Amanda Campana ha i capelli scomposti come un certo modo di vivere la vita. Anche per questo, corrisponde all’immagine che di lei ci si fa dopo aver conosciuto Sofia, il personaggio che interpreta in Summertime di cui è in uscita la stagione finale, solo su Netflix, dal 4 maggio. Classe 1997, cresciuta in Brianza, è arrivata alla recitazione nel 2018 vincendo una borsa di studio per il Centro Nazionale di Cinematografia YD’Actors – Yvonne D’Abbraccio Studio, proprio dopo quell’esitazione quasi obbligatoria che segue la fine del liceo, come accade nella serie di cui il suo è il ruolo più complesso, personalità incandescente e occhi insondabili. Nel tempo in cui Sofia è stata lontana, Amanda ha recitato nel film Bastardi a mano armata di Gabriele Albanesi e, sempre nel 2021, nell’horror Il mostro della cripta sotto la direzione di Daniele Misischia e la produzione dei Manetti Bros. Vegetariana, appassionata di pole dance che considera una terapia e dichiaratamente femminista, «l’unica definizione che scelgo», parla della leggerezza della serie come di una sospensione necessaria che ritrova nel proprio carattere: «Non ho piani, prendo ciò che arriva. Mi sto solo cercando».
Torna Summertime e torna Sofia, felice di rivederla?
«Si chiude un cerchio. Oltre a una crescita dei personaggi ce n’è stata una nostra, come persone. Sofia per me è come una sorella minore che vive un anno dopo quello che ho già vissuto io. Mi rivedo nello spaesamento dei primi amori e delle prime delusioni. Non me la sono sentita di allontanarla da me, l’ho sempre tenuta molto stretta. Mi ci specchio nel modo che ha di vivere le proprie relazioni, anche la vita».
E come la vive, e la vivi?
«Spontaneamente, ma non troppo. Sofia è ponderata, si accorge di cose che gli altri personaggi non notano come se fosse lo sguardo dello spettatore. Non a caso ama la fotografia. Vive osservando. Credo sia un’ottima qualità che nasconde anche una grande insicurezza, come lo è per me che quando faccio le cose penso di non essere mai in grado di farle».
Non ti sei sempre piaciuta.
«No, è un percorso. Si è capito? Ho tratti del carattere che sono fiera di avere, ma è complesso. Ogni tanto è ancora molto difficile sopportarmi, dico che una vita con me stessa non so se ce la faccio».
In Summertime interpreti una ragazza che è aderente solo a sé stessa. Tu ti ci senti, dico libera, o anche questa è una cosa che si impara con fatica?
«Sono stata fortunata, i miei genitori mi hanno lasciato libera di capire chi volessi diventare. Anche se come tutti i genitori avrebbero sperato in un percorso più stabile. Mio padre lavora in banca, quando sono uscita dalle medie voleva provassi a frequentare lo Scientifico. E infatti ho scelto l’artistico. Invece mia mamma è un’artista, era serenissima, vai, scegli tu, sbaglia tu».
Cortocircuito Amanda-Sofia, chi eri prima di lei?
«Una ragazza che da bambina diceva “da grande voglio fare la dog sitter”».
Ma poi per un periodo hai fatto la make-up artist.
«Dopo il liceo ho avuto il momento di perdizione, soprattutto perché non ho mai avuto piani. Anche l’attrice io l’ho fatta per caso. Avevo conosciuto una ragazza che frequentava una scuola professionale di make-up. Perché no? Ci ho provato. E mi sono anche divertita. Ho studiato per un anno, ho lavorato per un altro anno e lentamente sono finita davanti alla camera fino a quando sono stata contattata dall’agenzia che mi ha scoperto».
Senza pianificazione, funziona anche nelle relazioni? Cos’è l’amore a 25 anni?
«L’arrivo della consapevolezza. Inizi a capire che una storia d’amore è sempre fatta di compromessi e che funziona quando trovarli non ti pesa, ma forse questa razionalità ce l’ho adesso solo perché è da un po’ che sono single».
Sono anche gli anni in cui ci si sente persi nel mondo.
«C’è sempre quella sensazione di non essere comodi in un punto e di doversi spostare. Io questo posto lo sto cercando, con la pole dance che è come andare in terapia e la mia psicologa, mi sto ancora muovendo».
Parli di luoghi da cercare, che aspirazioni hai sullo schermo e fuori?
«Non lo so, magari domani vado a fare tutt’altro, l’astronauta, ma aspiro sempre a fare quello che mi fa stare bene d’istinto. Ci sono progetti che stanno entrando, sarò nei prossimi due Diabolik dei Manetti Bros. con un piccolo cameo. Poi vorrei partire con la mia migliore amica per un’Italia on the road in auto, anche con il mio cane, senza pensieri che ci raggiungano. Però il sogno più grande è quello di interpretare un’eroina dei fumetti come Black Widow, dopo posso anche morire».
Hai debuttato in una serie mainstream che forse altri attori avrebbero guardato con snobismo. Tu ti sei solo lanciata?
«Non so come sia successo, io non ho una grandissima autostima e adesso la mia faccia è in oltre 190 Paesi. Ogni tanto mi do una pacca sulla spalla, chissene frega del mainstream».
Elogio alla leggerezza. L’estate che ricordi con più affetto?
«Quella leggerissima dopo il terzo anno di liceo. E poi, sto in tema con la serie, quella dopo la maturità. Chill. Sono partita per Formentera con la mia amica e la mia famiglia, birrette al tramonto, a letto presto».
Con Sofia presti il volto, la voce e tutto il resto a un personaggio che ruota costantemente intorno al tema dell’identità. Sai cos’è?
«Una cosa da cercare, mai fissa o inquadrata. Come un viaggio, l’estate da rincorrere».














