A Wimbledon lo spettacolo è sul campo, ma anche, da sempre, sugli spalti. Non è solo questione dei vip e dei royal ospiti fissi al torneo britannico (per quest'anno basta citarne uno solo: Hugh Grant, che dorme invece di seguire la partita), ma anche dei familiari e degli amici dei campioni. È sui loro volti che si legge tutta la tensione del match come nel caso della mamma di Jannik Sinner durante il match con Alcaraz. «Siamo tutti pronti a soffrire con te», ha commentato qualcuno su Twitter non appena le telecamere hanno inquadrato il viso preoccupato della donna.
Ci sono gli abbracci a fine partita, le foto ricordo, le lacrime a bordo campo. C'è chi chiede agli spettatori di intonare "Tanti auguri" per il compleanno del padre sugli spalti (l'olandese Sem Verbeek), c'è la figlia di Djokovic fa il balletto della vittoria («È una cosa tra me e i miei figli») e c'è chi ringrazia la famiglia per il sostegno ricevuto. C'è un filo diretto tra chi guarda e chi gioca, tra chi ha scelto di dedicare la vita al tennis e chi ha seguito tutti i passaggi di un sogno che pareva impossibile senza mai negare il proprio sostegno. Nell'abbraccio di Sinner a sua madre, già diventato virale, ci sono le storie di tante altre mamme, nonne, mentori.
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L'abbraccio di Sinner con la mamma
In poche ore, dopo la vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon, sua mamma Siglinde è diventata una star. Online circola il video in cui il tennista la abbraccia sugli spalti e le foto dove la donna si copre gli occhi per la tensione sono già diventate un meme. Il tennista altoatesino, che si è aggiudicato la coppa dopo aver battuto Carlos Alcaraz in finale, non ha mai fatto mistero del legame con la sua famiglia. «Mio papà è sempre stato il mio punto di riferimento perché lavorava tantissimo», ha raccontato, «Andava via il mattino e tornava dopo di me a casa. Però arrivava ed era sempre felice di essere con la famiglia o di giocare a tennis con me, nonostante dopo 10 ore di lavoro capisco che puoi non avere voglia. Ma lo faceva per amore». Lo stesso vale per sua mamma: «Tornava a casa e doveva mettere a posto gli appartamenti (sua madre gestiva una casa vacanze, nda) e poi casa nostra. C'era tanto amore ma non ti accorgevi mai che per loro era stata una brutta giornata, li vedevi sempre felici».
Sinner è cresciuto con i genitori e con suo fratello, Mark Sinner, che è stato adottato e ha tre anni più di lui. La famiglia si è sempre mostrata come un fronte compatto, pronta a sostenere il tennista nei momenti cruciali. Per i genitori, tuttavia, non è stato sempre facile vedere il figlio buttarsi anima e corpo nello sport. «Sono andato via di casa a 13 anni, costretto a crescere velocemente», ha ammesso Jannik Sinner, «ho imparato da solo a fare la lavanderia, a cucinare, a fare la spesa. Per un genitore lasciare andare un figlio così presto non è facile. Ci siamo persi molte cose che sto cercando di recuperare».
Paul Jubb cresciuto con nonna Valerie
Tra le storie che hanno commosso Wimbledon quest'anno vale la pena ricordare quella del tennista britannico Paul Jubb che è emerso tra le nuove promesse vincendo una wild card per il tabellone principale del torneo dopo aver trionfato nel singolare maschile del campionato NCAA. Jubb ha 19 anni e una storia familiare complicata. È rimasto orfano a tre anni e a crescerlo è stata sua nonna Valerie in una casa popolare a Hull grazie alla sua pensione e agli assegni familiari. Ha iniziato a giocare a tennis alla scuola elementare per poi farsi notare e arrivare a vincere i campionati nazionali Under 16. Da lì ha ottenuto una borsa di studio per trasferirsi negli Stati Uniti dove oggi studia e gioca a tennis all'università del South Carolina.
«È un sogno che si avvera», ha commentato la nonna parlando dell'invito al prestigioso torneo con il Mirror, «Io sono la sua critica peggiore. Quando penso che stia giocando male, mi fermo e vado a fare shopping o a prendere una tazza di tè. Lui alza lo sguardo e vede che me ne sono andata. Ma spesso quando torno è lui a vincere. Non perde spesso». A Wimbledon, però, Valerie non ha potuto essere presente: «I biglietti costano mille sterline, non posso permettermeli», ha spiegato, «Ma non posso descrivere quanto sia orgogliosa di lui, farò il possibile perché la fama non lo cambi».
Le "due madri" di Djokovic
L'importanza del sostegno familiare è stato spesso sottolineato anche da Novak Djokovic che ha sottolineato spesso il ruolo fondamentale dei suoi genitori, Dijana e Srdjan Djokovic. Il campione del tennis ha parlato delle difficoltà che hanno dovuto affrontare i suoi per farlo giocare, soprattutto negli anni della guerra. «La Serbia era sotto embargo», ha raccontato ricordando la sua infanzia prima di trasferirsi all'accademia di Niki Pilic a Monaco di Baviera, nel 1999. «Era un periodo molto difficile per tutti nel mio Paese. Mio padre e mia madre hanno dovuto affrontare molte difficoltà, finanziarie, emotive, di vario tipo e io non me lo dimentico».
Djokovic, però, ricorda spesso anche un'altra figura che è stata fondamentale nel sostenerlo nella sua incredibile carriera. Si tratta dell'allenatrice Jelena Genčić, che lui definisce la sua «madre del tennis». «È mancata circa 10 anni fa, ma ha avuto un'influenza incredibile su di me, dentro e fuori dal campo», ha raccontato in un'intervista del 2023, «È stata una vera mentore. E ha lavorato a stretto contatto con i miei genitori, che le hanno dato spazio e il permesso di trascorrere molto tempo con me, anche quando non ci allenavamo in campo. Andavo a casa sua e facevamo molte cose diverse che mi hanno plasmato come essere umano, ma anche come professionista, come giovane giocatore che sogna di diventarlo».
La dedica di Amanda Anisimova: «Grazie mamma, hai infranto la superstizione»
Parlando di Wimbledon e di sostegno materno, quest'anno è stata Amanda Anisimova a pronunciare il discorso più commovente. La ventitreenne americana ha perso alla finale del torneo contro Iga Swiatek, ma ha ugualmente voluto fare una dedica a sua mamma, presente sugli spalti.
«Mia madre è la persona più altruista che conosca e ha fatto di tutto per farmi arrivare a questo punto della mia vita», ha detto Anisimova il cui padre è morto nel 2019, quando lei aveva 17 anni. Poi la tennista si è rivolta direttamente alla mamma senza trattenere le lacrime: «Grazie per essere qui e per aver infranto la superstizione di arrivare in aereo», ha detto riferendosi al viaggio per arrivare a Wimbledon. «Non è certo per questo che ho perso oggi», ha aggiunto ridendo, «Sono davvero felice di poter condividere questo momento e che tu sia qui oggi ad assistere di persona».













