"Non mi conosci", "la purezza", "illuminè", "schiocco rosso", "squilibrì" e "voluminè" sono solo alcune delle espressioni che sono entrate nel mio vocabolario dopo aver conosciuto Francesca Amara. Con Francesca ci siamo conosciute durante un evento ma la prima volta che l'ho vista è stato, ovviamente, su TikTok. Me lo ricordo ancora quel video in cui ho visto "La Lupa": lei di fronte alla telecamera, come se stessa parlando ad un'amica, raccontava le sue avventure, i suoi disagi e i suoi momenti "squilibrì" post trasferimento da Napoli a Venezia. Successivamente, un po' perchè l'algoritmo di TikTok è imbattibile quando capisce che cosa ti può piacere, un po' perchè mi sembrava di sentire una mia amica parlare, ho continuato a seguire Francesca costantemente. L'incredibile empatia che riesce a trasmettere nei suoi contenuti, mixata al suo modo di parlare con estrema nonchalance ed ironia di cose che succedono quotidianamente nella vita di una ragazza (anche spesso imbarazzanti), hanno contribuito a far crescere il seguito social di Francesca facendola arrivare ad essere quella che è oggi e che lei definirebbe "una donna potente, anzi, potentissima". Qualche settimana fa ci siamo incontrate a Milano, dove Francesca spesso viene da Napoli per lavoro. In quest'occasione, ho potuto chiacchierare insieme a lei su diversi aspetti della sua vita: che cos'è per lei l'amore, momenti difficili che ha vissuto in passato e come li ha superati, cosa significa per lei "diventare grandi" e che progetti ha per il futuro.

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Ph Alice Bergamaschi

Se ti chiedessi di descriverti brevemente per spiegare a qualcuno chi sei e cosa fai, cosa mi diresti?

«Mi chiamo Francesca e sono nata a Napoli sotto il segno dell’aquario. Sono studentessa di Giurisprudenza con "lavori in corso", se così possiamo definirli. Attualmente ho la fortuna di fare quello che più mi piace. Per esempio, posso comunicare con un tone of voice ‘"unico" sui social che mi permette di essere me stesse ed esprimermi liberamente rispettando quella che sono. Spesso dai miei followers vengo chiamata "lupa", da altri vengo definita "content creator" e altri ancora mi danno addirittura della "icon". Questa cosa mi diverte molto. Semplicemente, penso di fare quello che ora come ora, per quella che è la mia vita e la mia età, mi rende felice. Con i miei contenuti ogni tanto faccio ridere la mia community mentre invece, altre volte, spero di riuscire ad influenzare tutte le donne che mi seguono (e che definisco come "donne potenti") a fare ciò che vogliono della loro vita, inseguendo i propri sogni e le proprie ambizioni».

Che rapporto hai con TikTok e Instagram?

«Credo di essere in una relazione stabile sia con TikTok che con Instagram anche se entrambi abbiamo bisogno dei nostri spazi. Nei periodi più "zen" cerco di depurarmi dai social utilizzandoli meno. Ho sempre avuto molta consapevolezza del mio tempo trascorso nelle varie piattaforme social e riesco a non essere addicted. Le utilizzo fondamentale per me, per avere la mia finestra sul mondo».

Com'è cambiato il tuo modo di vedere il futuro da quando eri adolescente a oggi?

«Da adolescente ero una ribelle. Oggi in realtà non è cambiato niente. Sono ancora così. Se confronto la me adolescente con la me di oggi, credo che il mio modo di fare un po' sfacciato ma, allo stesso tempo, grintoso, non se ne sia mai andato. Piuttosto, ho imparato a modificarlo e a contenerlo in determinate situazioni, anche per una certa maturità acquisita nel tempo. Il mood della me sedicenne era "io voglio realizzare tutti i miei sogni e poi chi vivrà vedrà". Anche adesso penso spesso a questa frase sebbene le ansie e le incertezze per il futuro siano aumentate. A Napoli però si dice "Cchiù nera ra mezanotte nun pò venì", ovvero "Più nera della mezzanotte non può capitare”, che è un detto che rappresenta un modo di farsi coraggio di fronte alle difficoltà della vita sottolinenando il fatto che, per quanto possa sembrare buia la notte, l’alba è sempre dietro l’angolo e tornerà la luce».

