Se doveste cercare informazioni sui Tropea, quarti amatissimi classificati dell’ultima edizione di X-Factor, sul loro profilo Instagram, potreste ritrovarvi in un piccolo mondo antico in cui antico fa riferimento agli anni Dieci, abitato da meme, internet slang, e tutto ciò che spiegato in un articolo provocherebbe un istantaneo momento di imbarazzo e disagio sociale. Cringe insomma, parola italiana a tutti gli effetti dal 2021 Crusca dixit. Pietro, Domenico, Claudio e Piso si muovono tra pop, lo-fi e musica bedroom con la consapevolezza di chi ha un solido background musicale (derivante dalla Civica Scuola Claudio Abbado per Pietro e Piso, dall’esperienza della produzione per Mimmo e dell’insegnamento della batteria per Claudio) ed è abituato a stare sul palco da anni, più precisamente dal 2017 quando la band milanese nasce durante un assedio culturale. Dalla cover di “Luna” dei Verdena che ha galvanizzato pure quelli che i Tropea non li avevano mai sentiti (difficile se abitate a Milano, impossibile se frequentate il bar Picchio), ai momenti della finale dove il gruppo è arrivato nel roster di Ambra Angiolini, giudice per la prima volta in questa edizione (vinta dai Santi Francesi), tra bagni di folla, fusioni di stili sporcate dalla voce di Pietro, un nuovo tour e la verve scanzonatissima che li ha salvati da tutti i ballottaggi in cui sono finiti, con X-Factor hanno dimostrato a un pubblico più vasto quanto ci si possa divertire sfruttando le infinite possibilità della canzone, e che essere cringe alla fine sia molto meglio che non esserlo.

«Ora stiamo usando le ore libere per dormire un po’, ma siamo ancora in un vortice di cose da fare», «no Claudio io sto abbastanza festeggiando, sono ancora sulla spinta dell’euforia anche se so che quando passerà ci sarà un down fisiologico raro», continua Pietro che raggiungo insieme a Claudio e Domenico durante una telefonata di dicembre in cui a più riprese, tra gag e intuizioni, mi sarei ritrovata a riflettere su quanto questo potrebbe essere un buon momento per mollare il mio lavoro e fare semplicemente la groupie. Dopo esperimenti interessanti come quello di "Amarsi un Anthem", che ha fatto incontrare Lucio Battisti e Venerus, le sperimentazioni Asmr e una versione appositamente studiata per essere diffusa su TikTok del loro Ep, con il programma Sky Original è uscita “Cringe Inferno” con cui hanno raccontato di sex toys e amori molesti dal palco del Forum di Assago.

Il momento migliore? O ce ne sono stati altri durante l’edizione?

Pietro: «La finale, sarà difficile dimenticarla».

Domenico: «Devo dire solo la semifinale potrebbe raggiungere quel tipo di livello, eravamo abbastanza confident su quel palco dopo averlo calcato numericamente di più rispetto agli altri. La prima parte, quella dei duetti, me la ricorderò per sempre. Non solo per noi che abbiamo cantato con Donatella Rettore, un onore veramente e, Ambra, ti ringrazieremo in eterno, ma penso anche a Beatrice [Quinta, seconda classificata, nda] con Morgan. Poi il ballottaggio con gli Omini che è diventato un momento fuori dal programma perché abbiamo rifiutato la logica del gioco e ci siamo messi insieme a fare comunella.

Claudio: «Diciamo momento migliore per me essere in finale, proprio esserci arrivati, da lì in poi andava bene tutto. Gli obiettivi erano stati raggiunti. Non ci siamo mai interessati alla gara, l’importante era esibirsi al Forum e coronare questo sogno».

Ma di chi è stata l’idea di partecipare alle audition?

[Ridono].

C: «Un po’ difficile risponderti».

D: «Posso dire una cosa? Quando abbiamo deciso di partecipare alle audition l’idea era di tutti al 100 per cento».

P: «Sì».

D: «Cosa?».

P: «Prima di arrivare al giorno prima delle audition, l’idea non era di nessuno».

