Ilary e Totti e il grande divorzio all’italiana. Il Pupone s’imbarca in un’intervista al di sopra delle sue possibilità di tener testa, Ilary, più furba di una beccaccia, sta muta. Non replica, lascia che s’affossi da solo.

Mossa giusta, sbagliata, inutile? Ammaestrata? D’impulso?

Sui divorzi abbiamo visto troppi film americani. Qui c’è una lista di grandi equivoci.

Mi hai tradito! Dammi i soldi! Addebito!

Il matrimonio non è un contratto, intanto te lo fanno firmare. Anche nel giorno più bello della tua vita ti mettono un foglio sotto la penna e da quel momento hai tutta la felicità del mondo ma è regolamentata: vivrai in casa con qualcuno per sempre e le garanzie che pretende il coinquilino fisso sono rigorose e sanzionate.

L’affitto in una coppia si paga a fedeltà, art. 143 c.c.. E se la spinta morale a comportarti decentemente non la senti da solo, l’art. 151 ti facilita l’impegno: chi sgarra rischia l’addebito.

Addebito è un concetto brillante che ha sostituito quello più terra terra di colpa (1975): in una separazione vuol dire che c’era un patto per un futuro felice siglato davanti a un ufficiale dello stato civile e un contraente lo ha guastato, perciò l’altro firmatario – quello pulito - ha diritto a una rivincita in denaro. Il colpevole invece perde pure i diritti successori.

Manco le corna, però, sono più quelle di una volta (cioè assegni postdatati matrimoniali).

Secondo la Cassazione più recente (sent. 22704/21), la presenza di un addebito della separazione per infedeltà coniugale non comporta la determinazione in automatico del pagamento dell’assegno di mantenimento a favore dell’altro coniuge.

Sempre di più: soffrire non serve a niente.

Gli levo pure le mutande! Lo spenno!

Non gli levi niente. Negli Anni ‘90, gli anni dei Vanzina, era proprio così: sulla signora divorziata piovevano i soldi. La funzione dell’assegno di mantenimento era quella di colmare le disparità di reddito. Oggi no.

Tutto era cominciato due anni fa, in Cassazione. Decisione n. 11504 del 10 maggio 2017. Fu un maggio storico, per i divorzi. Addio al vecchio tenore di vita per le ex mogli. Il parametro dei pagamenti mensili non era più “ti meriti di fare la stessa vita di prima, quand’eri sposata”, ma quello severissimo dell’autosufficienza.

Insomma i magistrati avevano cominciato ad avvisare: il divorzio non è un bancomat. Chi lascia non è più costretto a contribuire troppo alla vita di chi è lasciato. Di sicuro non come prima.

C’è un altro THE END: l’amore finisce e si va tutti a lavorare.

Me ne vado e mi porto i figli, non glieli faccio vedere!

Penalmente rilevante. Non si può.

Ho trovato le chat! Vincerò il processo!

Mica sempre. Scriversi è ancora monogamia. Hai anche le foto inequivocabili di congressi carnali? Dieci incontri clandestini? No? Allora platonico non vale. «L’addebito non può certo derivare dalla mera infatuazione per un altro soggetto», Cassazione I sez. civ., 12.04.13, sent. n. 8929.

Ma ha cominciato lei a tradirmi dieci anni fa!

Hai perso l’occasione, spiacente. Era un asso ma è scaduto. Si chiama tolleranza dell’infedeltà. Chi resta con le corna non ottiene (quasi mai) niente.

Ordinanza n. 16691/2020, Cassazione (respinto il ricorso della ex moglie che si era vista negare la richiesta di addebito della separazione al marito, avendo per anni tollerato l'infedeltà del verme).

Prendo l’avvocato matrimonialista più caro e ti rovino!

Gli avvocati bravissimi in diritto di famiglia non esistono. In rare eccezioni cambiano i processi. E’ uno di quei rami del mare del diritto in cui il giudice studia le carte, i conti, e decide. Vi guarda in faccia e decide. Controlla sommariamente le prove che dicono se lei non ha rinunciato a tutto per mandare avanti la baracca di lui e decide. L'eccellente avvocato delle separazioni è come dire campione al flipper.