Tra le scene più iconiche della terza stagione di Euphoria, la cui ultima puntata andrà in onda in Italia l'1 giugno 2026, c'è senza dubbio quella in cui Rosalìa si esibisce in una coreografia di pole dance sulle note del brano Boom Boom Boom. Il motivo risiede anche nel suo look con reggiseno di cristalli, dietro al quale si nasconde il brand Nuè Studio. Fondato in Ucraina da Viktoria Udina nel 2019, il marchio è diventato nel tempo un punto di riferimento dell'abbigliamento da serata, collezionando tra i suoi supporter anche diverse celeb. Un progetto nato da un'innata passione per la moda e che è diventato nel tempo qualcosa di molto più grande. Intraprendenza e tenacia hanno così portato la sua fondatrice a trasformare ciò che era solo un'idea in un progetto concreto. Ma spesso, quando la realtà è più bella dei sogni, ci si trova a dover fare i conti con qualcosa che non dipende da noi. La pandemia prima, e la guerra poi, hanno infatti inevitabilmente costituito delle sfide non indifferenti per una giovane imprenditrice, che non ha però mai perso di vista l'obiettivo. Le incertezze non sono riuscite a spegnere la voglia di creare, ma anzi sono diventate lo spunto per affrontare ogni difficoltà con una consapevolezza nuova. Celebrare ogni giorno non è più quindi solo una necessità, ma un vero e proprio dovere, perché ogni occasione, anche quelle più piccole, possono essere straordinarie e, soprattutto, degne di essere festeggiate. È questo il pensiero che sta alla base del prét-à-party, la nuova filosofia di moda (e di vita) inaugurata da Nué. Perché in ognuno di noi si nasconde, sotto sotto, una party girl.



Intervista alla designer che ha vestito Rosalìa in Euphoria


Come hai avuto l'idea di fondare un brand e da dove è cominciato tutto?
«Sono appassionata di moda da quando ero piccola. Crescere circondata dai tessuti ha plasmato la mia visione estetica e mi ha insegnato ad apprezzare la bellezza nei dettagli più piccoli. Prima di fondare il brand, ho esplorato diversi aspetti del settore, come lo styling, il buying, la ricerca di tessuti e il lavoro a stretto contatto con i materiali. Non ho mai avuto un’intenzione precisa o strategica di lanciare un mio marchio. È successo in modo inaspettato e naturale. Tutto è iniziato durante uno dei miei viaggi in Italia, dove stavo selezionando dei tessuti. Ne ho trovato uno straordinario con cristalli che mi ha ispirata immediatamente. Ricordo di averlo guardato e di aver immaginato un capo iconico che fosse allo stesso tempo d’impatto e disinvolto. È così che è nata l’idea del top Charlotte. Volevo dimostrare che i capi scintillanti possono essere eleganti, sofisticati e non eccessivamente teatrali. È stato anche il momento in cui è nato il concetto di prêt-à-party: pezzi che uniscono glamour, semplicità e naturalezza».

Come viene creato un capo Nué Studio? Raccontaci il tuo processo creativo.
«Di solito parto dal tessuto. Quando mi imbatto in un materiale bello e stimolante, il processo creativo inizia da lì. Lavoro a stretto contatto con il nostro tecnico di prodotto, spiegando le silhouette e la sensazione generale che desidero ottenere. Insieme iniziamo a creare i capi. Il processo è intuitivo e imprevedibile. A volte un design funziona perfettamente fin dalla prima prova o dal primo taglio, mentre altre volte cambia completamente rispetto a ciò che avevo immaginato inizialmente. Siccome gli embellishment sono una parte fondamentale dell’identità del brand, questo processo è anche altamente tecnico e orientato al dettaglio. Dedichiamo molto tempo a sperimentare con cristalli, ricami, texture, costruzioni e al bilanciamento tra morbidezza e struttura. A volte anche il più piccolo elemento può cambiare completamente la percezione di un capo. È un processo molto emotivo, istintivo e dinamico. L’unica difficoltà è che non c’è mai abbastanza tempo per realizzare ogni idea che abbiamo, soprattutto considerando le tempistiche rigide degli showroom stagionali».