D: «Va beh nessuno può trascinare una band dopo quattro anni di esperienza a fare una cosa come X-Factor se tutti i componenti non ne sono convinti al 100 per cento. Poi in realtà come siamo arrivati a quel livello di consapevolezza, ecco lì è stato un travaglio».

Torniamo alla vita prima di X-Factor. Qual è la vostra storia? Io so solo che ogni volta che in questi giorni ho detto ad amici di Milano che non vedono il programma che vi avrei sentito, mi hanno risposto che vi conoscono.

P: «La nostra è una storia abbastanza milanocentrica effettivamente. Io Domenico e Piso ci siamo nati e cresciuti, e conosciuti al liceo dove abbiamo formato la prima band. Milano è sempre stata la nostra area di gioco. Negli anni qui un minimo di pubblico ce lo siamo preso».

D: «Comunque o hai beccato dei nostri amici oppure esci solo con gente del circuito indipendente. Spero di no, salvati».

Prima di quella parentesi romana che a un certo punto ha dirottato l’indie nel Lazio, quello che fate voi si faceva solo qui.

C: «Vero, aggiungo che poi quelli lì underground romani sono diventati mainstraim e ora l'indie è di nuovo tornato a Milano».

Non mi avete ancora raccontato la vostra storia. Leggenda vuole che a Tropea non ci eravate mai andati prima di scegliere il nome.

P: «Siamo nati ufficialmente nel settembre 2017, abbiamo fatto il primo concerto nell’ambito dell’assedio culturale a Palazzo Marino ad opera del centro sociale Lume di cui io ero tesserato, facevo parte del collettivo ai tempi e avendo la possibilità di suonare sul palco abbiamo colto l’occasione. Ma non avevamo ancora un nome. Abbiamo fatto un brainstorming, una battaglia di nomi e alla fine il ballottaggio ha premiato “Tropea”. Era quello che suonava meglio».

D: «E poi c’è il bar Picchio. Abbiamo iniziato a uscirci nel 2014, tre, quattro anni prima che i Tropea fossero in circolazione, ecco questo poteva essere un buon cappellino introduttivo».

P: «Sì, il Picchio è diventato il nostro ufficio».

Su Instagram è anche la vostra fanpage.

D: «Sai qual è stata la prima cosa che è stata fatta nell’ufficio del Picchio? Scegliere proprio il nome della band».

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Tropea.

Vi ho conosciuti tempo fa ascoltando “Blu” trovata in qualche playlist indie di Spotify, nostalgica, una canzone quasi lisergica. Ora è arrivata “Cinge Inferno”, in mezzo c’è stata "Technicolor" e l’Ep Your Wonderful Time, tradotto anche in versione TikTok. Che disegno state seguendo? O è sperimentate senza che porvi limiti?

C: «Pensa che “Cringe Inferno” nasce molto prima di “Blu”».

P: «Plot Twist».

C: «Semplicemente la nostra storia discografica è abbastanza varia perché varia anche la vita che abbiamo vissuto. Diciamo che “Blu” è nata e uscita in un particolare momento, post 2021, mentre “Cringe Inferno” per quanto distanti possono sembrare in realtà l’abbiamo scritta prima, ma non eravamo mai riusciti a inserirla perché era un brano un po’ difficile, un po’ provocatorio, non abbiamo mai trovato il modo manco per inserirlo in scaletta. Poi una volta che eravamo a X-Factor abbiamo detto, beh scusa siamo in televisione e ci guardano tutti, quale momento migliore per tentare una strada che non eravamo mai riusciti a tentare. Ci piace complicarci l’esistenza».

P: «Scusate mi sa che abbiamo perso Domenico».

D: «Ero caduto, cioè era caduta la linea. Cosa mi sono perso?».

C: «Cosa è successo in noi tra “Blu” e “Cringe Inferno”, che problema abbiamo avuto».

Da cosa dipende la scelta delle vostre reference? Vi spostate dai CCCP ai suoni Asmr.

P: «Non ci poniamo limiti di genere».