C’è stato un momento nella tua vita in cui hai sentito di essere diventata davvero adulta?

«Beh, credo quando una ragazzina sui 15 anni mi ha chiamato "signora" al supermercato. Scherzi a parte, in realtà non mi sono sentita adulta in quell'occasiona ma, semplicemente, mi sono solamente sentita una "donna di potere" al supermercato. Credo di essermi sentita davvero adulta a 20 anni, quando sono andata a convivere. Non credo che il "diventare adulti" corrisponda per forza ad un'età specifica ma, più che altro, ad un momento di vita. Per esempio, anche quando ho pagato per la mia prima volta una bolletta per l’elettricità di casa mi sono sentita adulta e, in generale, per il raggiungimento della mia indipendenza completa a livello economico».

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Ph Alice Bergamaschi

Hai mai avuto momenti in cui gli altri non credevano in te? Come li hai affrontati?

«Questo per me è un tasto dolente. Da sempre, ho avuto dei sogni troppo grandi e ambiziosi per essere raccontati e, quando lo facevo, dall'altra parte non trovavo il sostegno di cui avevo bisogno. Mi è successo sia nelle amicizie che nei rapporti con il partner. "Ma tu sei una pazza" mi rispondevano le persone quando provavo a condividere con loro i miei sogni. Nessuno di loro credeva in me e, con il tempo, ho smesso di sperare di essere capita. Ricordo quei momenti con molta tristezza e rabbia. Successivamente, ho deciso di intraprendere un meraviglioso percorso terapeutico e ho capito che devo essere io la prima fan di Francesca Amara. Devo amare me stessa e devo credere in me senza elemosinare supporto. L’unica persona che ha creduto da sempre in me e mi ha sostenuto è stata mia madre. Anche quando tuto sembrava impossibile. Lei è sempre con me e per me lei conta tantissimo».

Cosa consiglieresti a qualcuno che si sente insicuro o preso di mira per inseguire i propri sogni?

«Fregatevene! La lupa ha portato in trend una frase molto vera e cruda, ovvero "stai zitt*". Usate questa frase quando serve. Il futuro è nostro, la vita è nostra. Non lasciate che siano gli altri a decidere per voi. Ci sarà sempre una "Giuditta X" che dirà che non te lo meriti, che non sei abbastanza e che non sei così bravo a fare qualcosa. Noi faremo "4 di maggio" per Giuditta, salutandola e andando avanti per la nostra strada. Non perdete il focus. Voi sapete chi volete essere e chi volete diventare. Nel Buddhismo, questa riflessione mi ha cambiato il mindset:"Una brocca si riempie goccia a goccia". Ogni cambiamento, ogni traguardo e ogni piccolo successo non si raggiungono dall'oggi al domani. Quindi continuate a riempire la vostra brocca e non guardate mai indietro.

Qual è l’aspetto più bello e quello più difficile dell’essere una giovane creativa nell’era digitale?

L’aspetto più bello credo siano sicuramente le relazioni che si instaurano con i colleghi.
Confrontandosi con diversi creator si hanno davvero tantissimi stimoli e diverse visioni su svariati ambiti. Penso che queste conoscenze mi abbiano portata a sviluppare anche un'estrema apertura mentale. Il lato invece negativo è che nell’era digitale siamo diventati tutti un po' meno gentili dietro uno schermo. A volte sono preoccupata per l’odio che si crea nei social network. Sono fiduciosa però in un cambiamento grazie a persone che, come me, "urlano" dalla loro cameretta discorsi sull’empowerment femminile e sui diritti umani.

Progetti per il futuro? Puoi spoilerare qualcosa?

Dico solo Febbraio 2025. Shh…