Succede di perdersi, di non essere più in connessione con i propri bisogni, di farsi trasportare dalle emozioni e da un mondo che ci circonda che fin troppo spesso fagocita orizzonti e successi ideali. E poi arriva il momento di fermarsi. Come scrive Chiara Gamberale nel suo Come il mare in un bicchiere, «A che cosa ci riferiamo, quando diciamo: io? A tutto quello che prescinde dal Là Fuori o a tutto quello che lo prevede?».

Sembra che Noemi, in piena Pandemia, un giorno si sia fermata, quando tutto era troppo, e si sia chiesta proprio questo, quando niente andava come si sarebbe aspettata e tutto sembrava sfuggirle dalle mani. Nel momento della lentezza e del ritrovarsi, ecco che le sofferenze di amori infranti e la rabbia di ideali non raggiunti hanno lasciato il posto a Metamorfosi (2021), l'album nato dal profondo lavoro su di sé e sul proprio corpo.

Oggi torna con "Non ho bisogno di te", un inno alla solitudine e alla affermazione di sé senza aver bisogno di qualcuno accanto per forza perché, alla fine, le scelte sono solo nostre. Il messaggio è rivolto a tutte le donne e noi ne abbiamo parlato proprio con lei, partendo dal corpo, dal lavoro, e dalla figura dell'artista in un mondo dello spettacolo in cui, a differenza dei colleghi uomini, vivono nello stereotipo del corpo e dell'aspettativa. E che, forse, in realtà, noi per prime dovremmo iniziare a vedere come luogo di affermazione personale. Deve partire (anche) da noi, ma la strada è ancora lunga.

a woman with red hairpinterest
Antonio Dicorato

Partiamo da qualche anno fa. In "Vuoto a perdere", canti "sono un peso per me stessa". Che periodo era e oggi, invece, che momento è?

«Il brano è stato scritto da Vasco Rossi e Gaetano Curreri ed è una canzone che nasce proprio per me. È un sogno che si è realizzato, perché lavorare con Vasco e Gaetano era un obiettivo della mia vita, ed è stato tutto giusto in quel momento, perché era il racconto di una donna che si sente scarica, senza passione né direzione, ma poi torna più forte di prima. Sono i momenti in cui ci sentiamo più fragili che ci danno forse anche l'occasione di tirare fuori le unghie».

"Fingersi felici di una vita che non è come vogliamo", canti in "Sono solo parole".

«C'è stato un momento in cui negli ultimi anni sono cambiate un po' di cose: umanamente, non mi sentivo più allineata a quello che volevo rappresentare con la mia musica. Questa canzone è molto significativa per me, perché mi ha dato la possibilità di ri-bilanciare, dopo un periodo in cui mi ero molto accomodata sulle cose che sapevano che mi venivano bene. Poi è arrivato il 2021, quando ho pubblicato l'album Metamorfosi, dopo un percorso personale di consapevolezza, che non finisce mai perché siamo sempre in divenire».

Di quale cambiamento parli?

«Mi ero allontanata da me, mi vedevo meno a fuoco, mi sentivo di aver perso il collegamento con la parte più profonda di me, con la mia essenza. Ma questo succede nella vita, quando si fanno tante cose. Poi il mondo dello spettacolo è un lavoro che porta a frequentare tante persone, in mezzo alla confusione, le cose che succedono sono come un cavallo che poi inizia a galoppare e tu ti fai portare, senza avere il controllo su dove stai andando. Poi, però, quando tutto torna a rallentare (perché la vita va a fasi), magari ti accorgi che ti sei perso qualcosa».

E come ti sei ritrovata?

«Innanzitutto mi sono fermata e in questo forse la pandemia mi ha aiutata. È stato un periodo molto doloroso per tutti, per quello che stava succedendo nel nostro Paese e nel mondo, però mi ha dato la grande opportunità di riflettere, lavorare su di me, di andare da un terapista, perché da soli non si fa niente. In terapia mi sono sentita ascoltata in maniera diversa».

Il tuo nuovo brano "Non ho bisogno di te" parla di una rinascita, confermi? Dipingi il ritratto di una donna forte, determinata, soprattutto libera.

«È una canzone che ho scritto con Drast e Golden Years, due artisti bravissimi della scena romana che hanno saputo unire cantautorato e musica contemporanea. Scrivere questo testo è stato quasi naturale, siamo sempre così bravi a rovinarci la festa da soli, troviamo quel difetto, quella cosa che manca. Questo modo di pensare non mi appartiene più, bisogna avere il coraggio di mettere una distanza se qualcuno o qualcosa ci allontana dalla felicità. "Non ho bisogno di te", significa proprio questo. Abbiamo deciso di inserire la scena della vasca da bagno nel video che è un elogio alla solitudine, al bisogno di silenzio, di stare con noi stesse».

Ti batti, invece, contro il silenzio sulla causa della violenza contro le donne.

«Sono salita recentemente sul palco di Una Nessuna Centomila, per l'eliminazione della violenza contro le donne, ma soprattutto per l'emancipazione, per l'eliminazione del gender gap dove noi donne non togliamo niente a nessuno. La cosa più bella è stata il 25 novembre, quando ho partecipato alla marcia a Roma e c'erano tanti uomini, tanti ragazzi. Così come è bellissimo che ci fossero tanti cantautori e artisti uomini sul palco dell'Arena di Verona».

A proposito di donne e uomini. Spesso ti hanno chiesto del tuo corpo, pensi che ci sarebbe stata la stessa attenzione se fossi stata un uomo?

«Il corpo maschile, diciamocelo, è un corpo noioso. Il nostro è un tempio, invece, capace di dare la vita e suscita per natura più interesse. È anche vero, però, che nella mia esperienza quotidiana i commenti più aggressivi mi vengono rivolti soprattutto dalle donne. Lo vedo sui social, molte volte. Mi dispiace, forse il lavoro dobbiamo farlo anche su di noi».

E nel mondo della musica questa attenzione è amplificata? Qual è la condizione del femminile nel mondo dello spettacolo, tu che lo vivi da dentro?

«Mi piace porre l'attenzione su un tema che è molto attuale. Viviamo in un Paese dove bisogna ancora scegliere se diventare mamme o se lavorare, il fatto che bisogna fare una scelta impone una riflessione a livello di un'evoluzione proprio a livello della gestione della maternità, della possibilità di portare i bambini al lavoro. Tendenzialmente è vero, noi artiste magari abbiamo il tema di voler poi tornare subito sulle scene, e possiamo permetterci magari più facilmente un sostegno, un aiuto esterno nella gestione di tutto. il pensiero va rivolto a tutte quelle donne che invece hanno un lavoro normale, dove sei parte di un ingranaggio più grande, di un sistema in cui non sei tutelato».


A una giovane cantante che vuole farsi strada nel mondo della musica, che consiglio daresti?

«Di studiare, di studiare tanto, di studiare uno strumento, di studiare canto, di scrivere, di essere un'artista autonoma, di essere libera nell'ottica di lavoro, di non dipendere da nessuno e di muoversi tanto, di lavorare tanto su se stessa per capire bene chi è e per arrivare alla creazione di un progetto che la rappresenta al cento per cento. E servono moltissimo nel nostro panorama artistico perché portiamo una visione del mondo molto nostra, c'è bisogno di noi. Siamo ancora troppo poche, soprattutto nella produzione e nelle band, venite, vi stiamo aspettando».