Hai lanciato il tuo brand nel 2019, subito prima della pandemia e, qualche anno dopo, della guerra. Che impatto hanno avuto questi due eventi sul tuo business e cosa significa guidare un'azienda in un momento come questo?
«Gestire un’azienda è stato impegnativo fin dall’inizio, soprattutto considerando il momento in cui abbiamo cominciato. Credo che quasi ogni imprenditore abbia affrontato grandi cambiamenti e molta incertezza negli ultimi anni, ma per i brand ucraini l’impatto è stato particolarmente forte, perché abbiamo dovuto confrontarci anche con la realtà della guerra. La pandemia ci ha costretti a diventare più flessibili e a ripensare molti dei nostri processi. La guerra, però, ha avuto un impatto emotivo molto più profondo. Gestire un’azienda in tempi così incerti e dolorosi ti cambia profondamente, sia come persona sia come fondatrice. Ci sono stati momenti in cui la moda sembrava passare in secondo piano rispetto a tutto ciò che stava accadendo intorno a noi. Ma continuare a creare e mantenere viva l’azienda è diventato anche una fonte di forza, resilienza e senso di responsabilità verso il nostro team e la nostra comunità. Abbiamo dovuto imparare a operare in una condizione di costante incertezza. Naturalmente abbiamo perso molte opportunità durante questo periodo e, sotto alcuni aspetti, stiamo ancora cercando di recuperare il tempo e le possibilità che sono stati interrotti. Allo stesso tempo, sono incredibilmente grata di essere riuscita a superare così tante difficoltà, a preservare il brand, sostenere il nostro team e continuare a crescere creativamente, anche se la guerra è ancora in corso. Penso che queste esperienze ci abbiano resi molto più forti e consapevoli di ciò che facciamo. Ci hanno anche insegnato ad apprezzare più profondamente ogni traguardo e ogni opportunità».

Come è stato lavorare al look indossato da Rosalía in Euphoria? Raccontaci del progetto.
«È stata una grande emozione. Collaborare con una produzione cinematografica è molto diverso dal solito lavoro con stylist o talent, perché c’è qualcosa di molto più immersivo e stimolante nell’essere parte del processo creativo di un film. Era tutto strettamente confidenziale e questo ha reso l’attesa ancora più elettrizzante. Mi coinvolgo sempre emotivamente quando qualcosa "bolle in pentola". È quasi come se fossi diventata anch’io una piccola parte della serie ed è stato un vero piacere affiancare persone che tengono così tanto a ogni dettaglio visivo».

    Come è stato vedere finalmente il risultato sullo schermo? Cosa rappresenta questo traguardo per te?
    «Vedere Rosalía, una delle artiste più influenti ed entusiasmanti del panorama musicale contemporaneo, indossare un nostro capo è stato un momento davvero surreale, un autentico “wow” per me. Le sue performance e la sua visione artistica sono qualcosa di davvero speciale. Per il nostro brand, questo passo rappresenta un capitolo importante in termini di riconoscimento globale e visibilità culturale. Avevamo già lavorato in passato a progetti cinematografici, ma questa esperienza ci ha ispirati ancora di più. Spero che possa aprire la strada a future collaborazioni in questo ambito».


    Hai inaugurato il concetto di prét-à-party. Puoi spiegarci che cosa significa?
    «Dato che tutto è iniziato con un unico capo, il top Charlotte, volevo creare qualcosa che fosse davvero unico: un pezzo iconico capace di valorizzare immediatamente un look e diventare il centro dell’outfit per una serata o un’occasione speciale. Questa idea si è poi evoluta nel concetto di prêt-à-party. Il prêt-à-party è la nostra personale interpretazione dell’occasion dressing e della femminilità contemporanea. Nasce dalla sensazione che le donne oggi non vogliano più separare la moda per le “occasioni speciali” dalla vita reale: desiderano capi che le facciano sentire straordinarie e sicure di sé ogni volta che scelgono di indossarli. Oggi una donna non si veste elegantemente solo per un evento o una festa: a volte lo fa per sé stessa, per una cena, un viaggio, un momento particolare o semplicemente per l’atmosfera che desidera creare. È proprio questa mentalità ad aver ispirato profondamente il concetto».

      Nei tuoi lavori, la morbidezza del tessuto coesiste con la forza delle gemme. Come integri questi due materiali dalla natura così diversa e riesci a farli cooperare per creare il design finale?
      «Ho iniziato lavorando quasi esclusivamente con i cristalli, ma col tempo la mia visione è diventata molto più ampia, il che ci ha portato naturalmente a sviluppare collezioni complete di prêt-à-porter e a sperimentare con molti tessuti e tecniche differenti. Nonostante ciò, l’identità del brand è rimasta coerente: una combinazione di tessuti di alta qualità arricchiti da decorazioni in cristallo e dettagli distintivi unici. Naturalmente, dal punto di vista tecnico non è sempre semplice. Spesso affrontiamo sfide nel combinare tessuti delicati con decorazioni pesanti, sia in termini di costruzione che di tecnologia. Ma nel corso degli anni credo che abbiamo sviluppato un nostro approccio e imparato a creare un equilibrio tra questi elementi. Ci piace integrare reggiseni in cristallo negli abiti, aggiungere decorazioni applicate a mano e creare dettagli che rendano ogni pezzo unico e riconoscibile. Per noi, l’ornamento non è mai solo una decorazione: diventa parte della silhouette, del movimento e della personalità stessa del capo».

