Tutti vogliamo essere Brat: la Brat girl summer sta spopolando piuttosto inaspettatamente sbaragliando la concorrenza dell'ennesima versione di hot-girl, feral-girl, rat-girl e altri simili trend estivi. «Non ho mai sentito questa parola», ha osato dire Glen Powell qualche giorno fa durante la promozione del film Twisters «Non so proprio dove sei stato finora perché è davvero... è una cosa importante», gli ha risposto Daisy Edgar-Jones «C'è verde ovunque!». Se tutti vogliono essere Brat il merito va a Charli XCX che è arrivata al successo mainstream con un album che parla alla sua generazione (di ragazze, soprattutto), le fa ballare, le fa sentire iconiche mentre si truccano allo specchio, ma allo stesso tempo racconta delle loro insicurezze e ansie. Se tutti vogliono essere Brat, però, è anche per via di quella parola scritta in font Arial sgranato su fondo verde acido che attualmente è, davvero, ovunque: su maglie (quelle del merch di Charli ma non solo), asciugamani, vinili, cappellini e meme, politica (sì, Kamala è ufficialmente Brat), ripresi da colossi come Amazon, Duolingo, Google e Netflix. Esiste persino un sito "bratgenerator" che riscrive ogni parola in formato brat.


L'estetica con cui la parola è scritta risulta la perfetta manifestazione del significato della stessa. Brat vuol dire irriverente, scanzonato, monello e lo stesso vale per la cover dell'album, conferma che le idee geniali sono spesso le più semplici. In una recente intervista a Billboard , la cantante di "360" e il suo direttore creativo hanno spiegato il processo creativo dietro la copertina che, a quanto pare, esisteva prima di qualsiasi canzone del disco. Il 16 marzo 2022 nel telefono di Charli c'è un messaggio dove dice ai suoi amici «Penso che dovrebbe esserci solo una parola sulla copertina dell'album... Forse dovrebbe chiamarsi "brat "». Solo sei mesi dopo ha iniziato a scrivere, ma quella parola è rimasta come ispirazione.

Quando si è trattato di curare la grafica Charli ha raccontato a Billboard di essersi spirata a «un volantino di un neon rave degli anni 90 e ai titoli di coda della commedia del 2007 di Gregg Araki, Smiley Face». Il colore dell'album, per chi fosse interessato, è Pantone 3570-C, che, secondo lei, è «in realtà piuttosto disgustoso». Ma non è stata una scelta fatta a caso come potrebbe e dovrebbe sembrare: «Sapevamo che sarebbe stata verde, ma le discussioni sulla tonalità esatta sono durate settimane», ha detto la direttrice creativa Imogene Strauss, «Abbiamo creato davvero tante versioni prima di quella finale. Abbiamo analizzato ogni singolo elemento: dove è stato utilizzato questo colore in precedenza, quali sono le sue associazioni, chi reagisce ad esso e come». Alla fine, però, Charli ha detto di averlo scelto perché «scatena una conversazione davvero interessante sulla desiderabilità: doveva essere davvero ostile e poco cool».