Si trovava nella sua tenuta a Mar-a-Lago, convinto che il responso sarebbe arrivato alla fine di aprile. Preoccupato ma fiducioso, tra una partita di golf e la programmazione del secondo round della sua scalata alla Bianca, Donald Trump è stato raggiunto dalla notizia che non avrebbe mai voluto ricevere. Il tycoon è stato incriminato dalla procura di Manhattan per il pagamento di 130.000 dollari per il silenzio della pornostar Stormy Daniels sulla loro relazione. Secondo la Cnn, che cita due fonti a conoscenza del caso, Trump dovrà affrontare oltre 30 capi di accusa di frode aziendale. Si tratta di un momento cruciale per la storia americana: in due secoli e mezzo di vita della nazione, nessun presidente o ex presidente aveva mai subito l’umiliazione di un procedimento penale a suo carico.

Oggi tutto il mondo ha gli occhi puntati su Mar-a-lago, New York e sulle testate americane per seguire in diretta la vicenda Trump. Il 45esimo inquilino della Casa Bianca è stato incriminato per il cosiddetto «caso pornostar». Siamo nel 2006 quando Trump incontra la star del porno Stormy Daniels. Il magnate immobiliare, da poco marito di Melania e papà del figlio Barron, e Stormy, all'anagrafe Stephanie Clifford, iniziano una relazione clandestina che dura qualche mese. Dieci anni dopo, in piena campagna elettorale di Trump, la donna cerca di vendere la storia della loro relazione ai media e ai tabloid. L'ex legale e fixer di Trump, Michael Cohen (e oggi suo principale accusatore), propone a Stormy 130.000 dollari in cambio del suo silenzio: assegno che la donna accetta firmando un accordo.

Trump non nega di aver pagato Daniels, ma sostiene che Cohen lo avesse rassicurato sulla legalità di un esborso per un tentativo di estorsione nei suoi confronti. Il Grand Jury non gli crede e dà il via libera alla Procura di Manhattan, che incrimina formalmente Trump. L’esito del processo con l’accusa guidata dal procuratore distrettuale di Manhattan, il democratico Alvin Bragg, primo uomo afroamericano eletto procuratore distrettuale della contea di New York, è incerto e ricco di insidie.

Secondo il New York Times, Trump per evitare l'umiliazione dell'arresto potrebbe consegnarsi spontaneamente alle autorità di Manhattan martedì prossimo per la formalizzazione delle accuse a suo carico sottoponendosi alle procedure del caso, dalle impronte digitali alle foto segnaletiche. Il giudice dovrebbe decidere subito dopo la sua liberazione senza cauzione: per il tipo di presunti reati commessi e per la sua storia, l'ex Potus non presenta caratteri di pericolosità sociale.

Il magnate e i suoi sostenitori sono convinti che il processo penale a suo carico sia una «caccia alle streghe» e un pretesto per metterlo fuori dai giochi per le elezioni 2024 da cui, ci tengono a specificare, non ha intenzione di fare nessun passo indietro. Il figlio Eric su twitter parla di «attacco politico», idem lo speaker della camera Kevin McCarthy. Per l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, l'incriminazione di Donald Trump è «un oltraggio». Inaspettatamente anche l'arcinemico dell'ex presidente, il governatore della Florida Ron DeSantis, il rivale più forte di Trump come candidato repubblicano del 2024, ha voluto sottolineare su twitter che la «Florida non risponderà alla richiesta di estradizione».
«Una nazione fondata sulla legge deve ritenere penalmente responsabili anche i ricchi e potenti… altrimenti non sarebbe una democrazia», ha detto invece il deputato democratico Adam Schiff, che ha guidato l’accusa ai tempi del primo impeachment contro Trump.

La polizia della Grande Mela è ufficialmente in allerta per possibili manifestazioni e proteste pro e contro l'incriminazione di Trump. Il processo, considerati i tempi della giustizia, si terrà tra un anno e fino a quel giorno la domanda che riempirà giornali e talk televisivi in uno scontro politico epico sarà sempre la stessa: una persona incriminata può diventare presidente degli Stati Uniti?