Era il Festival di Sanremo 1966, Mike Buongiorno chiamava sul palco dell’Ariston Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti per cantare la romantica Dio come ti amo, Drusilla Foer non era ancora nata, ma sarà proprio quella la canzone di Sanremo che le colpirà per sempre il cuore. È romantica del resto, lei ama baciare e ama farlo «senza distinzioni», così ha raccontato a La Repubblica in una delle ultime interviste prima di prendere in mano la terza serata del Festival di Sanremo al fianco di Amadeus. Lei, di palchi, ne ha già conosciuti parecchi - proprio in questo periodo è in tournée con il suo spettacolo Eleganzissima - ma, questo, ha una storia totalmente a sé.
Appena annunciata la sua partecipazione, non scontata e molto apprezzata, Drusilla Foer si è definita la soubrette âgée, ma se, finalmente, dati anagrafici e misure di circonferenza non sono più così importanti, che sia âgée o meno a noi poco importa. «Penso che Amadeus abbia voluto dire: stiamo tutti insieme, c’è posto per tutti. È stato creativo scegliere giovani talenti come Lorena Cesarini e Maria Chiara Giannetta, e oltre a me due bellissime signore come Ornella Muti e Sabrina Ferilli. Percepisco la mia presenza a Sanremo in questo senso. E se riesco a ricordarmelo, riuscirò anche a scendere più tranquilla quella scalinata».
Se, tanti, pensano che i discorsi (ne aspettiamo e ne desideriamo parecchi) di Drusilla Foer possano essere monopolizzati da una retorica politica e sociale contro l’affossamento del disegno di legge Zan, si sbagliano. Drusilla sarà il volto dell’Italia per una serata per, come ha dichiarato lei, ispirare e prendere le parti di tutte le donne maltrattate. Ricordiamo che, nel 2021, su 295 omicidi commessi in Italia, 118 erano vittime donne di cui 102 uccise in ambito familiare. «Io rispetto il pensiero di chiunque. Io non voglio convincere nessuno. Non mi piace persuadere, ma ispirare. Detto ciò, se la mia vena naïf può servire alla causa Lgbtq+ ne sono felice. Ma vorrei essere la paladina anche delle donne maltrattate e di tutte le persone per qualsiasi motivo vengono tenute ai margini. Il nostro è un Paese dove da sempre convivono il pesto con la pizza margherita, la canzone napoletana con la scuola genovese dei cantautori. Pillon credo non sappia cosa dicono i miei messaggi di leggerezza. Gli ha solo dato un’etichetta. E comunque sono incredibilmente sorpresa nel vedere quante persone sono con me. Nel mondo del web, della politica, della cultura».
Immaginare cosa possa accadere su quel palco è impossibile, ma ciò che è certo è che Drusilla darà chiaramente una lezione di umanità con la sua schiettezza e con la sua ironia a diverse e tante generazioni. A quelli che disprezzano la libertà di essere, a quelli che vivono la vita classificando le persone, a quelli che credono in un cambiamento radicale. L’importante è non definirla, Drusilla. Non chiamatela icona di stile (anche se sul fronte moda darà una grande lezione, vestendo abiti già presenti nel suo guardaroba), non chiamatela attrice en travesti (anche se potrebbe sembrarvi il termine adatto per definirla). Lei è semplicemente Drusilla Foer. «Io sono quel che faccio, quello che studio, cosa dico».













