Nessuno sa parlare d’amore nel linguaggio della gen Z come gli Psicologi. Questo duo con i suoi testi diretti e le melodie accattivanti ci spiegano che cos’è l’amore, quello dei giovani di oggi che lo stanno sperimentando per la prima volta. Gli Psicologi scrivono canzoni che parlano dritto al cuore, e sanno arrivare con una immediatezza che lascia spiazzati. E osservando un po’ più da vicino le frasi che gli Psicologi inseriscono nelle loro canzoni ci rendiamo conto che questo amore non è solo distanza e solitudine, ma anche tanta bellezza e sentimento, e quella fame, la voglia tremenda di vivere e sperimentare l’amore con la A maiuscola – quello da film o da romanzo rosa. E allora per capirlo questo sentimento così misterioso e potente lasciamoci ispirare dalle canzoni degli Psicologi, i cantanti dell’amore 2.0, e dalle loro canzoni più belle.
"Sui muri"
Gli Psicologi in "Sui muri" dichiarano tutto il loro amore per la Capitale: infatti è proprio la città di Roma ad essere protagonista della canzone. «Il cielo, l’amore, l’estate, i sorrisi» e persino le scritte sui muri: sono queste le cose più belle della città eterna secondo la band. E nel mezzo, affrontano anche tematiche importanti, cantando: «Due uomini si baciano sopra di un prato ed è così normale, pensa che bello vivere senza più odiare», recita il brano: parole che ancora una volta riescono ad arrivare dritte al punto, con la semplicità che è il marchio di fabbrica del gruppo.
"Tristi e soli"
In questa canzone gli Psicologi parlano di una relazione tossica, di quell’amore che quando finisce ci lascia svuotati, inermi, tristi e soli come il titolo del brano. «Ci siamo fatti male e poi ognuno per i fatti suoi, e ci siamo detti le cose peggiori, ci siamo amati e siamo rimasti soli»: il testo quasi urla il suo messaggio, che qui appare lampante. E cioè che a volte l’amore non basta, che nonostante il forte legame che lega due persone spesso queste sono destinate a ignorarsi come due estranei. Prima l’amore lascia il posto alla rabbia, poi alla delusione e infine all’indifferenza, finché non rimaniamo soli – soli senza l’altro, anche in mezzo a una folla di persone.
"Sto bene"
Un’altra canzone in cui gli Psicologi trattano temi delicati, come quello della dipendenza (da sostanze o affettiva che sia), del farsi male anche quando non si vuole, della difficoltà di essere capiti da un mondo sempre pronto a giudicare – ma mai a comprendere. E parla quindi di «casa tua mi sembra un po' una gabbia di matti, delle amiche snob che se la sono un po’ presa, di quando prima di dormire facevi canne enormi, e così via. Com'è bello restare vicini, quant'è brutto vederci lontano. Sorridiamo come dei bambini, non mi chiami e mi sento strano», recita la canzone: la relazione è piena di falle, ma sembra funzionare per via del forte legame che c’è tra i due.
"Spensieratezza"
Di spensierato in questa canzone degli Psicologi c’è poco e niente: come al solito, con il loro tono canzonatorio, i due ragazzi affrontano argomenti scottanti. Quali? Per esempio il soffrire di ansia, disturbo che affligge sempre più una generazione di ragazzi alle prese con aspettative irraggiungibili e un mondo che non gli fornisce gli strumenti giusti per farcela – «L'ansia ritorna sempre dove si è trovata bene». E in questo mare di difficoltà e passi falsi, l’unica cosa che si desidera è di trovare quella serenità che avevamo da bambini. «Vorrei ritornare in terza e parlare dei problemi con spensieratezza», la stessa che molto spesso manca a una generazione che vive di paure e tormenti esistenziali.
"Vorrei"
In "Vorrei" gli Psicologi ci offrono l’ennesima fotografia della loro generazione, tra amori tormentati, cene al fast food, droghe, disagi e complessi sullo scenario di un mondo difficile e spaventoso. Ma in tutto questo caos, anche mentre stiamo affondando, non possiamo rinunciare all’unica forza che ci tiene in piedi: l’amore. «Il posto più bello del mondo l'ho visto ed erano i tuoi occhi col riflesso del sole»: questo il testo della canzone che accende in noi ancora una speranza, un barlume di luce. Perché se tutto “fa schifo” e niente ha senso, almeno possiamo confidare nell’amore – quello vero appunto – che ci fa dimenticare di tutto il resto (anche solo per pochi attimi).











