«Poi c'è la musica stessa, frammenti fulminei di bubblegum breakbeats che prendono vita, e svaniscono, in poco più di un minuto», scriveva nel 2021, su Pitchfork, Arielle Gordon, recensendo il mixtape di debutto di PinkPantheress, to hell with it. Cinque anni prima che l'artista britannica riscrivesse le regole della musica elettronica diventando la prima donna a vincere l'ambitissimo premio di Producer of the Year nella storia dei Brit Awards – fino al 2026, solamente una volta era stato conferito a una persona poc (Inflo nel 2022), ma mai a una femmina –, si parlava già e molto del suo suono, forse proprio perché se lo produceva da sola e anche piuttosto bene. La stessa lo definiva "New nostalgic".



Diventata virale su TikTok, PinkPantheress, all'inizio della sua carriera, mixava molti dei suoi brani, che poi pubblicava su Soundcloud, servendosi di GarageBand (un software di produzione musicale sviluppato da Apple, disponibile gratuitamente su macOS e iOS) mentre stava distesa nelle sale della sua università fino a tarda notte (studiava alla UAL, University of the Arts London, anche se non l'ha mai finita, ma come Kanye West insegna, tutti i geni sono college drop-out). La sua musica veniva subito etichettata come alt o bedroom-pop, dalla piacevole e ingannevole semplicità, dalla voce silenziosa e accogliente, dai testi brevi e dalle frasi evocative (topline) che le garantivano un fascino Y2k, contaminato da influenze estremamente varie – R&B, dance, drum and bass, jungle, 2-step, house e hyperpop: un blend omogoneo di generi e stili che difentavano cifra identificativa e riconoscbile. Jon Caramanica, sul New York Times, scriveva che PinkPantheress suonava «come se stesse soffrendo e flirtando allo stesso tempo»; Steffanee Wang, su Nylon, aggiungeva che ascoltarla, la riportava a quando stava le ore «su internet prima che i social media fossero una cosa».

Pink Pantheress e il ruolo delle donne producer nell'industria musicale

Non si riuscirà mai a trasmettere a parole un'idea esaustiva di cosa significhi ascoltare un brano prodotto da PinkPantheress, ma volendoci provare, si può discutere di "Pain", indiscutibile successo di quel suo primo progetto ufficiale. In questa canzone, la musicista campiona la hit UK garage "Flowers", rallentandola per farla adattare al suo stato d'animo sonnolento; non sovrasta il sample con il suo testo, ma riempie lo spazio con una serie di "la, la, la" dolcissimi e rilassanti, lasciando respirare sia un ritmo hip-hop lo-fi leggerissimo che l'ascoltatore, dopo poche note inevitabilmente catturato in uno stato d'ipnosi (il termine inglese "mesmerized" renderebbe meglio il concetto).

Nei successivi cinque anni, Victoria Beverley Walker (nata a Bath, nel Somerset, nel 2001 da padre inglese e madre kenyota, ma cresciuta a Kent), ha continuato ad abbattere le barriere dell'elettronica, solidificandosi ancora di più insieme al suo suono, decisamente Gen Z (e al suo signature look: indossa sempre il tartan sulle spalle), prima con i suoi seguenti album compreso il più recente Fancy That, due volte nominato ai Grammy, poi con le ultime entusiasmanti collaborazioni con artiste altrettanto valide e rilevanti nella scena del 2026, come l'acclamatissima Zara Larsson o Ice Spice.

Secondo Nicolaia Rips di i-D, l'ascesa di PinkPantheress, una giovane donna poc che lavora nel mondo della musica elettronica, da popstar amatoriale a produttrice affermata e che batte ogni record, rappresenta non solo una vittoria individuale per se stessa, ma anche per il futuro dell'industria musicale.



La produzione musicale è un settore dell'industria ancora restio alle donne, che viene erroneamente concepito come troppo tecnico e troppo specifico, troppo difficile per essere attraversato in maniera seria e adeguata da una donna. Rimane quindi, culturalmente, un'attività pensata per gli uomini, un boys club reso inaccessibile, un male-dominated-field più difficile da navigare per chiunque non sia un uomo bianco, cis ed eterosessuale.

