Se ripensiamo alle nostre relazioni ai tempi delle medie e delle superiori, veniamo travolti da un'ondata di ricordi, emozioni e sensazioni che ci riportano a quei momenti di scoperta, di batticuore e, spesso, anche di dolore. L’adolescenza è un’età di prime volte: i primi amori, le prime delusioni, le prime esperienze che ci fanno assaporare la bellezza e la complessità dei legami affettivi. E se già le relazioni possono essere complicate in età adulta, lo sono ancora di più in un periodo in cui si sta ancora cercando di capire se stessi, le proprie emozioni e i confini tra ciò che è sano e ciò che non lo è. A volte, un po' per inesperienza e un po' perché può succedere di confondere l’amore con qualcos’altro, non ci accorgiamo di quanto una relazione possa essere più tossica che sana. Se non riconosciamo subito i segnali di ciò che non funziona, rischiamo di rimanere intrappolati in una situazione dannosa, dalla quale diventa sempre più difficile uscire. Fondazione Libellula - impresa sociale nata con lo scopo di agire su un piano culturale per prevenire e contrastare la violenza di genere e ogni forma di discriminazione - tramite l'indagine Survey TEEN 2024 ha indagato la violenza di genere tra i giovani. Ben 1.592 adolescenti tra i 14 e i 19 anni hanno preso parte al sondaggio, rivelando dati preoccupanti sulla consapevolezza e la percezione delle dinamiche relazionali tra i più giovani. I risultati sottolineano l'urgenza di interventi educativi mirati per prevenire la violenza di genere e promuovere relazioni fondate sul rispetto reciproco. 1 adolescente su 5 non riconosce gli abusi nelle relazioni, dimostrando una confusione tra ciò che costituisce amore e ciò che invece è controllo e possesso. Nel dettaglio, 1 adolescente su 5 ritiene normale toccare qualcuno senza consenso e considera accettabile baciare una persona senza il suo permesso. Inoltre, 1 su 4 non vede nulla di sbagliato nel divulgare dettagli intimi del partner senza il suo consenso. Preoccupante anche la percezione della gelosia: 1 adolescente su 2 non la riconosce come una forma di violenza. Questi dati rivelano una preoccupante distorsione nella percezione del consenso e della violenza di genere tra gli adolescenti. Il fatto che circa il 20-25% dei giovani non riconosca come violenza atti invasivi come toccare, baciare o diffondere informazioni intime senza consenso rivela un problema culturale profondamente radicato. Ancora più allarmante è il dato sulla cultura del consenso, che risulta gravemente sottovalutata: il 40% degli adolescenti non riconosce come stalking l’invio insistente di messaggi a una persona non interessata. Questa mancanza di consapevolezza non solo normalizza atteggiamenti potenzialmente pericolosi, ma alimenta dinamiche relazionali tossiche, in cui il confine tra attenzione e prevaricazione si fa sempre più labile. Questa situazione riflette l’urgenza di un intervento educativo mirato, capace di decostruire stereotipi dannosi e promuovere una cultura del rispetto reciproco, in cui il consenso non sia percepito come un dettaglio marginale, ma come un principio fondamentale per costruire relazioni sane ed equilibrate.

Anche la tendenza a minimizzare la violenza rappresenta un problema significativo. 1 adolescente su 4 considera comprensibile reagire con violenza a un tradimento, legittimando di fatto l’uso della forza come risposta emotiva. Ancora più preoccupante è la percezione distorta della gravità delle aggressioni in base al genere: quasi il 25% ritiene che una ragazza che colpisce un ragazzo sia meno grave rispetto al contrario, perpetuando così stereotipi che sminuiscono la violenza quando a commetterla è una donna. A questo si aggiunge un inquietante dato sulla colpevolizzazione delle vittime: il 40% degli adolescenti crede che, se vengono diffuse foto intime senza consenso, la responsabilità ricada anche su chi le ha scattate, piuttosto che esclusivamente su chi le ha divulgate. Questo atteggiamento non solo alimenta il fenomeno del victim blaming, ma ostacola anche la possibilità di riconoscere e contrastare realmente la violenza digitale. Queste convinzioni dimostrano quanto sia necessario un cambiamento culturale profondo, che passi attraverso l’educazione al rispetto, al consenso e alla responsabilità individuale, per contrastare la normalizzazione della violenza in tutte le sue forme.