle generazioni precedenti è evidente dalla quantità di possibilità, consigli e reel sull'argomento, eppure non tutte le voci sono uguali. Spesso i genitori avrebbero bisogno della guida di esperti autorevoli e adeguatamente formati, soprattutto per orientarli in quelle tematiche che ancora oggi sono poco trattate o addirittura demonizzate, una tra tutte l'educazione sessuo-affettiva, ancora molto carente in Italia.

Proprio a partire da questa esigenza, è nato “Genitori senza tabù, un percorso di educazione affettiva e sessuale alla sua prima edizione pensato per futuri genitori che vogliano acquisire strumenti utili e una maggiore consapevolezza nel parlare di corpo, emozioni, relazioni e sessualità con i propri figli. Si tratta di cinque incontri online da due ore ciascuno previsti dall'1 al 29 settembre a un costo di 125 euro previa iscrizione e sono ideati da Espressy, studio professionale che, attraverso l’antropologia e l’analisi qualitativa dei dati, approfondisce la sostenibilità sociale in ambito pubblico e aziendale in collaborazione con BASE Milano. «L'educazione sessuo-affettiva è un metodo, non è una risposta» racconta a Cosmopolitan Francesco Ferreri, antropologo e consulente sessuale con svariati anni di esperienza nella formazione nelle scuole che guiderà il percorso. Questa volta ha scelto di rivolgersi ai genitori perché di questi temi è importante parlare fin dal principio, in famiglia, e a prescindere dalle norme e dai divieti che, negli ultimi anni, limitano fortemente l'argomento nei contesti scolastici. «Un'educazione sessuo-affettiva attenta dovrebbe portarci delle domande», spiega, «Come vuoi vivere la tua vita? Come vuoi pensare al tuo corpo? Cosa vuoi farci con il tuo corpo? Come vuoi stare in una relazione? Sono domande che non abbiamo veramente implementato all'interno della nostra società e sono ancora contornate da giudizio, stigma e tabù». Per questo si partirà dagli interrogativi che ogni genitore dovrebbe porsi, dal rapporto con il corpo al contatto fisico fino alla costruzione dell’identità, dal rispetto e dal consenso nelle relazioni fino alla gestione delle prime esperienze digitali.



genitori senza tabu percorso educazione sessuale francesco ferreripinterest
Catherine Falls Commercial

Come sono strutturati gli incontri?

«L'idea è quella di lavorare in modo abbastanza verticale per insegnare non tanto delle nozioni da passare ai propri figli quanto piuttosto un metodo. Lavoreremo su una pratica che passa attraverso il linguaggio, attraverso lo spazio, ma anche attraverso la consapevolezza degli argomenti che stiamo trattando, cioè che cos'è corpo, che cos'è relazione, che cos'è identità. Il linguaggio è un punto che tratteremo riguardo a come affrontare questi argomenti, e lo stesso vale per lo spazio perché, proprio da un punto di vista antropologico, il dove avviene una conversazione è molto determinante. Se pensiamo come parliamo a casa, come parliamo in chiesa, come parliamo a scuola, come parliamo in ufficio, sono tutti registri linguistici differenti e quindi abbiamo anche una sicurezza nel poter dire delle cose piuttosto che altre».

Oggi i genitori sono più consapevoli rispetto al passato riguardo a certe tematiche?

«Mi piace pensare di sì. Sicuramente c'è una grande attenzione per aspetti legati all'emotività, che una volta non si prendevano in considerazione. Quello che, però, mi è chiaro è che i genitori spesso non sono così consapevoli di quanto presto l'aspetto dell'educazione al genere diventi determinante anche in modo negativo per i nostri figli e le nostre figlie. Già in età molto giovane viene chiesto loro di performare in un determinato modo. Ho parlato con ragazzi che mi hanno detto che, come maschi, hanno imparato a reprimere le loro emozioni fin da piccoli, fino a non sentire più niente, altri mi hanno detto che hanno paura di abbracciare un amico e dirgli "Ti voglio bene", e piuttosto gli danno un pugno sulla spalla o uno spintone. D’altra parte c’è anche molta confusione, penso ad esempio a tutti i contenuti online su come educare i propri figli e come parlargli. Forse c'è proprio bisogno di iniziare a mettere dei punti fermi e cercare informazioni da chi ha un background di studi alle spalle».

