Ma che ci è successo. Tempo cinque anni e siamo diventati un grande ambulatorio, una riunione degli avviliti anonimi.
Giro su Instagram e trovo solo dispiaceri e collezioni di sventure, consigli dello psicologo con i disegni e i fumetti. Seguono: i cinque segnali di allarme che dicono che sei in una relazione tossica, che sei tossico tu, che andrà male, malissimo, che it’s ok not to be ok.
Indizi di malessere al lavoro, prove di narcisismo del partner, tracce di manipolazione, gaslighting, spie di mobbing familiare, ma non hai l’ansia? Come no? Ora ti viene il burnout, sicuro. Lascia il lavoro. È troppo stress, guarda, hai già le bolle, chiamate l’ambulanza.
E basta.
S’è creata una tendenza generale e maniacale di supertutela della psiche coi massimi mezzi, una tendenza a vedere il mondo fatto di fili spinati e tu che devi metterti a letto per riprenderti pure se ti risponde male il barista la mattina se capisce male come vuoi lo schiumato.
Ma da dove viene l’idea che ci dobbiamo guardare i lividi tutto il giorno? Ma siamo sicuri che questo accudimento di noi stessi come le fragole nelle serre ci stia facendo bene?
Passare le giornate a chiedersi “come sto?” è mai stato di qualche utilità per qualcuno?
Se poi cominciamo a vedere sintomi di narcisismo e pericolosità pure in una ordinaria relazione con gente un po’ stronza, allora è finita. Esiste, la gente un poco stronza, libera scelta in libero mercato sentimentale, se te li sei scelti e ti piacciono e ce la fai a tenere testa saranno fatti tuoi. In ogni caso - poco ma sicuro - non muori.
«L’iperdrammatizzazione delle emozioni più insignificanti», scrive Philip Roth che non faremo una gran riuscita, se ci siamo messi appresso a questo. Da «io, io, io» degli Anni ‘90 a «Io mi sento male, male, malissimo» di questo millennio.
Le due parole nuove più belle del vocabolario sono “è normale”. È il “ti amo” degli Anni '20. È normale. Come suona bene.
Infanzia infelice con genitori un poco scarrupati? È normale.
Lavoro noioso, ci paghi il mutuo, odi il capufficio, ti stanchi? È normale.
Non ti chiama, poi ti richiama, ti ricatta ad usum, ti vuole vedere solo il mercoledì sera dalle 22 alle 23.30, preferibilmente vai tu da lui? È normale. Meglio se te ne cerchi un altro, ma è normale.
Un po’ di malumore, un po’ di rabbia, un po’ di autostima bassa, un po’ di discussione cattiva, un po’ di veleno e tutto il male di vivere in certe domeniche pomeriggio è normale.
La psiche è soggetta a scossoni potenti. Di mestiere, da quando nasci, che vita è un posto dove devi avere paura di tutto, curarti tutto, metterti il termometro nei pensieri ogni cinque minuti?
A sentirci deboli sempre stiamo esagerando. Lo dicono anche qui, era un articolo post pandemico sul New York Times:
«Ho scoperto che molti pazienti trovano conforto nell'apprendere che la maggior parte delle persone traumatizzate non sviluppano psicopatologia. La capacità di far fronte alle avversità è l'essenza della resilienza, ma non significa che non ci sia disagio psicologico. Al contrario, ansia e tristezza sono reazioni comuni, ma queste risposte sono in genere gestibili e temporanee. Ecco perché molte persone che subiscono stress o traumi intensi continuano a vivere una vita sana e produttiva. Non tutto lo stress è dannoso per il cervello».
Provano sempre a dividere il mondo in due, spiriti resistenti e anime fragili. Ma chi avete capito che sono, questi caratteri d’acciaio? I forti sono solo i deboli che si sono stancati.












