L’articolo su The Testaments contiene spoiler dei primi tre episodi.
Il dibattito femminile sull’autodeterminazione attraversa confini e generazioni e, ovviamente, anche la cultura pop. Attraverso la serialità televisiva contemporanea è stato possibile indagare i diritti delle donne, e navigando anche attraverso mondi distopici, analizzare mondi terribili, paralleli e inquietanti rispetto al nostro presente. The Testaments, dall’8 aprile, su Disney+ si inserisce sicuramente tra le narrazioni più attese proprio perché spin-off di The Handmaid’s Tale, da cui raccoglie la sua eredità culturale. Il mondo di Margaret Atwood, così, continua il suo mostrarsi tra storie che diventano anche manifesto femminista dimostrando, infine, che la conoscenza rimane sempre uno strumento di libertà.
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The Testaments continua a esplorare il mondo di Gilead attraverso lo sguardo di una nuova generazione di future donne cresciute all’interno di un regime fondato sulla repressione. C’è un discorso politico, c’è il corpo della donna in mano agli uomini, c’è la pubertà elevata a orgoglio patriarcale, e c’è la lotta per il diritto alla libertà. Uno spin-off in cui ci si è chiesto diverse volte se sarebbe nuovamente apparsa Elisabeth Moss che in The Handmaid’s Tale interpreta la protagonista, June Osborne, e che qui veste i panni di produttrice esecutiva.
La trama di The Testaments
Lo sguardo, in The Testaments, si sposta da June Osborn ad Agnes, chiamata nella serie precedente Hannah. È così che si comprende fin dai primi minuti del primo episodio che la protagonista non è altro che la stessa figlia di June e Luke in The Handmaid’s Tale. Ribattezzata con un altro nome, dopo essere stata rapita da Gilead, Agnes è interpretata da Chase Infiniti. Attraverso la sua crescita e quella delle sue coetanee, le cosiddette “ragazze prugna” - le adolescenti che non hanno ancora avuto la prima mestruazione - Agnes offre uno sguardo sull’obbedienza che devono mantenere le giovani ragazze. Tutto, però, cambia quando incontra Daisy, una "ragazza bianca”, arrivata oltre i confini di Gilead per sua volontà. È lei che rappresenta lo sguardo nuovo e diverso sul mondo. E la possibilità di conoscere altro. Di scoprire che si può vivere in modo diverso. Libero, senza sottomissioni.
Ci sarà anche Elisabeth Moss?
Gilead rimane, zia Lydia pure. In tutte queste circostanze che si mostrano identiche alla serie passata, The Testaments, richiamava fin dal principio anche la presenza di Elisabeth Moss nei panni della sua June. Coinvolta come executive producer, rappresenta il ponte tra passato e futuro di questo universo narrativo, consolidandone la continuità artistica e ideologica. Prima ancora che la serie venisse pubblicata l’attrice stessa aveva lasciato intendere il suo legame al progetto televisivo, dichiarando di essere felice di non aver dovuto «dire addio a quel mondo» dopo la fine, appunto, di The Handmais’s Tale. Ed è così che se fin da subito si intuisce che Agnes in verità è Hannah, poco dopo, appena si parla di Mayday - la rete di resistenza clandestina - lei appare. Una presenza attesa, necessaria. Ed è così che tutto torna e tutto si collega per davvero. E Gilead rimane un luogo in cui voler tornare per esplorare, un luogo di finzione, ma pur sempre terrificante, dove le donne non sono solo resistenza, ma via primaria che guarda al cambiamento.