Oggi, però, c’è anche molto timore verso l’educazione sessuo-affettiva...

«Parlare di corpo, parlare di sesso è proprio visto come un tabù. Il punto, però, è parlare di questi argomenti con il giusto tempo, con il giusto peso. Come con la matematica: la spieghiamo in tanti modi diversi a seconda dell’età. Si può partire dal buffetto sulla guancia dello zio o dal nonno che chiede un abbraccio per parlare di consenso, ad esempio, per imparare che abbiamo un corpo che ha dei confini e quei confini li possiamo dettare noi.

È importante ricordare che l'educazione serve a prevenire e non a curare. A volte ci spaventa l'educazione sessuo-affettiva perché sembra precoce, ma l'educazione per definizione deve arrivare prima. Pensiamo a un argomento complicato e spinoso come la pornografia: crediamo che l'età media con cui si accede alla pornografia oggi in Italia sia 12-13 anni, ma è una media e vuol dire che potenzialmente può avvenire anche prima. Non parlare per nulla di pornografia a bambini di 9-10 anni significa esporli, lasciarli privi di strumenti per affrontare qualcosa che si troveranno davanti».

Hai parlato di consenso. Ci sarà un incontro dedicato?

«Sì, quello del 22 settembre, perché il consenso è alla base di tutto. Non solo in ambito affettivo o sessuale, vale anche per i contratti che firmiamo da adulti e vale nel gioco dei bambini: se non vogliamo più giocare una partita a Monopoly, smettiamo di giocarla. Allora perché quando parliamo di sesso sembra che ce ne dimentichiamo? Perché il sesso l'abbiamo raccontato in maniera diversa: il sesso è una conquista, è una vittoria, il sesso è quello che vogliono fare tutti e tutte. Abbiamo disinstallato il consenso da certi contesti, basti pensare ai rituali dei primi appuntamenti: se è andato bene mi devi dare il bacio, se non mi dai il bacio allora non non ti è piaciuto. Invece è importante capire che il sì o il no possono far parte di quella dinamica specifica, che la persona che abbiamo davanti può darci o meno il consenso e può esprimerlo in molti modi diversi. E questo si può imparare gradualmente, partendo dal gioco, appunto, ma anche dall’ascolto dei genitori per le volontà e i modi di esprimersi del figli, sempre nel rispetto reciproco delle parti».

L'ultimo incontro, invece, è dedicato al digitale. È possibile proteggere i ragazzi dalla rete, ma senza privarli di questa esperienza?

«La verità è che possiamo proteggerli fino a un certo punto. Ormai internet è estremamente pervasivo nella vita dei nostri figli e delle nostre figlie e dobbiamo tenere conto che si tratta di uno spazio regolato da un algoritmo pilotato artificialmente per dei fini specifici. Pensate che a un ragazzino, in 23 minuti da quando si è costruisce il primo profilo social, vengono proposti contenuti ultra-estremisti di uomini che raccontano come sottomettere le donne, di come non si deve chiedere mai. Quei contenuti lì arrivano immediatamente, perché l'algoritmo l’ha già profilato. Il punto è dare gli strumenti per ragionare su quello che si vede online. Per questo, la soluzione potrebbe essere quella di affrontare insieme quel tipo di contenuto, ragionando su perché è sbagliato, perché è giusto, perché è disonesto, perché è AI. Significa instaurare un rapporto, un dialogo, un canale di comunicazione con i nostri figli verso quello che è un mondo che, se no, è estremamente privato. Noi abbiamo l'illusione di conoscere le persone che abbiamo accanto, ma poi nel palmo della loro mano possono avere un mondo a noi sconosciuto».