Quelli che sicuro vince la Meloni.

Quelli che non è detto che vinca la Meloni, si azionerà il freno a mano mentale, come dice Bersani: «Questo Paese ha dei meccanismi di autotutela che spero scatteranno quando arriverà il giorno della riflessione su un salto così violento verso destra».

Quelli che speriamo che sia come dice Bersani.

Quelli che ancora Conte, oltre il 10%, è incredibile.

Quelli che Conte ha governato in modo eccellente durante l’emergenza.

Quelli che il PD sono anni che sbaglia sempre tutto, gli chiedi: «Tutto che?» e non sanno rispondere.

Quelli che a destra tanto non trovano l’accordo e durano cinque minuti.

Quelli che si stanno davvero ponendo la questione se Meloni-prima-femmina-presidente coinvolga aspetti interessanti di femminismo.

Quelli che di politica non parlano perché sono tutti uguali non cambierà mai niente.

Quelli che non votano da dieci anni.

Quelli che non votano da vent’anni.

Quelli che voterebbero solo a certe condizioni di dignità dei candidati, loro al gioco del meno peggio non ci stanno.

Quelli che il meno peggio lo votano da quando facevano il liceo, secoli di meno peggio.

Quelli che alla fine ogni scelta della vita non si riduce forse a questo: il meno peggio?

Quelli che è inutile, infinita vanità del tutto, e vanno a leggere un libro.

Quelli che ancora cercano di convincere il prossimo a votare con intelligenza.

Quelli che si sorprendono che il populismo funzioni ancora.

Quello che se alla gente dai i soldi, le brioche, la pace fiscale, gli prometti poche tasse, perchè non ti dovrebbe volere bene? Come fa a non funzionare?

Quelli che «facciamoli provare» ogni volta che arriva uno nuovo.

Quelli che andrebbero avanti a governi tecnici.

Quelli che la democrazia vuol dire che sceglie il popolo.

Quelli che il popolo non sa votare.

Quelli che in Italia non sappiamo votare.

Quelli che il suffragio universale chissà se è valido ancora.

Quelli che vorrebbero l'École nationale d’administration, il corso di studi dei politici come in Francia, così sarebbe la fine degli incompetenti e degli improvvisati.

Quelli che Macron l’ha praticamente tolta di mezzo per non far sembrare che in politica ci finisca solo la noblesse, quindi stanno punto e a capo pure loro.

Quelli che ci rimane solo Mattarella.

Quelli che la sanno lunga, compreso il complotto che cova e il governo di destra che verrà con Salvini fuori.

Quelli che Draghi era il meglio che ci potesse capitare e guarda che fine gli abbiamo fatto fare.

Quelli che sono contro i burocrati, cioè Draghi.

Quelli che Draghi è antipatico perchè parla poco.

Quelli che non avevano niente contro Draghi ma poi gli è venuto in odio per i te deum che gli facevano tutti.

Quelli che Draghi è stato inefficace perché le bollette sono alte lo stesso e c’è inflazione ai massimi.

Quelli che il prossimo presidente almeno lo scegliamo noi, coi voti nostri.

Quelli che non si sentono rappresentati da nessuno.

Quelli che sceglieranno tra Calenda e Pd.

Quelli che Calenda dentro il Pd non lo votavano manco per sogno perché si sentono di destra e ora così lo votano.

Quelli che Renzi.

Quelli che Letta è proprio un bravo segretario.

Quelli che il problema è il leaderismo carismatico, e non riusciremo mai a guarire dalla malattia.

Quelli che ogni tanto pensano a Berselli, e come ci aveva capiti bene, noi dell’italietta, e pittati: «Mentre si specchiavano nell’immagine di Giulio Andreotti, gli italiani sentivano così una nota in sintonia con un proprio duplice sentimento: il congenito disprezzo per i partiti e insieme l’attrazione irresistibile per il potere. Perché lo scaltro Andreotti, il "gobbo", la volpe, rappresentava un esorcismo vivente contro le ideologie, nel suo pragmatismo lento ed estenuante, per la propensione a frazionare i massimi sistemi e ridurli a questioncine da affrontare, o da accantonare, una alla volta», da E. Berselli. Cabaret Italia: Italiani e post-italiani, Mondadori.