Si dovrà parlare di molte cose, quando la finiremo di darci dei transfobici su twitter e di pensare che il problema sia J.K. Rowling. Ci siamo fissati con le parole e ci stiamo dimenticando le cose.
Stanno aumentando, un mese alla volta, le rischieste di minori che vogliono cambiare sesso. I numeri cominciano a non essere più quella cifra-che-inizia-con-zero-virgola-zero-zero che autorizzava a non regolamentare, non preoccuparsi, lasciare eventualmente a un giudice.
Passo indietro, e andiamo alle fonti. Se un adulto decide per la transizione, esiste una legge, la n. 164/1982 (poi modificata e aggiustata da vari interventi). Gli adulti sono appunto adulti, adatti a decisioni irreversibili e impegnative.
Invece chi pensa ai ragazzini? Nessuno.
I bambini gender non conforming sono tanti e sempre di più. A Londra, Portman Clinic, l’incremento di richieste da parte degli under 18 è salito del 400% negli ultimi anni (i dati sono emersi durante il Congresso Internazionale organizzato dall’Onig).
Nel Regno Unito per un aumento delle richieste hanno deciso di far passare tutti per il tribunale. Alla clinica pubblica di Tavistock, dov’era consentito il cambio di genere e di sesso a minorenni che ne facevano richiesta, anche senza il consenso dei genitori, ma solo dei medici, è stata imposta la chiusura. «La struttura non rappresenta una soluzione sicura a lungo termine», sintesi tombale dei motivi.
Restano pochissimi gli ordinamenti che consentono una transizione chirurgica prima dei diciotto anni, ma è diventato molto frequente il riconoscimento del diritto del minore alla somministrazione in età puberale dei farmaci bloccanti.
E poi che succede? Quando si cresce?
I casi dicono che nella maggioranza dei casi la disforia scompaia nel passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza, tranne che per una parte - dal 12% al 27% dei ragazzi. Tutte le risposte arrivano quindi nel periodo compreso tra i 10 e 13 anni di età. Il più delicato.
La legge del 1982 non considerava i minori, ed era una scelta dettata da logiche pratiche, finiva lì. Poi tempi hanno iniziato a fare quello che solo sanno fare: sono cambiati. I casi dei minori che chiedono di avviare percorsi di transizione aumentano e la legge, da sola, non regge più.
E così, dove la legge difetta, deve arrivare il giudice. Cominciano a vedersi sentenze che tirano fuori i principi dalla roccia. Uno dei primi provvedimenti, del 2019, è stato a favore di un quindicenne: «Il sesso è un dato complesso della personalità, determinato da un insieme di fattori, dei quali dev’essere agevolato o ricercato l’equilibrio», così i magistrati hanno autorizzato l’intervento per la rimozione dell’utero.
Come si legge questa sentenza: i giudici hanno ammesso la possibilità del trattamento perché era emersa una seria disforia.
Quindi, stando all’elaborazione giurisprudenziale, esistono fattori che da soli possono autorizzare una transizione prima dei diciotto anni.
Ora consideriamo un bambino di 10 anni. Come si fa a sapere se è abbastanza consapevole, come si tira a indovinare che non sia in quel 75% che poi, dopo l’adolescenza, cambia idea? La decisione per lui la prenderà il consulente tecnico del giudice? Cos’è più utile, aspettare la pubertà oppure fare in fretta, perché la pubertà può essere un altro trauma? E se il consulente tecnico del giudice, il CTU, dice di no? Chi si prenderebbe la responsabilità di un rifiuto e del rischio che un bambino possa farsi del male? Un bambino a cui i giudici diranno no perché il CTU, ovvero il medico nominato dal collegio giudicante, ha rilevato immaturità, o esitazioni, o cedimenti psichici, che cosa farà dopo una sentenza contraria?
E un genitore, può opporsi?
La medicina? Cosa dice la medicina per un bambino di dieci anni? I farmaci bloccanti che effetti hanno sui minorenni?
E la legge? Se questi casi come si sta vedendo saranno destinati ad aumentare e a non essere più un’eccezione minima e contemplata (ergo gestibile) per i magistrati, che farà la legge? Resterà muta? È possibile una legge che ha come presupposto il “come mi sento” soggetto a variazioni di un bambino di 10 anni e come conseguenza la procedura sanitaria (volontaria) più seria che esista?
La vedete questa infilata di domande?
Quest’articoletto s’è preso solo il compito di metterle in fila.
Per arrivare all’ultima.
Che aspettiamo, che sia troppo tardi?











