Sarà che veniamo da tre anni con nessun argomento a parte il monopolio del virus, sarà che il pettegolezzo è il porto sicuro della conversazione, sarà che veramente - veramente - tutti non abbiamo niente da fare e i lavori sono troppo comodi con un’enormità di tempo libero ma ormai si legge di tutto.

«Ce li hanno tolti, all’improvviso»

E tutto in questi ultimi dieci giorni è stato: chissà perché Chiara e Federico non si postano su Instagram.
Eravamo abituati ad allegre riprese a quattro, mamma papà e le due splendide creature, in un trionfo di ricchezza bellezza e jet set di provincia. Ci piaceva tanto, anche io non me li perdevo, i Ferragni, nelle storie.
Ce li hanno tolti, all’improvviso, dopo Sanremo e i fattacci successi sul palcoscenico.

Le ipotesi sulla perdita sono più d’una. Tutte accreditabili vere.

1) Una crisi reale, perché Federico a Sanremo con il suo bacio in primo piano con Rosa Chemical ha vinto a rubabandiera: l’attenzione se l’è presa lui. Quindi sarebbe una litigata potente generatrice di separazione con questo capo di addebito: appropriazione di fascio troppo grosso di luce riflessa da Chiara. Qualcosa del genere.

2) Una crisi finta. Leggeri nervosismi in famiglia ma tutto superabile. Nel nome dell’investimento si fa tutto: quei due sono la S.p.A. meglio funzionante d’Italia. Generatori di profitti in ogni occasione, due re Mida impareggiabili, replicanti di quel miracolo economico di appagamento per osservazione passiva del consumatore che all’occasione compra. Riesce a loro e alle Kardashian. Figurati se lo buttano alle ortiche.

«Bisogna risvegliare gli account sonnolenti e come si fa?»

3) Piano editoriale. Sappiamo tutti dell’ammosciamento dei rating. Instagram non si sente tanto bene, TikTok lo sta accoppando, e i follower praticanti (quelli che guardano le storie) ultimamente languono. Quindi bisogna risvegliare gli account sonnolenti e come si fa? Come si faceva a Beautiful: su Brooke e Ridge deve addensarsi tempesta. Degli amori felici da un certo punto in poi non frega niente a nessuno, cariano i denti, quindi s’inscena una tragedia a beneficio di trama. Copertura stampa a tappeto senza motivo, solo la bomba nucleare di Putin l’anno scorso aveva incassato uguale successo. Se Chiara e Federico non si parlano le comari del paese (io) fanno festa. Finalmente qualcosa di cui sparlare. E figurati i follower come arrivano, a banchi come le alici. Il rating così si solleva. I gioielli si vendono, la macchinetta Nespresso pure, le prime puntate del nuovo podcast di Federico fanno un bel botto.

«Abbocchiamo pure senza l’esca»

Vedete. Abbocchiamo pure senza l’esca.
Ma non era qui che vi volevo portare, manca un altro pezzo di strada.

Credo sia finita l’era delle fake news, finita nel senso che hanno portato a termine la loro missione - ormai di qualsiasi cosa in forma di articolo la prima domanda è: ma non sarà una cazzata? Indipendentemente dal giornale che la pubblica, è un riflesso condizionato, ormai come il martello sul ginocchio.

«Nel 2005, il New York Times ha scelto il neologismo truthiness come una di quelle parole che catturano lo spirito del tempo. La veridicità (truthiness) rispecchia la crisi della verità: con essa s’intende la verità percepita come priva di oggettività, di solidità dei fatti». (Infocrazia: Le nostre vite manipolate dalla rete di Han Byung-chul).

«È l’era delle vacuous news, ve ne sarete accorti»

È già passato remoto, la truthiness. È cominciata un’altra stagione.
È l’era delle vacuous news, ve ne sarete accorti.
Non c’entra manco più l’erosione della verità. C’entrano alcune cose che vanno chiamate con il loro nome. Stronzate.
Mi deve interessare di Ferragni e Fedez, e mi interessa.

Mi deve interessare se una manica di fessi cambia i libri di Roald Dahl. Linguaggio inclusivo. Sarà senz’altro un linguaggio inclusivo a cambiare il mondo, me lo sento. Aggiusterà pure l’Antartide.
Mi deve interessare Miriam Leone che all’intervista dice che era bullizzata per le sopracciglia a scuola.
Mi deve interessare che succede su Twitter a JK Rowling e quanti insulti prende.
Sì, tempora e mores adesso si studiano sui social, il contemporaneo si vede qui, si interpreta così. Per concludere con avvilita enfasi, diremo che l’inutile ha vinto.
E certo, anche l’inutile serve all’habitat. Solo che, come dire.