Una ricerca recente di Stacy L. Smith e USC Annenberg Inclusion Initiative mostra come le donne nel mondo della musica stiano riuscendo a mantenere i traguardi raggiunti negli ultimi dieci anni, ma abbiano ancora ampissimi margini di crescita, occupando ancora troppo pochi degli spazi disponibili nell'industria. Insieme a tutto il resto (analisi relative ad artisti e autori, artiste e autrici), lo studio rivela infatti che nel 2024 il numero di donne produttrici di musica popolare non ha registrato un aumento significativo. Esaminando i dati degli ultimi 13 anni, dal 2012 al 2024, e le 1300 canzoni che sono finite nella classifica Billboard Hot 100, ad ogni fine di questi anni, i ricercatori hanno scoperto che, nell'ultimo decennio, le produttrici hanno rappresentato una percentuale incredibilmente bassa di questa classifica (il 2,8%) – mentre le produttrici poc una ancora più esigua. Nel 2024, il 5,9% dei crediti di produzione era detenuto da donne, rispetto al 6,5% del 2023 e al 2,4% del 2012. Delle 14 produttrici nel 2024, inoltre, solo due erano poc. Se invertiamo gli elementi, scopriamo che nell'arco di tutti questi 13 anni, il 93,3% dei brani selezionati dalla classifica è stato realizzato senza la partecipazione di donne produttrici. Se rispetto a dieci anni fa, la situazione appare sicuramente migliorata, rimane evidente come lo spazio occupato delle donne nei lavori dietro le quinte sia ancora misero; forse si registrano dati migliori nella scena indipendente o nell'underground, ma non a livello mainstream (che è anche, tuttavia, dove girano i soldi, l'economia).

PinkPantheress ha quindi decisamente fatto la storia, stabilendo un precedente importante per l'evoluzione della parità di genere e della musica stessa, che senza le donne (quindi della metà della popolazione) si priva di metà di canzoni potenzialmente bellissime, ma è bene ricordare che un unico esempio non basta per rivoluzionare dinamiche di potere radicate a livello sistemico. Il Glass ceiling (quando una donna sfonda il cosiddetto soffitto di cristallo, risultando l'unica che riesce a fare carriera) è esso stesso uno degli strumenti attraverso cui l'egemonia maschile riesce rimanere predominante, a continuare ad imporsi e a mantenere il controllo. È stata la stessa Walker — i cui eroi sono i My Chemical Romance —a dichiarare all'Hollywood Reporter, nel luglio del 2025, di voler essere presa più seriamente dall'industria musicale e che le «persone sono meno propense ad ascoltare musica elettronica prodotta da una donna nera». «Ho sempre dovuto lottare per ottenere un certo livello di rispetto come autrice, come compositrice e soprattutto come producer», affermava invece Alicia Keys durante il suo discorso ai Grammy Awards 2025, ricevendo il Dr. Dre Global Impact Award; l'unica altra musicista solista donna ad essere mai stata nominata per il premio di Produttore dell'anno ai BRIT Awards è stata Kate Bush, ma nel 1990. Ci sono tantissime artiste, da Björk a Rosalia, da Caroline Polacheck a Solange, fino a esempi di nicchia, come Dj Suzy, esemplari a livello qualitativo e talvolta riconosciute criticamente, ma sono ancora lontane dall'essere considerate, approcciate, trattate alla pari della controparte maschile, dei loro colleghi uomini.

«Ero solita pensare di avere una crush, ma in realtà volevo solo il suo lavoro», ha detto Jenna Ortega nella seconda puntata del nuovo podcast di Kid Cudi, Big Bro, lo scorso 8 aprile 2026. E infondo è davvero tutto riducibile a questo: ci hanno insegnato il nostro obiettivo è trovarci un ragazzo o un marito cool, ma è ora che stiamo capendo che lo stile ci appartiene già, anzi, ci è sempre appartenuto e che, troppo spesso, ci è pure stato rubato da quei fidanzati (elencare tutte le figure femminili a cui storicamente è stata sottratta l'agency artistica e spacciata per produzione maschile qui sarebbe troppo prolisso, basta ricordarsi di Sof'ja Tolstaja e di Lev Tolstoj); chissà quante atre cose grandiose potrebbero fare le ragazze se solo gliele si lasciassero, semplicemente, fare.