D: «Ma sai cosa? Il legame secondo me è la canzone».

P: «Sì e non è che debba essere la tua canzone preferita».

M: «In generale, un qualcosa di messo lì in una forma scritta a parole, che ha un anima e quell’anima viene in qualche modo con noi dentro una cosa ancora diversa».

A proposito di “Cringe Inferno”, vi considerante gli ambassador dell'essere cringe. Spiegate questo concetto a un nonno.

D: «È interessante perché io in generale per spiegarlo avrei tirato fuori il nonno. Tipo il nonno che balla la trap».

P: «Però come fai a spiegarlo al nonno».

C: «Anche perché se sta ballando, è difficile».

D: «Al nonno gli dovresti dire che è come il bisnonno che balla il foxtrot».

Ditemi una cosa che non mi faccia ridere.

D: «Allora è una situazione di imbarazzo che provi soprattutto nel vedere una situazione esterna a te dove qualcuno si mette un po’ in ridicolo. E a sua volta è una situazione, il “cringe”, in cui quelle persone siamo noi».

P: «Non vuol dire tanto essere imbarazzanti, quanto accettare che c’è una parte di noi che cringia o fa cringiare e quella parte lì in realtà è la risorsa più grande che abbiamo».

D: «Nelle cose che facciamo deve esserci un po’ di cringe, bisogna inseguire questo disagio e trasformarlo. Come diceva David Bowie. Il cantante dei Doors».

P: «Bell'esempio».

«Tropea è nato dopo un ballottaggio di nomi. Eravamo al Bar Picchio, abbiamo fatto un brainstorming e poi, indovina? Era solo quello che suonava meglio»

Penso al modo in cui avete utilizzato TikTok per diffondere il vostro Ep o alla versione TikTok di You Wonderful Time con cui ci si dimentica che siate un progetto pop autoriale. Non capisco se siete avanguardisti o se vi piaccia correre il rischio di sembrare dei boomer.

D: «Intanto, ti assicuro che quando abbiamo iniziato a usare il termine “cringe” nel 2018, la gente non aveva idea di cosa stessimo parlando. Le persone stavano ancora su Snapchat mentre noi eravamo appena arrivati su TikTok. E per capire il cringe dovevi stare lì, anche perché era proprio appena nato, il risultato della trasformazione di Musically. Mi ricordo che c’erano video meme con scenette di giovani personaggi o soggetti veramente weird della rete, che facevano video in voice over imbarazzanti. Quindi a sto giro te lo dico senza modestia, siamo stati avanguardisti».

Quindi per il futuro state progettando nuovi contenuti da lanciare su nuove piattaforme?

C: «Mi fa effetto che ci chiedi questo invece di chiederci se pensiamo a nuovi brani. Forse stiamo sbagliando tutto».

P: «Stiamo pensando di fare un album su BeReal».

D: «Ragazzi voi non avete idea, io mi sono appena ritrovato a essere un microinfluencer su BeReal perché da un giorno all’altro mi sono comparse 200 richieste di amicizie».

C: «La prima cosa che faranno i Tropea infatti sarà riuscire a postare più volte al giorno su BeReal, ce la faremo. C’è anche il progetto di aprire un “Only fan” oggettificando il corpo di Pietro».

D: «E non ti abbiamo ancora detto che siamo sbarcati su Twitter».

Comprensibile che mentre il mondo abbandona la piattaforma voi ci arriviate con un ritardo di dodici anni.

D: «Mentre la gente cerca di trovare altri modi per far finta di essere giovani noi scegliamo l’onestà della vecchiaia».

E invece musicalmente, dove vanno i Tropea?

P: «Musicalmente vanno dove sono sempre andati, seguono la canzone e vedono dove li porta».

D: «Per il futuro sappiamo di avere tantissime possibilità da esplorare. Vogliamo riunire tutto quello che abbiamo fatto, bedroom, lo-fi, psichedelico, con nuove cose più anni ’90 o rave. Fare musica per noi è ancora come una scoperta, ed è bellissimo, anche se so di averti appena detto una cosa da boomer».