        Che spazio occupano i social nel tuo lavoro? E per il tuo brand?
        «I social media sono oggi uno dei canali più importanti per i brand di moda. Molte delle nostre opportunità e collaborazioni più interessanti sono nate in modo organico proprio attraverso queste piattaforme. Personalmente, considero i social media uno strumento di storytelling estremamente potente. Per il nostro brand, i social media sono diventati uno strumento fondamentale per costruire un’identità visiva riconoscibile e connetterci direttamente con persone in tutto il mondo. Ci permettono di condividere non solo i prodotti, ma anche l’atmosfera che circonda il brand, il processo creativo, le ispirazioni, le emozioni e l’universo che stiamo costruendo attorno a ogni collezione. Per noi è essenziale trovare il giusto equilibrio tra immagini di campagna altamente curate, che riflettano l’universo del brand, e contenuti più spontanei e autentici, capaci di risultare rilevanti e coinvolgenti per le generazioni più giovani. Personalmente non sono molto attiva sui social media, perché per natura preferisco la privacy. Tuttavia, li utilizzo spesso come fonte di ispirazione e di conoscenza, anche se cerco di non passare troppo tempo a scorrere i contenuti. In futuro mi piacerebbe essere più presente sui social media, condividere maggiormente le mie idee personali, mostrare come interpreterei e indosserei i capi io stessa e offrire alle persone uno sguardo più intimo sia sul mio mondo sia sulla storia che c’è dietro al brand».

          Che cosa (o chi) ti ispira?
          «Traggo ispirazione da molte cose e spesso tutto dipende dal mio stato emotivo o dal momento che sto vivendo. L’ispirazione può nascere dall’arte, dalle conversazioni e soprattutto dalle persone con una forte estetica personale e una grande profondità emotiva. Mi sento particolarmente ispirata dalle donne e dalla loro individualità. Mi piace anche osservare il modo in cui le persone esprimono sé stesse attraverso l’abbigliamento e il loro modo di fare. Sottolineerei il viaggio come una delle fonti di ispirazione più importanti, perché cambia la mia prospettiva permettendomi di entrare in contatto con estetiche e culture diverse. Sono inoltre profondamente ispirata dalla natura e dall’architettura, in particolare dalle texture, dalle forme e dai colori. A volte l’ispirazione nasce da cose molto semplici, come oggetti vintage, una scena di un film o persino la sensazione che trasmette un determinato tessuto. Credo che la creatività significhi essere attenti ai dettagli e alle emozioni che ci circondano e trasformare quelle sensazioni in qualcosa di visivo».

            Guardando al futuro, cosa vedi? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
            «Il mio obiettivo è continuare a lavorare perché Nué diventi un brand internazionale forte. Questo significa non solo espandere la nostra presenza globale, ma anche consolidare la posizione che abbiamo già raggiunto. Mi piacerebbe far crescere il brand oltre lo spazio digitale, esplorare nuove categorie e creare una vera community attorno al marchio e alla sua estetica. Allo stesso tempo, desidero che il brand continui a evolversi creativamente, rimanendo però fedele alla propria identità e ai propri valori. L’obiettivo è creare capi che risultino senza tempo, emozionali e memorabili per le donne di tutto il mondo».

            Ti definiresti una party girl?
            «In passato sì, decisamente. Oggi però mi sento molto più attratta da uno stile di vita tranquillo e consapevole. Apprezzo profondamente i momenti di calma, le connessioni autentiche e l’equilibrio. Mi piace comunque celebrare le belle esperienze, come trascorrere momenti intimi e condividere conversazioni significative. In generale, direi che sono più attratta dall’atmosfera e dalla connessione umana che dalla vita notturna in sé. Detto questo, adoro ancora vestirmi in modo elegante. Sono sempre stata affascinata dall’eveningwear e dai capi statement, tanto che li colleziono, inclusa una vasta selezione di pezzi Nué. Per me la moda non è mai stata soltanto legata all’uscire la sera: riguarda anche l’emozione, la fantasia e le sensazioni che un capo riesce a trasmettere».

            Il tuo sabato sera ideale? E con quale outfit?
            «Due opzioni e, a dire il vero, due versioni diverse di me. La prima prevede uscire per andare in un bel ristorante o partecipare a un’occasione speciale con gli amici. Mi piace vestirmi elegante per la serata, godermi del buon cibo, della buona musica e avere lunghe conversazioni. Tutto il rituale del prepararsi e creare l’atmosfera attraverso la moda mi dà gioia. Indosserei uno dei crystal bra o un corsetto Nué abbinato a un tailleur Nué oppure a un abito d’effetto Nué, a seconda dell’occasione, e naturalmente un bel paio di tacchi. La seconda opzione è completamente diversa: restare a casa in pigiama di seta (che, tra l’altro, credo dovrei iniziare a produrre), trascorrere del tempo con la famiglia, guardare un film o leggere qualcosa di stimolante, cucinare la cena oppure invitare amici stretti per una serata intima e accogliente. Credo che il mio sabato sera ideale dipenda molto dall’energia della settimana. A volte sento il desiderio sociale di uscire, altre invece tutto ciò che voglio è comfort, tranquillità e intimità».